BOOMBOX MEETS…WHAT A FUNK?!

769

A cura di Alessandro Melioli

I What A Funk?! sono tre dudi di Reggio Emilia, uniti dall’improvvisazione musicale e dalla band che ne deriva. Sono composti dal bassista Hasma (Gianluca Guldoni), dal batterista Pretorius (Luca Pretorius), e dal chitarrista Bosco (Stefano Bassoli) e suonano insieme da ormai cinque anni con il nome What A Funk?!, sebbene abbiano raggiunto una dimensione completa solo negli ultimi tre anni grazie all’arrivo di Bosco alla chitarra. La loro è una musica fisica, un funk unito al grunge, alla psichedelica e a suoni moderni. Come veri e propri guerrieri, si presentano sul palco dipinti con segni tribali e colori fluo, lanciando con la loro musica esplosiva e coinvolgente una danza propiziatoria senza limiti. Difficilmente si riesce a resistere alla loro perfomance live, nella quale si contraddistinguono per la grande energia che vi impiegano, vivendo la musica che suonano e dando tutto se stessi sul palco. Questa caratteristica, unita alla bravura, li ha portati a suonare in tanti festival internazionali come Rock in Idro, Heineken Jammin Festival, Rock Tv B-Day e in locali e festival italiani. Centinaia sono ormai i live che li hanno visti protagonisti; da menzionare le aperture a band storiche quali Queens of the Stone Age, Pixies, Living Colour, Biffy Clyro, The Fratellis. Negli ultimi tre anni i What A Funk?! hanno girato in lungo e in largo per l’Italia suonando praticamente dappertutto; hanno anche intrapreso due mini tour tra Portogallo, Belgio e Olanda. Il frutto di questa esperienza live è stata poi raffinata in sala prova, dove hanno potuto improvvisare e far evolvere ciò che hanno imparato, ciò che hanno visto e ciò che li hanno ispirati in questi anni di tour. Dopo cinque mesi di ricerca di perfezione sonora e posizionamento compulsivo dei microfoni sulla giusta cassa e con il giusto amplificatore e dopo aver lasciato tutto e tutti per il disco, nascono i 13 brani che andranno a comporre l’album nuovo, finiti da poco di registrare e pronti per essere mixati. Indipendenti dal punto di vista della produzione per avere il controllo totale su ogni cosa, hanno deciso di lanciare una campagna di crowdfunding su Musicraiser fino al 24 marzo per finanziare il mixaggio analogico. Abbiamo avuto il piacere di intervistarli per capire meglio come funziona il mondo del fund raising e per farci raccontare dell’ultimo album.

State lavorando al vostro ultimo album. Innanzitutto come stanno procedendo i lavori e cosa avete svolto fino ad ora? Che disco ci dobbiamo attendere e quali sono le vostre aspettative?
I lavori procedono molto bene. Abbiamo finito le take, quindi la parte grossa se n’é andata. Siamo contentissimi dei suoni che abbiamo tirato fuori e del modo in cui abbiamo lavorato; certo, ci abbiamo messo molto tempo in più rispetto a quello che ci avremmo impiegato andando in uno studio, ma non avremmo ottenuto il suono voluto, al quale ci siamo arrivati grazie a un po’ di sperimentazione e di tempo (e anche un po’ di megalomania). Quando sentirete i suoni di chitarra, basso e batteria capirete cosa intendiamo. Volevamo di più e lo abbiamo ottenuto. Ora manca il mix. Una volta finito il mix, le grafiche e i video che supporteranno i singoli, ci resterà solo da aspettare le risposte delle etichette prima di vedere il disco realmente nelle nostre mani. In quel periodo sembra proprio che andremo a bussare a casa di queste etichette di persona, visto che aspettare le risposte a una mail da casa non ci piace.

Da dove nasce l’idea di ricorrere ad una campagna di crowdfunding? Quali sono i vantaggi e gli svantaggi che state incontrando col fundraising?
Il crowdfunding lo abbiamo scelto perché per noi era l’unico modo per avere i soldi per il noleggio del mixer sul quale Pret, batterista e produttore di questo disco, voleva mixare. Pret è un grande fan dell’SSL, un mixer con il quale hanno mixato i dischi che più ci piacciono: dai Nirvana ai Red Hot Chili Peppers, ai System of a Down fino a Manson, tutti hanno usato quel banco. Per come abbiamo trattato la fase di riprese mixare in analogico è l’unico modo per salire di qualità e non rendere futile il grosso sbattimento e il super lavoro che abbiamo fatto. I vantaggi del crowdfunding sono sicuramente che puoi autofinanziare un progetto senza dover aspettare di averlo finito. Gli svantaggi sono che in Italia con un preordine di un disco sembra che si voglia “elemosinare” alla gente, perciò non ti dicono “ho comprato il tuo disco” ma “ho fatto la donazione”. È una cosa sbagliata, ma è una questione di mentalità. Per il resto nessun contro.

Che ruolo potranno svolgere i vostri fan con questa campagna? Con quali criteri avete scelto le cifre da chiedere ai raisers?
I raisers diventano effettivamente co-produttori assieme a noi. Noi abbiamo dato fondo a tutti i risparmi della band (e oltre) per la prima parte, quella delle take. Loro, comprando il disco e permettendoci così di mixarlo, diventeranno con noi co-produttori esecutivi, quindi appunto chi ci mette i soldi. Se ci pensate, tutti lo siamo comprando il disco delle band che ascoltiamo, ma solo del disco successivo.

Avete alle spalle diversi anni di festival e concerti in giro per l’Italia. Che cosa vi ha lasciato questa esperienza? A vostro avviso gode di buona salute la scena live italiana?
In questi anni in giro abbiamo imparato molto: dallo stare sul palco, a cosa succede su un palco, a come si monta un palco, al bon ton del palco, oltre alle esperienze in viaggio e alla fratellanza che ne deriva. Poi abbiamo visto l’Italia, tutta. Sapevamo che era bella, ma suonare e conoscere chi organizza festival, in posti famosi o in posti sperduti e scomodissimi, è incredibile e ci siamo innamorati di tantissimi posti. Tutto quello che abbiamo imparato ci ha influenzato molto nel modo di suonare e le esperienze sono tutte dentro al disco. Per quanto riguarda lo stato della scena live, possiamo dire che la musica in Italia è completamente morta, è un cadavere in putrefazione, ma come in tutti i cadaveri ci sono delle realtà che prendono vita e danno speranza: piccoli festival, piccoli locali che spaccano, che si sbattono. La gente lì ascolta la musica, non quella della televisione o le cover, ma ascolta i pezzi delle band che vanno lì a suonare. Spesso comprano i dischi e la volta dopo sono il doppio al live. Noi ne abbiamo trovati tanti di posti così, ce ne sono tantissimi soprattutto al sud, anche se da qui in alto non si direbbe. La musica underground in Italia c’è, è in fermento. Se ti impegni a fondo come band, come locale o come appassionato tutto prende vita, anche in mezzo allo schifo come qui da noi.

PER SAPERNE DI PIU’:

http://www.musicraiser.com/it/projects/3321-mix-analogico-del-nuovo-disco-dei-what-a-funk
https://www.facebook.com/whatafunk?fref=ts
http://www.whatafunk.net/
https://www.youtube.com/user/Whatafunktube

Commenti su Facebook