Per questo nuovo appuntamento con le band emergenti abbiamo deciso di fare un salto al di là dell’Oceano e di sbarcare negli USA, per la precisione a Pasadena, California. È nella cittadina alle porte di Los Angeles, resa celebre dalla sit-com Big Bang Theory, che troviamo una band alt-rock decisamente sul pezzo; nonostante i soli due anni di attività, questi ragazzi hanno già alle spalle un’esperienza decennale nel mondo musicale, con diversi concerti anche su palchi importanti, primo fra tutti il celebre Viper Room, il locale di West Hollywood il cui proprietario era Johnny Depp, famoso per i numerosi vip che lo frequentano. I Poe the Passenger, tuttavia, vip non lo sono ancora, sebbene abbiano tutte le carte in regola per farsi conoscere dai rockers californiani grazie al loro EP di debutto, Authenticate, uscito ufficialmente sabato 22 settembre e presentato al The Study Hollywood.
Booombox meets... Poe The PassengerVi chiederete: come mai Vox è arrivata fin là? Certo, la curiosità di fronte a musica emergente che ci piace non ha limiti. Ma c’è di più. Infatti, nei quattro che compongono i Poe the Passenger, c’è un pezzo di Italia; per la precisione il pezzo in questione riguarda chitarra e seconda voce e risponde al nome di Stefano Cappucci. 27 anni, ingegnere aerospaziale, originario di Scandiano (RE) e con una passione smodata per la chitarra, una volta trasferitosi negli USA per lavoro ha deciso di non rimanere con le mani in mano, ma di riportarle sulle corde e sugli ampli di una chitarra elettrica e di mettersi in gioco nella realtà americana. A maggior ragione nella patria del rock ‘n roll, del blues, del country, del jazz. Abbiamo raggiunto Stefano via Messenger per due chiacchiere in amicizia e per saperne di più sul suo progetto musicale, il quale speriamo di vedere presto dal vivo anche sui palchi italiani. Ecco quello che ci ha raccontato!

Ciao Stefano e ciao ragazzi! Benvenuti alla vostra prima intervista italiana. É davvero una figata riuscire a fare una chiacchierata con voi. Vox sbarca in California e voi in Italia! Innanzitutto come state? Sono settimane calde per voi. Primi due singoli del nuovo EP usciti da poco e altri brani in programma.

Stiamo alla grande, grazie! Siamo super gasati all’idea di farci conoscere anche al di fuori degli States. Questa intervista con voi è l’occasione perfetta. Grazie mille per l’opportunità! Siamo stra-impegnati ad organizzare tutto per il rilascio del nostro nuovo materiale. Tra copyright, social media, YouTube e Spotify ce n’è sempre una, dato che per ora facciamo tutto noi. Impegnati, ma contenti di aver finalmente tutto pronto per il release.

Raccontateci un po’ di come nasce il vostro progetto, di come vi siete incontrati e cosa vi ha portati dall’Italia all’America e viceversa.

Poe the Passenger nasce come band californiana, nata a Los Angeles. La formazione attuale ha quattro membri: Trent (batteria) e Matt (basso) sono originari di Pasadena; Jeff (voce e chitarra) invece è originario di Chicago ma vive a Los Angeles da quasi 8 anni. Si può definire quasi un autoctono. Io [Stefano, ndr] invece (chitarra solista e seconde voci) sono l’ultima aggiunta alla formazione. Mi sono trasferito per lavoro negli Stati Uniti, precisamente a Pasadena, nel 2016 e Trent, vedendo un mio video su YouTube, mi ha “stalkerato” su Facebook chiedendomi se volevo andare a provare con loro perché stavano cercando un chitarrista. True story.
Da allora siamo i Poe The Passenger e ormai, ridendo e scherzando, stiamo suonando insieme da quasi due anni.

Permettetemi di dire che ritengo il vostro rock classic, se per classic intendiamo non tanto una “copia” del rock delle origini, quanto una musica che affonda sì le radici in quei tempi, ma che al contempo ha saputo far proprie esperienze musicali successive e più contemporanee (prog, alternative su tutte). Nel sound sento anche molti anni Duemila e una dose di pop. Perciò vi chiedo nello specifico: quali sono le vostre principali influenze? Sia a livello musicale che a livello artistico/letterario nella scrittura e nell’ispirazione.

Abbiamo tutti un background musicale diverso e ascoltiamo musica di ogni genere, dall’hip hop al jazz. Per questo motivo, in generale, quando combiniamo le nostre esperienze crediamo ne esca un mix interessante. Alcuni di noi hanno influenze dal blues al classic rock al prog. Altri invece ascoltano e hanno tratto ispirazione da musica più contemporanea come indie, alt rock, math rock, emo, etc. Se dobbiamo nominare gruppi da cui troviamo ispirazione abbiamo Thrice, Incubus, Foo Fighters, Dance Gavin Dance ma anche band più contemporanee come Bas Suns e Arctic Monkeys. Sicuramente la nostra fondazione è alt rock ma in ogni sezione dei nostri pezzi cerchiamo di aggiungere un sapore diverso per rendere il tutto più interessante. Speriamo di esserci riusciti con questo EP. Questo parlando della parte musicale. Se invece ci riferiamo ai testi di solito è Jeff che ne scrive la maggior parte. Ognuno di noi però partecipa all’idea del pezzo dicendo quali sensazioni o vibe ci ricorda.

È in uscita il vostro EP di esordio, preceduto dai due singoli “Can’t Keep You From Me” e “Miles Apart”. Come è andata la realizzazione di questi pezzi? Dove avete registrato? E che sensazioni avete provato a “incidere” il vostro primo album?

Per tutti noi è stata una delle esperienze più belle che abbiamo mai fatto come musicisti. Abbiamo registrato in uno studio a Beverly Hills, ma il processo è stato un po’ diverso dal solito. Solitamente – soprattutto se si ha un budget limitato – si prenota uno studio, ci si presenta con tutti i pezzi finiti e nell’arco di una o due giornate si registra tutto. Noi siamo stati in studio praticamente tre mesi. Ci incontravamo due volte a settimana, a volte per quattro ore, altre volte addirittura per otto. Abbiamo lavorato con un produttore che era anche il proprietario dello studio. Nel corso di questo tempo abbiamo registrato un totale di cinque pezzi. Avevamo già lo scheletro di ogni pezzo quando siamo entrati per la prima volta in studio ma ogni volta andavamo ad aggiustare qualcosa, aggiungendo una melodia, cambiando i suoni, cambiando un fill. Piano piano abbiamo scolpito tutti i pezzi fino a quando siamo arrivati ad essere completamente soddisfatti. Il nostro produttore ci ha aiutato a tirare fuori il meglio di noi. Ogni volta che chiudevamo una sessione ci ritrovavamo con una versione migliore della nostra musica. Lavorare insieme in studio è stata un’esperienza bellissima, a volte ha superato anche le sensazioni che si provano a suonare live. Siamo riusciti ad ottenere un prodotto che ci rispecchia in pieno e siamo convinti che probabilmente non ci saremmo riusciti con un approccio più tradizionale.

In queste settimane siete molto attivi a livello promozionale. Accanto ai singoli, infatti, troviamo sui vostri canali social anche dei video, o meglio short movies. Parlateci un po’ del video di “Can’t Keep You From Me”. In fondo vi sarete divertiti di più a girare il video tra le foreste americane che a incidere la canzone chiusi nello studio, dite la verità!  

Anche girare il video è stata un’esperienza tutta nuova e ci avete preso: ci siamo divertiti come bambini. Abbiamo pensato ad un concept adatto per il pezzo che avevamo scritto poi abbiamo lavorato per un regista per riuscire a visualizzare l’idea più chiaramente. Abbiamo scritto la trama e realizzato una shooting list, poi siamo andati fino a Big Bear Lake per un intero weekend. Abbiamo affittato una baita nel bosco dove abbiamo sia dormito che girato diverse scene. Jeff ha anche esperienza nella produzione di film e serie TV, perciò il suo ruolo è stato fondamentale nella realizzazione del video. Ci siamo resi conto di quanto lavoro sia necessario anche solo per avere pochi secondi di shot utilizzabile. In ogni caso, esperienza fantastica. Ci siamo divertiti a mettere sottosopra la sala e il bagno per farle sembrare abbandonate. Avevamo polvere e ragnatele artificiali e diciamo che per essere alle prime armi con gli effetti speciali ce la siamo cavati bene!
Abbiamo deciso di non comparire come succede spesso nei performance video e lasciare spazio alla storia e ai personaggi. In generale si può quasi dire che sia uno short movie con CKYFM come colonna sonora, più che un vero e proprio music video.

Rimanendo sul video e sul contenuto di “Can’t Keep You From Me”, vi chiedo di raccontarci nel dettaglio il testo e il significato – se ce n’è uno – dietro a questo lavoro. Per me la storia e l’ambientazione sono molto in linea con il suono e il testo. Davvero un bel lavoro!

Il video di CKYFM parla di come ognuno di noi deve confrontarsi con il fatto di rimanere troppo attaccati al proprio passato. Il protagonista nel video si ritrova in un loop di coscienza senza fine dove continua a visitare questa casa che metaforicamente rappresenta un luogo di ricordi. Nonostante sia tormentato dal passato, continua a tornare alla casa dei ricordi. Non ha importanza quanto provi ad allontanarsene, alla fine ritorna sempre allo stesso punto. Si confronta a un certo punto con una figura di se stesso, in un certo senso guardiana di questa casa e alla fine capisce che deve lasciare riposare il passato nei ricordi. A quel punto la porta della casa si chiude definitivamente. Ognuno però può avere un’interpretazione diversa. Anzi se avete avuto un’idea o sensazioni differenti ci piacerebbe sentire cosa ne pensate!

Oltre all’ottima esposizione che state portando avanti sul web, avete anche delle date in programma per farvi conoscere al pubblico californiano? Oppure avete in programma un tour?

Per ora non abbiamo in programma nessun tour. Abbiamo un po’ di date pianificate per l’autunno nell’area di Los Angeles e stiamo cercando di organizzare una data esterna. Pensiamo San Francisco o San Diego. Sarebbe bello poter organizzare un tour. Magari partendo vicino intorno alla California. Los Angeles offre tantissime opportunità ma la competizione è altissima e assicurarsi i set migliori nei giorni migliori della settimana è davvero complicato. Spesso lavoriamo con un booker e in base all’offerta che ci viene fatta decidiamo se ci conviene investire tempo ed energie. E’ un ambiente che può essere brutale a volte ed è necessario conoscere le persone giuste se si vuole migliorare e ingrandire il proprio act. Il rischio è quello di rimanere bloccati allo stesso livello e accontentarsi di suonare per birra e sandwich o ricevere solo una piccola parte delle vendite dei biglietti.

Infine, vi ringraziamo per la vostra disponibilità e per l’opportunità di conoscersi. Vi salutiamo con la domanda più banale che si possa immaginare: che differenze avete notato tra la scena musicale californiana – e più in generale americana – e quella italiana? Speriamo davvero che ci possa essere l’opportunità di vedervi suonare anche qui da noi. Altrimenti, se ci ospitate, veniamo a fare i groupie “made in Vox” negli USA!

Siamo noi che ringraziamo voi. Come già detto ci fa un sacco piacere farci conoscere anche al di fuori della California. La differenza tra la scena musicale italiana e americana è abissale. Un sacco di locali a Los Angeles fanno pay to play. In pratica se vuoi suonare a un posto prestigioso come il Whiskey a Go Go, Viper Room, etc… devi vendere un certo numero di biglietti. Per i primi 20 biglietti che vendi la band non fa alcun profitto e il guadagno è solo del locale. Oltre i 20 invece il profitto è della band. In pratica stai pagando per avere il privilegio di suonare. Non conosco nessun altro posto al mondo che adotta questa pratica. Los Angeles è una città particolare. Un sacco di band si trasferiscono qua per farsi notare sperando di incontrare il contatto o l’opportunità giusta che può fare la differenza in un intera carriera. Spesso suoniamo con musicisti professionisti che hanno lasciato tutto per inseguire i loro sogni. Vengono da tutti gli Stati Uniti: Chicago, Boston, San Francisco, etc… É tutta gente che ha studiato musica al college, molti per dire hanno fatto la Berklee. Insomma come già detto la competizione è altissima, ma ho la sensazione che per chi davvero ha talento ci siano molte più opportunità rispetto all’Italia. In Italia non ti basta neanche essere un fenomeno per riuscire a campare di musica. Devi avere fortuna e le conoscenze giuste. Credo che sia cosi un po’ ovunque, ma ho la sensazione che qui sia leggermente diverso e venga lasciato più spazio al talento. Poi c’è anche una differenza di genere a seconda della città; parlando per Los Angeles si sente particolarmente l’influenza del pop rock. Speriamo davvero con tutto il cuore di poter organizzare un tour in Italia, magari anche solo una settimana con 4 o 5 date. Sarebbe un’occasione perfetta per viaggiare e fare conoscere la nostra musica. Se troviamo qualche agenzia interessata saremmo super disponibili. Se invece volete venire qui voi noi vi accogliamo a braccia aperte e vi facciamo conoscere le altre band con cui collaboriamo!
Grazie di nuovo per questa intervista e grazie per tutto il lavoro che fate per introdurre nuove band a un pubblico sempre più vasto.

Per saperne di più su Poe The Passenger:

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A cura di Alessandro Melioli

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