Boombox meets…Scarda

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Abbiamo intervistato Nico Scardamaglio, in arte Scarda, prima del suo live all’Ostello Bello di Milano il 25 ottobre. Ecco cosa ci siamo detti.

Quando nasce e come nasce il progetto Scarda?

Nasce tutto nel 2012, io avevo 26 anni e avevo delle canzoni nel cassetto, avevo la velleità di “fare l’artista” da anni ma non mi sembrava di scrivere niente di buono. Col tempo ho scritto altri pezzi che ho tenuto nel cassetto, la scoperta della musica cosiddetta “indie” e artisti come Dente e Brunori, mi ha convinto che avrei potuto procedere in questa direzione.

Alcune tue canzoni affrontano temi di attualità, ad esempio “Mario il precario” e “Sarà bellissimo però”, altre sono descrizioni di scene di vita quotidiana. C’è qualcosa di autobiografico nei tuoi testi?

Per quanto riguarda Mario il precario e Sarà bellissimo però, sono nati per lo più dopo aver sentito e letto fatti di cronaca. La prima fa riferimento ad un discorso di Monti in merito alla famosa frase “il posto fisso è noioso” . La seconda è più una riflessione sul motivo che spinge qualcuno a compiere quel gesto, ho cercato di capire cosa spingesse un uomo a uccidere per “amore”; sembra quasi come se quell’uomo vedesse nella donna che ama la fonte di ogni problema e allora basta eliminare la fonte per eliminare il problema.

Le tue origini del Sud, quanto caratterizzano il tuo stile musicale?

Tanto a livello di colori, le metafore o descrizioni di paesaggi del mare sono legate alla mia vita in Calabria, e quindi lontane dalla mia vita a Roma. Sebbene spesso racconti storie più urbane e di provincia, il 50% della canzone si basa su ciò che ho visto giù.

Quanto ti senti appartenente alla scena della musica indipendente? E quanto ti influenza?

Mi sento molto appartenente quando penso ai miei fan che sono uguali, mi sento meno appartenente quando penso che una certa stampa non scrive ancora di me. Ma stiamo recuperando! Anzi grazie anche a voi per questa intervista. Comunque sì direi che la scena indipendente ha una grossa rilevanza per me anche se nel secondo disco a cui sto lavorando ci sono influenze più elettroniche, non ai livelli di Cosmo [ride] ma sarà un cantautorato più alla Battiato.

A proposito cosa hai in progetto per il futuro?

Ho quasi finito di scrivere tutte le canzoni del nuovo disco, le scrivo tutte contemporaneamente, non faccio mai una full immersion, quando mi vengono delle parole che reputo adatte scrivo, ma se non sono ispirato la scrittura può rimanere ferma anche mesi. A livello musicale sto sperimentando lo stile dell’elettronica come vi ho detto, a livello di testo invece rimane il mio stile.

Quanto invece la collaborazione per il film “Smetto quando voglio” ha aiutato a svoltare la tua carriera?

È stata un’esperienza molto importante, a livello di visibilità sicuramente e mi ha dato un po’ di autorevolezza, anche se avrei potuto sfruttare meglio la cosa. Anche a livello personale è stata un’esperienza molto positiva vista poi la candidatura al David (ho la targa appesa nella stanza)

…Quindi se ti richiamassero a scrivere un’altra canzone per un film lo rifaresti?

Assolutamente, pensavo che scrivere su commissione non fosse bello e invece comunque è stata una bella esperienza.

Quanto i social network sono importanti nell’autopromozione?

Moltissimo, fare del buon facebook è molto importante, scrivere qualcosa di troppo scomposto è controproducente. Quello che dico spesso è che dopo un concerto in cui c’è stata gente è molto più importante mostrare la foto che il concerto in sé. Diciamo che la musica va di pari passo con l’immagine, ovviamente oltre ad essere attratti dall’immagine e dalla comunicazione sui social bisogna che piaccia anche la musica e il contenuto altrimenti nessuno viene ai tuoi concerti.

A cura di Martina Rubino e Sara Palumbo

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