Yakamoto Kotzuga @ Sacrestia

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A cura di Giuseppe Giovine

Martedì sera. Detto schiettamente tra noi: cosa c’è di più triste di un insignificante martedì sera di ottobre inoltrato? Mettici anche che la vita universitaria ti costringe a dedicare tutto il tuo tempo alla preparazione di quella cosa diabolica che possono rivelarsi le prove parziali e il quadro è completo.

Fosse solo che questo martedì sera la dea bendata ha deciso, benevola come solo lei ogni tanto sa essere, di fornirmi una fonte di svago e di distrazione. I ragazzi di Deer Waves hanno deciso di portare Yakamoto Kotzuga a suonare alla Farmacia Alcolica. E per di più gratis. Esiste occasione migliore per lasciare i libri a patire la solitudine sulla scrivania?

Decido allora di incamminarmi, decisamente in anticipo, con l’intento di godere della freschezza con la quale il clima milanese ha deciso di deliziarci nell’ultimo periodo, ed arrivo con le mie cuffiette nelle orecchie di fronte al locale. C’è un po’ di gente, divisa in tanti gruppetti per lo più. E in uno di essi intravedo un ragazzo. Sembra tranquillo e rilassato, mentre ride e scherza con alcuni di amici. La stessa tranquillità che pochi minuti più tardi avrebbe dimostrato sul palco, dietro laptop e campionatore.

La musica, quella che davvero conta in serate di questo genere, è di quelle magnetiche. Yakamoto Kotzuga, un ragazzo veneziano, appena ventenne, è riuscito con i suoi suoni intimi e avvolgenti, rilassanti, ma al tempo stesso caricati di energia dalle improvvise esplosioni dei suoi pezzi, a coinvolgere e tenere incollato al palco un pubblico inerme, quasi in trance.

“Feel You”, “Lost Keys & Stolen Kisses”. Tra un pezzo e l’altro, luci distorte sembravano inseguirsi sulla parete, mentre illuminavano una sala condita dalle sonorità elettroniche che sembravano quasi richiamare un bagaglio di musica francese dal quale l’artista avrà certamente preso l’ispirazione.

L’ascolto, quello pieno, e il lasciarsi trasportare da beat nostalgici e delicati sono stati i dogmi di una serata che la Sacrestia e noi di Vox non dimenticheremo così facilmente.

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