BOOMBOX MEETS…UNA

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A cura di Valentina Aiuto

Continua il ciclo di interviste proposto in occasione del Folk Fest. Oggi è la volta di UNA.

Parlaci di te. Da dove nasce il nome UNA? 

La ragione reale è molto semplice, ne ho già parlato fin troppo. Ma se volessi scavare a fondo nelle regioni più profonde, ti direi che nasce dalla voglia di ricominciare, in cui ogni nuova partenza non comincia mai da zero perchè alle spalle si ha sempre una storia, ma da uno. Se poi si è orgogliosamente donna…in quel caso si ricomincia da UNA.

Quando parli del tuo genere finisci per definirlo “New Beat”. Cosa intendi con questo termine? Quali sono le sue caratteristiche?

La canzone #Scopamici o Fuori Sede ne sono gli esemplari forse più lampanti. Amo la letteratura Beat perchè è schietta, diretta, cruda. Mi piace tutto ciò che è di “rottura”. In America negli anni 50′ Allen Ginsberg e J.D. Salinger scrivevano storie di “gioventù bruciata”, una generazione di passaggio che dagli strascichi di una guerra mondiale vivevano un nuovo boom economico, con tutto ciò che ne conseguiva, esplosione di nuove mode, droghe, libertà sessuale, ribellione. Oggi siamo nuovamente difronte ad una generazione di passaggio che fino a quindici anni fa spediva ancora delle lettere d’amore, mentre oggi programma il sesso su internet. Oggi tutto ha breve durata, un disco, una relazione, un lavoro, un sogno. Le mie canzoni hanno una forma leggera ma i contenuti sono pregni di realismo e forse per questo qualcuno ha trovato congeniale la definizione new beat.

Ho letto un post su fb in cui Piero Pelù ti consigliava ai suoi fans condividendo una tua canzone. Come è stato sapere che un artista come Pelù trova che tu sia una cantautrice contemporanea talmente interessante da poter essere consigliata al suo notevole pubblico?

Anche se il Pelù di “El Diablo” è lo stesso Pelù di The Voice mi sono sentita lusingata e onorata.

L’ultima domanda riprende una delle rubriche della nostra webzine. Se dico le parole “festival perfetto” a cosa pensi? Come dovrebbe essere secondo te un festival per essere considerato tale?

Dopo essere stata ospite Italiana per ben due volte dello Sziget Festival di Budapest penso che quello sia un esempio che si avvicina molto all’idea di perfezione. Un festival dovrebbe essere inclusivo e accessibile a tutti, giovanissimi e famiglie con bambini. Un festival con più palchi e generi musicali diversi, poi dovrebbe essere collocato in una struttura adeguata, se estivo possibilmente al verde o vicino al mare dato che siamo in una penisola, essere pulito, vivibile e pensato non soltanto per staccare migliaia di biglietti, ma per far star bene le persone.

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