BOOMBOX MEETS…PLANKTON DADA WAVE

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a cura di Valentina Aiuto

La scorsa settimana, Linoleum ci ha fatto conoscere un’altra bella band. Loro sono i Plankton Dada Wave e non potevamo fare a meno di intervistarli.

 Ci incontriamo per la prima volta, vi chiediamo quindi di presentarci i Plankton Dada Wave e come è nato il progetto.

Siamo tre idioti nonché tre pessimi musicisti, suoniamo insieme da una vita e lentamente ci siamo inventati la nostra musica: uno stile che mette al bando emozioni, tecnicismi, sentimenti, mode, ammiccamenti, storie di vita vissuta, voci cristalline, assoloni di chitarra, machismi rockettari e sfighe da indie depressi. La nostra musica nasce dalla no-wave più malata, dai jingle pubblicitari, dalle canzoni dei Simpson, dai Devo, dagli atti artistici più incomprensibili, dalle canzoni storpiate dai ragazzini delle medie, dalla scena di Pordenone, dai Righeira, dai peggiori film di fantascienza e dalla voglia di sconcertare il riccardone medio.

Plankton Dada Wave è un nome assai particolare. Cosa significa per voi? Come vi definisce?

Quando suonavamo cover ci chiamavamo Plasmon e avevamo un modo molto biscottoso di porci. Con la decisione di fare pezzi nostri tenerci un marchio registrato nel nome poteva essere rischioso e allora tramite votazione popolare pilotata abbiamo scelto “Plankton”: un nome molto simile all’originale. Dada Wave invece è quello che facciamo, una musica di stampo new wave/post punk ma con un approccio dissacrante e cervelloide. L’insieme è lungo e impronunciabile ma ci piace un sacco.

I vostri testi sono carichi di ironia e non risultano mai scontati. Come nascono? Quali sono le vostre fonti di ispirazione?

Il buon Fausto scrive praticamente tutti i pezzi dei Plankton, nella sua testa frullano un sacco di idee strane e quando ne ferma una ci scrive il pezzo attorno, così abbiamo in saccoccia pezzi nu-rave in spagnolo, ballate shoegaze con gli sbadigli o storie di amore libero in sella ad un trattore. Fausto è un ragazzo normalissimo con un lavoro vero e una condotta insospettabile, ci teniamo a precisarlo. Forse guarda un po’ troppo i Griffin.

Il vostro ultimo album è uscito a tre anni di distanza da Banana Spleen EP. Come mai avete aspettato così tanto? Cosa è successo in quei tre anni?

Dato il nostro scandaloso livello di partenza abbiamo continuato a imparare a suonare, lo sapevate che si poteva usare anche la mano sinistra per suonare la chitarra? Incredibile. Poi abbiamo affinato lo stile e imparato ad arrangiare le canzoni, abbiamo ascoltato tanta musica diversa per capire chi nella storia della musica cercava di fare quello che facciamo noi, nel frattempo avevamo cominciato a registrare il secondo ep in maniera casalinga, la vittoria di VaSulPalco nel 2013 ci ha offerto la possibilità di buttare quelle registrazioni e di andare a registrare Haus of Dada in uno studio vero. Tre anni un po’ nell’ombra ma decisamente fruttuosi.

Alla luce di quelli che sono già sul mercato e di quelli di cui si conosce già la prossima uscita, quale potrebbe essere secondo voi il migliore album di un gruppo indipendente italiano nel 2015?

Attualmente sono pochi gli artisti italiani che ci sfagiolano, non ci piacciono questi adultolescenti emo che urlano, i cantautori impegnati(vi) e alcuni neo-shoegazers coi cappotti oversize. Ci piace chi cerca di uscire un po’ dagli schemi: Elton Novara ha fatto un gran bel disco tra Elio, Who, il Vasco quando si drogava, Bugo e Cheap Trick; Il culo di Mario ha pronto il primo LP che uscità in formato VHS, sembrano Ariel Pink che scrive dei pezzi per le Shaggs; gli Uochi Toki hanno fatto il loro solito bel disco;  c’è la bomba italo-disco di Tam Harrow; poi attendiamo con ansia il punk-psycho-prog degli Acid Jack Flashed and the Pills, il pop synth-hipster dei Belize e speriamo che i Sensibles facciano uscire presto un altro capolavoro powerpop. Noi invece stiamo scrivendo il nostro primo disco lungo, esce nel 2028 se tutto va bene.

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