Non di sole elezioni vive la democrazia. Carofiglio e le parole precise.

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Come ogni anno Bookcity Milano vuol dire anche Gianrico Carofiglio che sabato 24 ottobre all’ExpoGate non si è però presentato in veste di giallista, ma ha voluto proporci il suo ultimo saggioCon Parole Precise”, un libro che ha l’intento di essere una riflessione politica sull’importanza del corretto utilizzo delle parole per la salute di una democrazia.

In questo sabato pomeriggio di ottobre Carofiglio ha cominciato ironizzando sull’astrusità del linguaggio forense-amministrativo, per poi focalizzarsi sull’autoreferenzialità del lessico utilizzato dai tecnici della norma: ghiotti di latinismi e incapaci (o forse solo disinteressati?) a farsi capire da chiunque sia estraneo al mondo del Diritto.

L’ex pm barese ha individuato quelli che crede i tre motivi della ingiustificata complessità della lingua giuridica: pigrizia del gergo, narcisismo ed esercizio di potere. Citando Pascal (“Mi scuso per la lunghezza della mia lettera, ma non ho avuto il tempo di scriverne una più breve”) Carofiglio ci ricorda quanto scrivere bene costi fatica: “parlare oscuramente lo sa fare ognuno, ma chiaro pochissimi”.

Il pubblico è stato poi messo in guardia da coloro che non solo non sanno esprimersi in modo comprensibile, ma neppure ne hanno alcuna intenzione: persone  che utilizzano in modo deliberato espressioni distanti dal linguaggio comune per esibire vera o presunta superiorità. Per ultimo il tema della complessità del linguaggio come esercizio del potere della corporazione che la pratica. L’incomprensibilità delle lingue di settore è particolarmente antidemocratica poiché  nega un diritto fondamentale del cittadino: controllare.

Non limitandosi a bacchettare avvocati e giudici, Carofiglio affronta anche l’intricato mondo della comunicazione politica. L’autore racconta che un recente studio americano ha evidenziato come il 96% delle decisioni e delle opinioni politiche di una persona siano  prese dalla stessa zona del cervello che è attiva quando tifiamo per la nostra squadra del cuore, a  partire da questo dato (l’autore) introduce quello che è lo strumento retorico chiave per una campagna elettorale efficace: la metafora. Una metafora infatti rende comprensibile quello che è incomprensibile, è il modo con cui la nostra intelligenza allarga la conoscenza di un concetto.

Per meglio spiegare quest’idea, Carofiglio mette a confronto due brillanti e vincenti campagne elettorali con tentativi politici che non hanno avuto altrettanta fortuna: Lo “Yes, we can” di Obama  e la “Discesa in campo” di Berlusconi sono esempi sintomatici di quanto una metafora e un utilizzo retorico del linguaggio possano essere decisivi per conquistare i favori dei propri elettori. Il primo slogan fa leva su un utilizzo fortemente inclusivo della prima persona plurale, dove invece il secondo richiama le parole dei telecronisti sportivi al momento dell’entrata dei giocatori sul terreno di gioco.

Scendere in campo” va a rafforzare il nome del partito “Forza Italia” creando un sentimento di appartenenza alla Nazione simile a quello che si prova quando gli Azzurri giocano i Mondiali. Colpendo le corde emotive di un popolo, Berlusconi ha dato inizio ad un ventennio politico su cui lascio al lettore esprimere un giudizio.

Diversamente “Si può fare” utilizzato dal Partito Democratico per le elezioni del 2013 e  “Salita in campo” di Mario Monti sono esempi di pessima comunicazione politica . Se Obama aveva saputo infuocare il mondo intero con la forza di un “Sì” assertivo e di un “Noi” inclusivo, il Pd solo apparentemente ha eseguito una trasposizione di questa celebre formula. Il “Si” impersonale non trasmette la stessa forza di “Yes” e fa perdere tutta la forza evocativa della prima persona plurale. Con la salita in campo si è  invece tentato di ribaltare l’espressione di Berlusconi,  con risultati però catastrofici in quanto non si è attinto al sostrato di cultura popolare della “discesa in campo”; non si è coniata una metafora, ma si è prodotto un gioco enigmistico. Nella seconda parte del libro l’autore infine presenta quelli che ritiene requisiti essenziali per una scrittura asciutta, efficace e comprensibile: Niente parole inutili” “Sintassi lineareUtilizzo di parole concrete” sono solo alcuni dei consigli che Carofiglio dispensa ai suoi lettori-scrittori. Una riflessione che ha molto di giuridico, ma che sa essere un’utile guida anche per chi, fuori dalle aule di un tribunale, si trovi abitualmente a scrivere.

A cura di Carlo Michele Caccamo

 

 

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