BRECHT CON ALTRI OCCHI: BAAL

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A cura di Francesca Bonfanti

Se siete attenti passeggeri della metropolitana milanese vi sarà capitato di leggere di tanto in tanto, ma neanche così di rado, scritte come “Baal è culo”, “Baal Messalina”, “Baal sfigato” e via discorrendo. Non siamo qui per risolvere il mistero circa l’identità dello scrupoloso e metodico autore di queste frasi, ma pensandoci gli si potrebbe suggerire di recarsi al Teatro Franco Parenti per vedere il suo odiato Baal messo in scena da Giuseppe Isgrò e dai suoi attori.

In occasione della rassegna “Brecht con altri occhi”, Baal, prima opera del drammaturgo tedesco, è anche quella che fa da apri strada agli altri cinque spettacoli che si susseguiranno fino alla conclusione del mese. Ma chi è Baal, prima ancora di essere un personaggio brechtiano? In origine divinità fenicia, simbolo di idolatria verso falsi dei poi, demone per i cristiani alla fine; in tali vesti approda ai giorni nostri nei tunnel della metropolitana, la versione esotica di Lucifero. Il Baal di Brecht e di Isgrò è in tutti i sensi diabolico: poeta cinico, violento, arrogante, egoista, carnale e corporeo fino al disturbante, ma quasi così parodia di se stesso che è impossibile non sorridere a certe sue uscite (“Credi in Dio?” “No, ho sempre creduto solo in me stesso, ma si può sempre diventare atei”), trascina nel suo vortice di disordine e nichilismo quasi chiunque si trovi sulla sua strada: Emilia, la giovane e innocente Giovanna e il suo miglior amico ed amante Ekart. L’opera brechtiana procede per scene e situazioni diverse, cambiando di volta in volta un gran numero di personaggi e nel seguirla la regia di Isgrò si rivela molto efficace. Bene il testo, con un pastiche tra italiano, inglese, francese, tedesco e dialetti che dalle prime batture sembra dare inizio a una filastrocca, con il nome di Baal che viene urlato, invocato e maledetto costantemente. Ed empie filastrocche sembrano essere anche le poesie del protagonista, che vediamo spesso con la sua chitarrina in mano, forzato a esibirsi e comporre da editori, impresari, critici e gestori di locande. A tratti vittima di quell’ “industria creativa” che vorrebbe trarre da lui fino all’ultimo vantaggio –e se gli scambi di battute con Sofia sull’amore sono atemporali, questi sono invece quelli più contemporanei e a noi vicini-, cinico carnefice in ogni relazione che instaura. Le donne sono corpi, per questo è meglio coglierle nella loro primavera; l’amicizia è tradibile, se il desiderio per una donna è troppo forte; l’omicidio è l’inevitabile conseguenza di un’esistenza caotica e rabbiosa.

Bravi gli interpreti Enrico Ballardini, Dario Muratore, Margherita Ortolani e Francesca Frigoli, quest’ultima in particolare con i passaggi da Giovanna a Sofia al Dottor Piller, macchiettistico critico letterario. Bene l’irriverenza della resa, ma mai gratuita o ridondante, sempre attestata su una certa giocosità di fondo che però lascia spazio anche alla riflessione. Benissimo poi la scelta della musica dal vivo, con uno strumentista, Elia Moretti, presenza silenziosa sul palcoscenico in continuo movimento tra batteria, tastiera e xilofono.

Baal sarà in scena fino a martedì 15, altamente consigliato.

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