Bugo @ Druso Bergamo

1965

Bugo è tornato alla grande. Lo scorso maggio, per Carosello Records, esce il singolo Cosa ne pensi Sergio, a ottobre è tempo per il secondo, Vado ma non so, che precede di poco l’EP Arrivano i nostri e l’inizio del tour, il 6 novembre.

Già un mese di concerti, Bugo è carico e determinato, la band affiatata e complice. Ma il vero miracolo è che niente è automatico, ogni concerto è diverso dall’altro e non è merito dei cambi di scaletta. L’elemento di variazione nasce sul momento, è spontaneo, empatico. Appena Bugo mette piede sul palco del Druso, si trova davanti un pubblico un po’ rigido, che ha bisogno di essere messo a proprio agio. Il pezzo di apertura Arrivano i nostri sembra perfetto. Lui ci guarda in faccia, vuole svegliarci e allo stesso tempo rassicurarci: “I nostri sono quelli che non vogliono essere presi dal potere, dai meccanismi della società”, sono esseri liberi, sono nostri amici e lui dall’alto del palco li vede arrivare e canta: “Li riconosco, eccoli là!” Siamo salvi? Forse. Non ci sono risposte, ma messaggi di speranza.

bugo-druso-live-report-1Davanti a una scenografia volutamente minimale, studiata nei dettagli, fatta di luci e lettere cubitali che compongono il suo nome, Bugo brilla nel suo gilet a righe blu e oro che vagamente mi ricorda il faraone Tutankhamon. Ѐ lucido, concentrato, ma irrequieto. Si avvicina e si allontana dal pubblico, spettina quelli delle prime file, oltrepassa la linea del palco – quella della rappresentazione – inciampa, litiga con un cappotto che si trova tra i piedi e poi decide di indossarlo. Il concerto è fatto di imprevedibilità, lo si capisce subito, ma sopratutto di certezze, ovvero la musica, le canzoni. In scaletta ci sono pezzi che ripercorrono tutta la sua storia, da Io mi rompo i coglioni, Casalingo e Ggeell, veri e propri inni alla quotidianità, a canzoni d’amore intimiste come Che diritti ho su di te, I miei occhi vedono e la nuova, bellissima, Nei tuoi sogni. Il live è un crescendo, il pubblico si scioglie definitivamente sulle note di Love boat che fa ballare e cantare tutti.  Non c’è modo migliore per celebrare gli alti e bassi di una vita, nella metafora della nave, che “porta con sé le delusioni che non riusciamo a dimenticare”. Anche perché il testo è cambiato per l’occasione:  la nave quella sera non viaggiava nel mare, ma sul Serio, il fiume che attraversa la provincia di Bergamo, e il coro non voleva fermarsi più.

Uno spazio solo piano-voce è riservato a Comunque io voglio te e Spermatozoi, due pezzi che vedono l’amore in modi diversi, ma che invece di escludersi, coesistono nella stessa persona. Il dialogo con il pubblico è continuo: si muove dallo spazio delle canzoni al botta e risposta tra una e l’altra.

Il concerto decolla e gli applausi si fanno sempre più corposi. Bugo se ne accorge e approva: “la musica va goduta”. Gli occhi sono sempre su di lui: ora suona la chitarra rannicchiato, stortandosi in un equilibrio labile, poi scatta e la solleva come fosse una spada. Segue una lunga improvvisazione dedicata alla presentazione della band, composta dal cantautore Pietro Paletti al basso, Daniela Mornati alle tastiere e Michele Marelli alla batteria. Per l’occasione il volume si abbassa e Bugo richiama la sala al silenzio con un semplice “ssssh”, il pubblico ne rimane contagiato e per diversi secondi tutto tace, si sentono solo i baristi e qualcuno che apre o chiude la porta del bagno in fondo; poi uno alla volta esplodono gli assoli dei singoli strumenti, seguiti dai meritati applausi.

Non è ancora il momento di salutarci, Bugo esce e ritorna sul palco da solo con la chitarra acustica, seduto – a modo suo – sullo sgabello,  ed esegue due perle: Il sangue mi fa vento e Piede sulla merda. Questa nuova veste, ridotta all’osso, è in realtà quella con cui nasce la maggior parte delle sue canzoni. La band rientra per gli ultimi pezzi, anzi pezzacci: Vado ma non so, Cosa ne pensi Sergio e Nel giro giusto sparati uno dietro l’altro. C’è crisi è il grande abbraccio finale che chiude il concerto in un clima leggero e liberatorio. Il messaggio che concatena queste ultime canzoni viene da sé: andiamo avanti nonostante tutto, non facciamoci prendere, ma restiamo uniti. E anche se la crisi si legge persino sui nostri volti, almeno per questa volta “semplicemente, fa niente”.

Ultima data della prima parte del tour, stasera a Pesaro presso Stazione Gauss, ore 22:00 (opening act Paletti).

A cura di Daniela Villa

Foto di Fabio Rezzola

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