BOOMBOX MUSICALIVE: PRESENTAZIONE

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A cura di Manuela Clemente

Con il declino delle industrie discografiche a partire dagli anni ’80, la diffUsione della pirateria e l’emergere di un nuovo approccio alla musica, sembrava che gli artisti e le relative case di produzione avessero trovato nella musica live un’ancora di salvezza per limitare gli effetti disastrosi del calo delle vendite dei dischi. Poi è arrivata la crisi economica. Ma questa è un’altra storia.
Il “concerto”, oltre a rappresentare il futuro dei musicisti e degli operatori della musica in generale, ha guadagnato oggi una posizione non secondaria nella scacchiera della promozione territoriale, del dialogo interculturale e della diffusione di opere di valore intellettuale e creativo.
Le difficoltà però sono innumerevoli e arrivano da ogni fronte: scarsi finanziamenti da parte degli enti locali, risorse ridotte all’osso e non in grado di fronteggiare la qualità delle proposte musicali, aumento dei costi di gestione per gli spazi adibiti ai concerti, cachet degli artisti, tasse, IVA e non per ultimo il fantasma della SIAE. Senza contare che per i locali nel centro città subentrano una serie di vincoli connessi ai problemi acustico-ambientali, che sembrano esser stati messi lì apposta per infilare l’ennesimo bastone tra le ruote ad una macchina di per sè già pericolante. Ai gestori dei live club, insomma, tocca subire non solo mortificazioni economiche, ma anche logistiche e soprattutto burocratiche.

Vox pertanto apre un’inchiesta che sa un po’ d’amaro: l’Italia è ancora un paese per la musica? Stavolta lo domandiamo non ai musicisti, ma ai gestori dei locali e delle serate che hanno ancora la passione eroica ed il coraggio di dedicarsi alla musica live, soprattutto quella indipendente.

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