BOOMBOX MEETS…SYNE

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A cura di Alessandro Melioli

Vi sono band che osano sperimentare nuovi linguaggi e nuovi suoni, osano sposare una propria linea artistica per provare a distinguersi all’interno del panorama musicale italiano, segnalandosi per la qualità e per la passione. Loro sono i Syne, gruppo emergente milanese formato da cinque ragazzi poco più che ventenni, ma già con idee chiare e un programma ben definito. La loro musica si può etichettare come e-rock, sebbene siano tante le influenze: dall’elettronica, al rock, fino al progressive. I loro testi, intimi e profondi, catturano l’ascoltatore e lo conducono attraverso un’esperienza sensoriale totale. Presenti sulla scena milanese da diversi anni, i cinque ragazzi si preparano a lanciare il loro album di esordio, Croma. In attesa del release party dell’album fissato per Giovedì 21 Maggio all’AlterEgo di Milano, noi di Boombox abbiamo avuto il piacere di fare loro qualche domanda e scoprire qualcosa in più sulla loro storia.

Siete i Syne ora, ma agli inizi eravate i Synesthesia. Il vostro nome indica un’idea, una filosofia, un manifesto. Che cosa vuol dire per voi questo concetto e quali sono le vostre linee guida nel fare arte? Da un punto di vista invece strettamente musicale, quali sono le vostre influenze e la vostra esperienze prima dei Syne?

Per noi il cambio di nome è stato quasi una presa di consapevolezza. Agli inizi consideravamo il concetto della sinestesia come pilastro imprescindibile del nostro fare musica. Il manifesto che teniamo sulla nostra pagina ne è la riprova, anche se ormai ha per noi un valore puramente affettivo. I brani per noi partono sempre da un’idea più o meno vaga che può essere un riff abbozzato, un ostinato, un concetto, un giro d’accordi e quant’altro che vengono ricollegati ad un’immagine specifica, ad un concetto. Da questa ossatura, piano piano, il brano prende forma. Come influenze, crediamo che la nostra forza stia proprio nell’avere background molto diversi. C’è chi ascolta solo i Muse, chi non è ancora uscito dagli anni 80, chi è cresciuto a pane, metallo e musica 8 bit, chi non ha capito che Kurt Cobain è morto e chi passa da Björk a Immanuel Casto.

Parlateci della vostra partecipazione al Pending Lips del 2014. Era la vostra prima esperienza in un contest? Com’è andata e cosa vi ha lasciato in eredità questa avventura?

Il Pending Lips è stata una sorpresa per tutti. Quando abbiamo deciso di partecipare nessuno ci sperava troppo, solo alla finale ci siamo resi conto che forse potevamo dire la nostra.
Partecipare ad un contest non è facile, anzi, l’abbiamo vissuta con non poco stress, ma i lati positivi sono stati maggiori dei negativi e il Pending Lips ci ha fortemente spronato a dare il massimo e migliorare sempre.

A maggio uscirà il vostro album d’esordio, Croma, totalmente autoprodotto. Che sensazioni vi ha dato lavorare al vostro primo album? A che punto siete e quali sono le vostre aspettative?

Croma è stato il frutto di un percorso durato più di 3 anni, senza pressioni esterne e senza il peso di alcuna aspettativa. Grazie al fatto che è tutto autoprodotto, abbiamo potuto sperimentare liberamente e modificare ogni volta che volevamo i nostri brani fino all’inverosimile (per fare un esempio, sul pc avremo avuto un centinaio di versioni di Aerie prima di portare quella definitiva). Croma è un insieme di idee, immagini e concetti che rappresentano la nostra crescita come band; diciamo pure che ha rappresentato le fondamenta per il lavoro che sarà fatto nei prossimi brani: abbiamo molta più consapevolezza dei nostri mezzi e non vediamo l’ora di osare!

È già possibile ascoltare Cercami, primo singolo estratto dall’album. Questa è una canzone profonda, con un testo intimo e un video molto interessante. Come è nata l’idea del video? Quanto è legata al vostro vissuto, alle vostre esperienze questa canzone?

Esatto, Cercami è il brano più intimo che abbiamo inserito in Croma e racchiude alcuni tra i ricordi d’infanzia che ci sono rimasti più impressi.
Inoltre, è forse la canzone che più rappresenta la nostra crescita musicale e la direzione che vorremmo prendere in futuro: atmosfere più intime, scevre da sovrastrutture che iniziano a starci un po’ strette.
Per quanto riguarda il video, abbiamo subito pensato che questa fosse la soluzione più adatta.
Il video completa il lavoro fatto con la musica, mettendoci veramente (e in alcune scene letteralmente) a nudo, senza filtri.

 

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