BOOMBOX MEETS…THE RED ROOSTERS

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A cura di Valentina Aiuto

 

Come ogni venerdì, il Linoleum ci ha dato la possibilità di intervistare le tre band protagoniste della serata. Oggi vi presentiamo l’headliner nonché band rock’n’roll milanese, The Red Roosters.

Quali sono le peculiarità che contraddistinguono i The Red Roosters, i tratti distintivi?

Edo: Dal punto di vista dei live, siamo energici, spontanei e ci divertiamo molto sul palco. Per quel che concerne le canzoni, le composizioni e il lavoro in studio, quello che ci riesce meglio è creare brani con melodie abbastanza pop, molto orecchiabili, con sotto una base che faccia ballare, influenzata dal più puro del rock’n’roll anni 70.

Muddy: Io sono il più vecchio, proprio anagraficamente parlando, e per me iniziare a suonare con i Red Roosters è stata una cosa nuova e insieme un ritorno al passato, a quella musica che mi faceva ascoltare mio padre. La spontaneità di cui parlava prima Edo sta nel rifare quasi didascalicamente quello che avveniva 50 anni fa, riuscendo però a tirar fuori – essendo nati in un’epoca diversa – dei suoni nuovi, differenti da quelli, molto più freschi. Aggiungo che non sopporterei la parola indie per identificarci.

Come è avvenuto l’incontro con Mauro Pagani e come è stato lavorare con lui?

E’ successo tutto dall’oggi al domani. Un nostro carissimo amico conosce Mauro Pagani e lo ha invitato al release party del nostro vecchio singolo, “I was a rooster”, al Rocket. Inaspettatamente è venuto e, alla fine del concerto, ci ha detto di aver sentito cose interessanti. Dopo di che, visto che doveva dirigere il Festival di Sanremo dello scorso anno, non l’abbiamo più sentito. Finito il Festival, ci ha chiamati e ci ha chiesto se eravamo interessati ad andare nel suo studio e registrare un ep. E’ stata un’esperienza fantastica, innanzitutto perché non accade tutti i giorni di essere prodotti da un personaggio importante come Mauro Pagani, poi anche perché il tutto è stato fatto come accadeva negli anni 60, con un produttore che decide di investire su una band. Oggi questo non succede più, che un produttore si prenda anche certi rischi economici. Siamo contentissimi, soprattutto sentendogli dire che anche lui si è divertito a suo modo.

Stasera ci farete sentire il primo singolo dell’ep, “Classic Sunday”. Come è nato?

Jacopo: Il testo di “Classic Sunday” l’ho scritto una domenica pomeriggio. Su Facebook, i miei amici scrivono sempre di quanto odiano la domenica, con tanto di hashtag. Io ascoltavo “Coffee and Tv” di Blur, che poi forse avrei potuto ascoltare “Sunday Sunday”, e ho pensato “Che figata la domenica!”. La mia domenica si svolge non facendo nulla e mentre tutti si lamento proprio perché non fanno niente, io sono contentissimo di stare tranquillo sul divano. Ho messo giù un paio di rime, e basta.

Il 19 uscirà il vosto ep. Ci date qualche anticipazione?

Muddy: Release party il 13 marzo, venerdì 13. Il giorno dopo c’è Noel Gallagher. Anticipazioni… è bello. In totale, i pezzi sono quattro. “Classic Sunday” è il primo singolo estratto ed è uscito giovedì 5. Ci sarà poi un secondo singolo, che è una ballata ed è il pezzo che preferisco, si chiama “Hold My Head”. In realtà, quando stavamo cominciando a registrare, avevamo pronto tutto un album, un lp. Poi è subentrata la figura di Mauro Pagani e, anche per questioni economiche, abbiamo registrato solo quattro brani. Speriamo a breve però di far uscire l’lp perché i pezzi ci sono. E speriamo che Mauro sia contento di produrre anche quello.

Federico: Intanto faremo un piccolo tour all’estero e anche un bel po’ di date in Italia. Andremo a Berlino, per due date, poi Cork e Londra.

Qual è l’album in uscita nel 2015, di un gruppo indipendente italiano, su cui riponete grandi speranze?

Jacopo: Io punto sui Dust.

Muddy: Il rumore della Tregua.

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