Boombox meets…Versailles

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A cura di Giorgia Dughetti

Abbiamo intervistato i Versailles in vista del loro live di stasera al Linoleum. Inutile dirvi che non potete perderveli, soprattutto dopo aver letto l’intervista.

Ci raccontate del vostro primo scontro/incontro? Come avete capito di essere fatti musicalmente l’uno per l’altro?

Io (Damiano Simoncini, batteria ndr) suonavo nei Damien*, Manu (Manuele Magnini, chitarra/voce ndr) nei Container 47. Ci siamo sempre piaciuti musicalmente, avevamo tempo libero e volevamo fare una cosa in due, semplice, dritta, punk nella forma e nel contenuto. Volumi a mille, idee chiare, molto alcol, molte ore piccole, pochi fronzoli.

Chi scrive i testi? Nel senso, avete diviso i compiti o lavorate sulle canzoni insieme?

Tendenzialmente li scrive Manu. Ho provato anche io a scrivere alcuni testi, ma a livello di metriche e di modo di concepire il testo/suono/senso siamo diversi, e a Manu riesce meglio cantare i suoi. Per quanto riguarda la musica lavoriamo assieme. Per il nuovo album “Pointers” Manu ha preso più possesso della fase compositiva e sonora (registrazione/mix), mentre io mi sono dedicato più agli arrangiamenti e alla scaletta dei brani.

Chi sono i vostri miti del passato? Chi ascoltate invece adesso?

Domanda ostica. Ascoltiamo molte cose, tra loro molto diverse. Manu viene dai Sonic Youth e dai Velvet Underground, passando per Nirvana, Dinosaur Jr e arrivando a tutto il sound ’80 post punk – dark noise – new wave che ora la fa da padrone. Io condivido con lui le radici ’90 e il passaggio agli ’80, ma per dirti ora ascolto trap e hip hop. E mi piace Cesare Cremonini. Manu ha una passione per Eugenio Finardi. Quindi vedete voi!

Com’è il vostro rapporto con le nuove tecnologie? Del tipo drum machine, loop station, “suoni artificiali” ecc.

Buono nel senso che non ci precludiamo nulla. Abbiamo fatto esperimenti elettronici, e ci vengono anche discretamente bene. Ma per ora cerchiamo di lavorare sul suono di valvole e pelli. Considerando comodità, gusti personali e difficoltà logistiche ci piace così. Ma è probabile che in futuro vireremo su lidi elettronici, magari industrial noise. Chi lo sa.

Qual è il vostro tratto particolare? Pensate di essere “diversi” da chiunque altro nel mercato? / Pensate di essere “difficili” per il mercato italiano?

Che in due facciamo per cinque. E che siamo gli unici in Italia a ripescare un suono post punk/dark noise suonandolo con un piglio che sta a metà tra i Nirvana e i Led Zeppelin. Quindi si, direi che l’Italia non è proprio il massimo per il nostro sound, ma i feedback sono buoni. Quindi staremo a vedere.

Parlateci del tour che sta per iniziare e le vostre ambizioni/progetti futuri.

L’ho realizzato io (Damiano ndr) in collaborazione con Giacomo Manneschi di Cybertree Booking. Prima data a Milano dai ragazzi di Linoleum il 20 novembre, poi si va un pò dappertutto (segnalo il 28 novembre al Velvet di Rimini con i Bachi da Pietra e il 3 dicembre al Bronson di Ravenna con Kim and the Created). Suoneremo il più possibile, ovunque, cercando anche di fare un tour estero in tarda primavera. Ambizioni? Che il disco piaccia, giri e funzioni, che aumentino i concerti e i riscontri. Insomma cercare che la nostra musica non sia solo una passione da difendere coi denti, ma un buon secondo lavoro da spostare al primo posto.

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