BOOMBOX MEETS…VICTORIA STATION DISORDER

412

A cura di Valentina Aiuto

 

Linoleum ci dà la possibilità di intervistare sempre bei gruppi della scena indipendente italiana. Questa è la volta dei Victoria Station Disorder, che sono saliti sul palco del Rock’n’Roll Milano per il release party del loro nuovo disco.

 

Chi sono i Victoria Station Disorder e come è nato i progetto?

I Victoria Station Disorder sono Tomaso Musicco, Daniele Spinoso, Edoardo Arcuri e Alberto Pernazza Argentesi. I primi tre suonavano in un gruppo già da un po’, facevamo musica rock con impostazione tradizionale. Dopo che ci si è sciolti, si è deciso di voler fare qualcosa di più sperimentale, elettronica, cose che potevano darci più soddisfazione e toglierci un po’ della vecchia patina che avevamo. Così, semplicemente, una sera ci siamo beccati con Albe e abbiamo deciso di cominciare questo progetto assieme.

Ho letto che il vostro nome deriva da un’opera di Pinter, qual è la corrispondenza tra la vostra personalità e la piece?

Edoardo: Abbiamo preso spunto da Victoria Station di Pinter che è una pièce che ha come temi l’incomunicabilità, la solitudine e tutta una serie di concetti e di tematiche che noi abbiamo sviluppato e volevamo esprimere attraverso la nostra musica. Abbiamo inserito poi il “Disorder” per identificare un disturbo della personalità che riprende questi temi.

Alberto: Ci piace come Pinter gioca a pallone quindi abbiamo scelto questo nome. In realtà io sono arrivato dopo e il nome me lo son dovuto far piacere per forza. Poi è bello perché VSD, graficamente, sta bene.

Come è nato il vostro ep? Quali sono le vostre principali fonti di ispirazione?

Alberto: L’ep segue altri dischi che la band aveva fatto prima che io entrassi. Appena arrivato ho trovato in griglia alcuni pezzi già scritti. Il mio compito è stato di amplificare come una cassa di risonanza uno stile artistico della band, che è quello di essere volutamente nichilisti, con testi scarni e aperti a molte chiavi di lettura, nonostante prendano ispirazione dall’incomunicabilità e siano caratterizzati da un pessimismo di fondo. Non è che ci piaccia essere loser o dichiarare la tristezza, ma ci sono aspetti della psiche umana che vengono troppo spesso tralasciati e noi volevamo dargli voce. Secondo noi, queste sensazioni unite a un sound elettronico, un certo tipo di luci e la macchina del fumo, trovano una buona rappresentazione anche nel live, oltre che sul disco. Il mio compito è stato quello di mettere qualche parola in più ai testi già esistenti per creare un accento su un suono che si spera piaccia all’ascoltatore sia in positivo che in negativo.

Qual è la cosa che più tenete il pubblico capisca e faccia sua ascoltando il disco?

Edoardo: I temi trattati in questi testi, in quanto hanno una forma particolare, anche perché non sono cantanti quasi mai ma urlati o recitati con lo stile di Albe. L’oggetto delle canzoni varia da una sfera intima, come in “Uscire di casa” in cui si ha una situazione di disagio e sociopatia, a “Indissolubile” che invece parla di dipendenze, anche se in modo molto labile. Secondo noi è interessante il fatto che abbiamo trattato sia temi intimi che universali.

Alberto: La paura che abbiamo sta nel pensiero che di gruppi ce ne sono tantissimi e la gente tende alla catalogazione. Il nostro progetto, purtroppo o per fortuna, viaggia su binari molto diversi e difficili da omologare, sia per la strumentazione particolare che utilizziamo che per le voci di Tom e Edo che sono quasi degli strumenti, dei mantra. La nostra paura è che il pubblico si fermi al primo ascolto, pensando che siamo dei presi male. Noi, in realtà, siamo dei festaioli che analizzano la dark side. Alla fine è molto più difficile far piangere che far ridere. Io, per esempio, sono molto attratto dalla figura del clown, dell’attore teatrale, che hanno dei lati malinconici.

Quale sarà il miglior album di un gruppo indipendente italiano del 2015?

Tomaso: A me, ad esempio, piace molto Omake.

Alberto: Il web parla chiaro, questo è l’anno dei Verdena.

Daniele: Anche per me è da tener d’occhio Omake.

Commenti su Facebook
SHARE