BOOMBOX MEETS…SECONDCHANCE

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A cura di Valentina Aiuto

I Secondchance, vecchia conoscenza di Boombox, si sono esibiti venerdì al Linoleum, serata alternativa del venerdì milanese che si tiene tra le quattro mura dello scantinato del Rock’n’Roll. Abbiamo colto l’occasione per capire chi sono veramente e quali sono le loro maggiori aspirazioni.

A luglio eravate stati presentati come new artist per Vox. Allora avevamo scritto giusto qualche riga sul progetto, oggi avete la possibilità di dire la vostra. Dateci tre parole che descrivano chi sono i Secondchance e un buon motivo per ascoltarvi.

Passione, barbabietola e meltinpot. L’ultima è una parola che abbiamo trovato in un libro di cucina e vogliamo usare da mesi. E poi, per quanto riguarda il motivo, dovete ascoltarci perché le barbabietole sono buone. Scherzi a parte, in Italia tra i gruppi emergenti non ci sono – almeno tra quelli che conosciamo – gruppi che fanno il nostro genere. Questo ci porta spesso a suonare  in serate con band che sono o molto più “cattive” di noi o assolutamente più indie. Siamo una via di mezzo tra il metal e il commerciale e questo ci rende particolari, magari noiosi, ma particolari.

Da dove viene il nome del gruppo? Qual è questa secondchance che vi state dando?

Prima ci chiamavamo in un altro modo che non diremo. Ad un certo punto abbiamo avuto un paio di motivi per cambiare nome. Il primo è perché una band tedesca con il nostro stesso nome ci ha scritto, minacciando le nostre famiglie e dicendoci che dovevamo cambiarlo in quanto dovevano far uscire un album. Il nome faceva comunque schifo e loro si sono anche sciolti. Non aggiungo altro. Prima facevamo solo cover e abbiamo deciso di cambiare identità, di darci una seconda possibilità, così siamo partiti con questo progetto. Secondchance si scrive tutto unito perché crediamo ci sia una band polacca che si chiama come noi ma con lo spazio tra second e chance. E poi fa più figo.

Ho ascoltato One by One più volte in questi mesi e devo ammettere che la canzone che più mi ha colpita è Silence Calls. Qual è invece per voi la canzone dell’ep che più vi rappresenta? E se doveste pensare ad una canzone scritta da altri?

In generale, la canzone che ci piace di più di “One by One” è Silence Calls, perché è ben costruita e rappresenta anche un ponte tra il nostro ep di esordio e quello che avverrà in futuro. La canzone che più preferiamo degli altri è di sicuro degli Alter Bridge, che sono la nostra principale fonte di ispirazione. Diremmo tutta la discografia, ma capiamo che la risposta non vale. Diciamo Blackbird, perchè è una canzone metal ma anche molto melodica. In quel brano puoi captare tutto il loro repertorio, capisci che sono dei fenomeni a scrivere, a fare qualsiasi cosa, a suonare tutti i generi. Se non si era capito siamo dei fans.

Fonti sicure mi hanno riferito che state già scrivendo dei nuovi pezzi per un prossimo album. Parlateci dei vostri progetti futuri.

Stiamo scrivendo un po’ di pezzi e ci siamo fissati come obiettivo quello di fare un album. Non ci siamo dati delle tempistiche strette, in quanto vogliamo avere prima molti brani così che poi ci sarà possibile selezionare. Non vogliamo arrivare a soli 10 brani, ma avere più scelta e riuscire ad ottenere 10 singoli, e non semplici canzoni riempitive. Stiamo facendo tutto da zero e pensiamo di entrare in studio in autunno. Quello che ci preme è fare le cose in modo serio e magari con una bella etichetta.

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