Cold case letterari: il caso (Majorana) Sciascia

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Leonardo Sciascia nacque nel 1921 a Racalmuto, morì nel 1989 a Palermo, fu un pensatore e scrittore tra i più lucidi e limpidi del Novecento. Tutt’ora possiamo trovare le sue opere negli scaffali delle librerie più aggiornate; ma la semplice esposizione non rende completo omaggio alla sua eredità. Considerato per lo più come scrittore siciliano, fu invece totalmente italiano, per la complessità eclettica dei suoi scritti e per ciò che si incaricò di indagare: uno scrittore mondiale.

Per uscire da questa concezione insulare, nessun libro sembra più opportuno de La scomparsa di Majorana. Un volumetto breve e scorrevole ma dal penso specifico del piombo. In nemmeno cento pagine vengono condensate miriadi di articoli, atti, ricordi, chiacchiere e monografie, unite tra loro dal costante ordito della cultura di Sciascia, un filo letterario e filosofico che accompagna le dispute giudiziarie, i pettegolezzi e gli aneddoti, le teorie fisiche e le beghe nazionali.

Attraverso Shakespeare e Pirandello ci immergiamo nell’allusività del secolo, prima ancora che il secolo potesse accorgersi di cosa stesse diventando. È questo che traspare dalla curiosità per un caso tanto ambiguo e tanto misterioso da rasentare il mito. La scomparsa del giovane genio, il ripudio della scienza, la giovinezza, la predestinazione, tutto è presentito e sussurrato più che affermato. E nell’annosa, irrisolvibile domanda – morte o esilio, volente o nolente – attraverso la penna di Sciascia arriviamo a considerare questo dramma umano come un dramma secolare, che possa profetizzare, attraverso tutta l’intelligenza dell’attore e del narratore, quello che ancora non è stato pienamente espresso nella nostra epoca – o che forse è ormai così lecito e logico da essere scontato, avendo dimenticato la propria origine e con essa la possibilità di un atto di libertà assoluta.

Il lettore contemporaneo può beneficiare di una sorta di virtuale appendice giornalistica: la riapertura del caso Majorana nel 2011; la teoria, accettata comunemente prima ancora che giuridicamente accertata, che lo scomparso fosse fuggito in Venezuela, e lì si trovasse negli anni cinquanta sotto il cognome Bini e un accento romano.

Ma l’ultima teoria di Sciascia, che non presentiamo, non perde di validità, tanto più che rimane sussurrata e allusa, percepita nell’assenza delle stesse domande più che nella presenza delle risposte.

Perché questo libretto non si incarica di scoprire la verità. Il suo disegno vuole svelare le trame che hanno portato al delinearsi di una possibilità – cioè al fatto stesso che un singolo evento potesse aggrapparsi a una singola scelta per definire la propria esistenza o inesistenza.

Così, nell’ambiguità del possibile e dell’impossibile, non importa sapere se il gatto è vivo o è morto, se Majorana sparì o morì, dove o come decise di sparire o morire, ma essere consapevoli che il gatto è vivo e morto, e che da qualche parte del mondo un Majorana, in un convento o in Sudamerica, possa continuare a ricordarci che la vita si aggrappa alternativamente ai casi e alle volontà. Non con quello che dice, ma con quello che non ha detto.

A cura di Giovanni Peparello

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