Calcutta @ Arci Ohibò

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20 dicembre 2015, a Milano si aspettava il Bambin Calcutta. Dopo giorni – anche se si potrebbe tranquillamente parlare di settimane – di dibattiti da social network «Ma chi è Calcutta? Da dove esce, dove va e perché piace?», «Ma non poteva star al Paese suo, almeno speriamo che paghi le tasse», il cantautore di Latina è arrivato in città. All’Ohibò mancavano bue e asinello, ma il clima da dolce stalla c’era. Del resto, il sold out era annunciato e la preregistrazione necessaria per entrare: a questa serata ci si voleva essere.

Che lo si attendesse a braccia aperte e o al varco con un fucile a canne mozze, non si può negare che il live sia stato un successo. Mainstream, uscito per Bomba Dischi il 30 novembre, ha creato attorno a sé un cortocircuito d’interesse che ha confuso i più e portato molti, moltissimi all’Ohibò domenica sera. Sul palco Calcutta e i ragazzi della banda sono come li si immagina mentre si ascolta il disco, simpatici musicanti di Brema che prendono a calci sui denti le costruite pose di certo indie nostrano. Perché se è vero che Calcutta nei suoi testi si lamenta, come tanti, lo fa con uno spirito scanzonato e liberatorio, come pochi, che fa cantare i suoi brani a squarciagola a tutto il pubblico. Limonata in apertura, Gaetano e Milano a braccetto in scaletta per assonanza e Frosinone e Cosa mi manchi a fare che danno il colpo di grazia definitivo alla nostra dignità di spettatori: cantate con il cuore, polmoni e tonsille in mano, facendo a gara a chi riuscisse a esprimere più (pseudo) disagio e con la voglia di non prendersi troppo sul serio. Umore a parte per Del Verde che ci fa tornare composti e ondeggianti come tante boe a mare aperto. Nel mezzo, alcuni brani vecchi da Forse… del 2012, perché «non si può fare un live di soli 27 minuti», conosciuti comunque da alcuni dei presenti che non hanno perso l’occasione di farsi sentire: Amarena, Pomezia, I dinosauri e Abre Magique in chiusura.

Al termine del live, ecco alcune domande da porsi e alcune risposte a cui era fondamentale trovare una soluzione.

L’ultimo dei Mohicani è un film del 1992 di Michael Mann, ambientato nel 1757.

A giudicare dai testi, a Calcutta piacciono i remi. Perché?

Cosa succede d’estate a Sabaudia? A sentirla nominare sono tutti impazziti. Milanesi, dite addio a Santa, Alassio e Albenga e spostatevi più a sud.

Cosa ne sarà di tutto questo mega hype attorno a Calcutta? Bo. Nel mentre, fatelo suonare, cantate, rilassatevi e se non vi piace è tutto ok. Io a Carnevale mi vestirò da Sandra, ovviamente.

 

A cura di Francesca Bonfanti

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