BOOMBOX MEETS…STRUEIA

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A cura di Margherita di Clemente

Il 20 ottobre è uscito, per la 42Records, Morolo, secondo album del cantautore romano (ndr. non so come si chiamano gli abitanti di Morolo)  Strueia. Un album che ci sentiamo di consigliare per i bei testi e per il sound così vario e particolare. Inoltre è stato realizzato con l’aiuto di alcuni amici fidati come Piermaria Chapus dei MiceCars, Marcello Newman dei Jacqueries e Marcello il mio amico Tommaso, Francesco Aprili dei Boxerin Club, Ettore Pistolesi e Filippo Strang dei Flying Vaginas.

Per saperne di più vi consigliamo di leggere fino in fondo questa simpatica ed interessante intervista.

Cominciamo col parlare un po’ di te. Hai cominciato suonando con gli Shout, poi nel 2012 hai intrapreso la carriera da solista con “From the Appartamento to Eternity” e da poco è uscito ”Morolo”. Cos’è successo in questi anni: credi ci sia stata un’evoluzione nel tuo modo di fare musica ed approcciarti ad essa?

Gli Shout sono stati la mia unica esperienza musicale prima del 2012, era una situazione in cui l’approccio compositivo era collettivo, mi limitavo semplicemente a portare alcune idee grezze in sala prove; frammenti di testo o parti di chitarra. Non avevo mai sentito il bisogno di approcciarmi alla musica come “cantautore”…nel senso classico del termine. Terminata l’esperienza con la band ho dovuto reinventarmi e cambiare approccio. Il primo disco “From the appartamento to eternity” era solo una prova, inizialmente non era prevista nemmeno un’uscita “ufficiale”. Nell’ultimo disco invece ho avuto tutto più chiaro in termini di composizione, diciamo che è il disco in cui comincio a trovare la mia strada.

Il tuo album contiene 7 canzoni molto diverse tra loro. La cosa che però mi ha sorpreso è stato il tuo mescolare suoni ‘ingialliti’ della tradizione italiana ad altri molto più moderni, quasi dance. Quali sono state le maggior fonti di ispirazione?

Ascolto molta musica, prevalentemente pop e lo-fi.
Ho sempre adorato i dischi in un cui canzoni molto orecchiabili sono sommerse da rumori o da una qualità del suono molto grezza. Due su tutti: Daniel Johnston e John Frusciante.
Nel periodo in cui ho cominciato a scrivere le canzoni per il disco mi era venuta la fissa per Bobby Solo contemporaneamente a quella per i Gorillaz.

Questa volta sei uscito dalla solitudine della cameretta ed hai lavorato con alcuni amici fidati. Com’è andata? Raccontaci qualcosa sul processo creativo: com’è stato lavorare in squadra?

Prima di prenotare lo studio di registrazione ho lavorato parecchio con i provini in casa. Registravo ogni giorno e mandavo tutto a Piermaria Chapus dei MiceCars che mi ha aiutato molto a focalizzare le idee e mi è stato vicino durante tutte le fasi della realizzazione del disco dandomi ottimi consigli o intervenendo direttamente sugli arrangiamenti. Rispetto al precedente disco sono arrivato in studio con le idee più chiare, complice anche l’aiuto del fonico Filippo Strang con il quale ci siamo divertiti molto a sperimentare sulle registrazioni. Per esempio su Wintertime Blues per simulare le spazzole sul rullante abbiamo registrato il fruscio della scopa che spazza sul pavimento, come facevano le band di musica country. Ho chiesto poi ad alcuni amici musicisti di intervenire con chitarre cori e quant’altro, si era creata una situazione talmente divertente e creativa che avrei voluto incidere un doppio album ma avrei dovuto vendere un rene e rinunciare alla mia dieta a base di schifezze.

Trovo divertente il tuo giocare con il nome dell’album. Dal  “From the Appartamento to Eternity” che strizza l’occhio a ”From here to eternity”, alla copertina di ”Morolo”: la Nebraska di Springsteen. Quest’album per Springsteen rappresenta forse uno dei lavori più intimi, dove vengono in luce le sue paure, dubbi, e sopratutto i ricordi. Un Nebraska però come terra quasi di disillusione. Che rapporto hai con la tua terra, Morolo, per l’appunto ? E perché il richiamo a quest’album?

Avevo in mente una sorta di trilogia di dischi in cui nel primo ero chiuso in casa, nel secondo uscivo di casa e nel terzo esploravo il mondo.
Mi piacciono le citazioni, ne uso in continuazione.
In merito alla copertina di “Morolo” probabilmente la risposta non mi fa onore ma non sono un grande fan del Boss. Da una parte volevo, appunto, dare l’idea di una terra di disillusione… di provincia cronica (per fare un’altra citazione), da una parte invece mi sembrava solo molto divertente l’idea “sacrilega” di accostare un grande disco come Nebraska al mio, che fondamentalmente va a collocarsi più o meno nello stesso scaffale del Monte di Pietà dove ripongono le lenzuola impegnate nel film Ladri di Biciclette. La in mezzo, in alto, da qualche parte, insieme alle altre.
Mi sono concesso un po’ di ironia per descrivere la desolazione interiore che si prova nel vivere in provincia.

Come descriveresti in 3 parole ”Morolo”?

Melanconico
Nero
Elvis Presley

Ti ringrazio e ti auguro il meglio ma, prima di lasciarci, ti andrebbe di consigliarci qualche artista/band da ascoltare in queste fredde giornate?

Se avete un camino accendetelo e ascoltate Chet Baker.
Se non avete un camino accendete i termosifoni e ascoltate Neil Young.
Se non avete ne il camino ne i termosifoni ascoltate M.I.A e ballate forte per scaldarvi.

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