I toni seri e conservatori, che scandiscono la 71^ edizione del Festival di Cannes, presentano nuove regole che di certo non hanno impiegato molto a far discutere. Iniziato l’8 maggio, è subito spuntato sulla bocca di tutti per le decisioni prese quest’anno, che hanno decisamente segnato il suo l’andamento. Sin dagli inizi il Festival di Cannes diveniva occasione d’oro per gli artisti per farsi notare, per i produttori, che potevano lanciare sulla scena le loro opere e in generale per avvicinare un po’ tutto il mondo del cinema. Ma dal 2018 sembra che l’atteggiamento assunto dalla direzione faccia presagire una chiusura nei confronti di qualcosa, e questo qualcosa pare essere la modernità.

Prima novità fra tutte, la decisione di allontanarsi dalle piattaforme di streaming quali Netflix e Amazon, che di conseguenza sono state escluse dalla possibilità di partecipare al festival.

Frémaux si difende dalle accuse, spiegando che la ragione per cui le produzioni di tali marchi non possono essere prese in considerazione, è la legge vigente in Francia secondo cui i prodotti devono prima passare le per le sale e poi per altri mezzi. Cavilli legali a parte però, il Festival ha chiaramente deciso di seguire una linea d’azione prettamente conservatrice, in cui volta le spalle ai nuovi protagonisti della scena televisiva e cinematografica di questo periodo. Già solo screditando le serie tv e riconducendole a un puro prodotto industriale ha definito la sua posizione a riguardo.

Il Festival di Cannes è dunque stato da molti criticato di essersi rifugiato nell’alone di un cinema nostalgico e tradizionale, che rigetta l’ondata di novità del nuovo secolo.

Non si può negare che le produzioni, soprattutto del colosso Netflix, oramai siano apprezzate da molti e che ve ne siano anche di un certo spessore. È da aggiungere anche che oramai queste piattaforme e l’uso dello streaming in generale sono diventati parte integrante dell’industria cinematografica, e sarebbe non solo sbagliato ma anche controproducente isolarle o rigettarle.

Le nuove direttive che giostrano l’edizione del Festival però non si fermano, e nonostante a primo impatto possa far ridere, sono arrivate anche a vietare l’uso del selfie sul red carpet. Verrebbe da pensare che tale richiesta sia stata messa in atto al fine di agevolare lo scorrere degli artisti sulla passerella, ma c’è anche un’innegabile ragione per cui le foto col telefonino siano state vietate per questioni di decoro. Un’ulteriore prova del tentativo di schermare tutto ciò che i social e la tecnologia stanno apportando alla società al giorno d’oggi.

Si aggiunge inoltre un tentativo di integrare la tematica della violenza contro le donne con l’hashtag #nerienlaisserpasser. Dei volantini in cui si incitano le signore e signorine vittime di abusi a denunciarlo, e un invito a mantenere un comportamento corretto, sono stati infilati in tutte le sacche regalate agli ospiti. Inoltre grande partecipazione di attrici donne all’interno della giuria presieduta da Cate Blanchett ha voluto ribadire la posizione solidale della Francia riguardo la tematica.

Insomma tutto pone il Festival di quest’anno sotto una luce di conservatorismo stridente e non necessario. Quello che potrebbe essere il problema principale di questo modo di pensare, è che si stia cercando di rifuggire da quella che è la modernità. È davvero contestabile il comportamento secondo cui si rinneghino aspetti che probabilmente prenderanno il sopravvento nel giro di 10 anni. Sarebbe ingenuo infine far finta che questi nuovi protagonisti della scena non esistano.

A cura di Emma Giametta

 

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