BOOMBOX MEETS…SARA LORENI

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A cura di Stefania Fausto

Abbiamo intervistato la giovane cantautrice Sara Loreni, in vista del suo album d’esordio, Mentha.

Il 14 settembre è uscito per la Maciste Dischi il tuo album, Mentha. Cosa rappresenta per te questo traguardo ed è stato difficile da raggiungere?

Mentha è un traguardo, ma soprattutto un inizio: il lavoro in studio con Martino Cuman e i musicisti che hanno collaborato alla registrazioni è stato bellissimo, ma ora non vedo l’ora di iniziare il tour, il contatto con il pubblico mi emoziona molto. Se è stato difficile? Se me lo avessi chiesto in fase di lavorazione forse ti avrei detto di sì… ma in questo momento mi sento ripagata di tutte le fatiche.

Come nasce il titolo del disco? Ha un significato particolare?

Cercavo il titolo ma non lo trovavo, poi un giorno è venuto lui da me. I significati li ho attribuiti dopo, ma la scelta è stata assolutamente “di pancia”.

Ho letto che i tuoi testi nascono “dal bisogno di interpretare alcuni aspetti della quotidianità”. Quali sono questi aspetti? E quali sono le immagini fondamentali che ti hanno ispirata e che le canzoni dovrebbero suscitare a chi le ascolta?

Molto spesso la quotidianità viene associata all’ordinario. Tuttavia non credo che esistano esperienze straordinarie di per sé, ma un modo straordinario di viverle. Tutto sta nello sguardo. Ciò che mi affascina della quotidianità è la possibilità di capovolgerla e trovare corrispondenze.
Non sono le immagini che mi hanno ispirata, ma le esperienze e gli incontri. Per iniziare a scrivere ho bisogno di un’emozione forte, qualcosa che mi colpisca nel profondo. Solo dopo raccolgo le immagini che credo possano descrivere quella situazione, o evocare le sensazioni che ho provato e che tento di restituire.

Quali influenze ti hanno guidato alla realizzazione del sound dell’album?

Gli ascolti degli ultimi anni sono stati fondamentali, mi sono innamorata di Stereolab e Broadcast per quella sensazione cosmica data dalle loro follie analogiche, di Camille e Tune-Yards per la loro forza performativa, di St Vincent e Imogen Heap per l’eleganza aliena.

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