Boombox meets…Perdurabo

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Abbiamo intervistato Perdurabo, musicista, polistrumentista e arrangiatore con base a Berlino, tra le collaborazioni più importanti ci sono artisti come Skin, Howie B, Placebo, Apparat, Breton e Einstürzende Neubauten. Suonerà domani per Mirror Milano in duo con Jörg Wähner, batterista di Apparat.

La prima domanda che sorge spontaneo farti, per chi ti scopre, è: come mai tutto ciò che ti riguarda è in bianco e nero? É solo una scelta estetica, oppure è una scelta che vuole ricreare l’atmosfera della tua musica?

Il bianco è nero è da sempre il modo migliore con cui mi esprimo fotograficamente, mi riporta a certi immaginari fuori dal tempo. Alcuni dei grandi scatti che preferisco sono in bianco e nero – è una vera e propria arte, un mondo da esplorare. Perdurabo arriva direttamente da quel mio immaginario. E’ nato prima il mio amore per il bianco e nero e poi successivamente l’idea di abbinare quel mondo a una nuova dimensione sonora. Sono stato da poco invitato a tenere un’esibizione fotografica a Berlino, sto aspettando la conferma in questi giorni e se si concretizzerà sarà molto importante per me, sia perché sarebbe la prima in assoluto e poi perché sarebbe un modo per esprimere Perdurabo nella sua totalità. Per rispondere alla tua domanda non è solo una scelta estetica – per quanto l’estetica sia importante in Perdurabo – ma due modi diversi e intrinsechi per esprimere la mia visione del mondo.

Curiosando sulla tua pagina Facebook non si può fare a meno di notare quanto spesso ti sposti da una città con l’altra. Che influenza ha sulla tua musica questo continuo raffrontarsi con posti e situazioni diverse?

E’ interessante che tu l’abbia notato, perché il movimento continuo è un altro fattore che influisce moltissimo sulla mia musica. Questo primo album che sto producendo è infatti il risultato di tre anni passati a viaggiare in giro per l’Europa, assorbendo tutto ciò che la scoperta e la conoscenza di modi nuovi di vedere la realtà ti possono dare. Sono sempre stato molto curioso nel vedere come la realtà possa venire interpretata in modi così abissalmente differenti e questo per me è un motore di creazione potentissimo. Non vedo nella mia musica un insieme di culture o un mix di stili differenti, cosa peraltro tanto amata negli anni 90, ma più una digestione personale degli eventi che poi viene direzionata in un’unica forte dimensione.

Lo stile di Perdurabo è estremamente particolare, sapendo che sta lavorando al suo primo vero album, siamo davvero curiosi di sapere quale sia il processo creativo di un artista che riesce a proporre il suo stile così unico in una maniera così ben riuscita. Ti viene tutto molto facile, o è una sfida contro te stesso?

Mi è sempre rimasto impresso ciò che lessi una volta sul compositore di musica classica Bruckner. Lui aveva una cura maniacale del dettaglio, poteva tornare e ritornare sulla sua sinfonia migliaia di volte finché ciò che aveva in testa non corrispondeva perfettamente a ciò che aveva effettivamente scritto. Ecco, senza alcun paragone di grandezza compositiva, quello che vivo è molto simile. C’è una prima scintilla creativa che è spesso confusa, ma molto forte nella sua identità. Una volta fissato quel primo nucleo posso poi lavorarci per settimane, mesi, anni, fino al momento in cui il suono che ho in testa non corrisponde esattamente al suono che ho prodotto. Ricerco sempre più dimensioni, una produzione a strati, meticolosa, a cui però faccio ben attenzione a non togliere autenticità. Questo per lo meno è l’approccio a cui mi ha portato questo album, non so cosa mi riserverà il futuro. In realtà c’è in progetto la scrittura di un album di musica teatrale il prossimo anno, in un solo mese, potrebbe essere una sfida diametralmente opposta. Mi piacciono le sfide, soprattutto quando portano una parte di me a cercare di superare un’altra parte di me.

Perdurabo è solo un verbo latino? Un riferimento ad Aleister Crowley? Come mai hai scelto questo nome?

Crowley è il motore da cui parte l’idea di Perdurabo, ma mi interessa di più la parte del significato del termine. Una parola che significa “durerò fino alla fine” ha una sua potenza intrinseca che va al di là della musica stessa. Stavo cercando qualcosa che mi rappresentasse come essere umano, che rappresentasse la mia idea nel fare musica oggi e credo non potessi trovare termine migliore, in un mondo in cui l’obsolescenza programmata è un must e in cui ormai nulla è destinato a durare.

Quali sono tre riferimenti imprescindibili per la tua musica?

Ispirazione. Passione. Controllo.

Musicalmente sei nato immediatamente come Perdurabo, oppure ci sono stati progetti precedenti, e magari pure radicalmente opposti al tuo attuale genere?

Perdurabo è nella sua fase iniziale, ma in realtà è ciò in cui ho fatto confluire 15 anni di esperienza. Nasco come violinista classico, poi attraverso una serie di percorsi alternativi sono arrivato al rock, avendo la fortuna di suonare con alcune delle più importanti rock band italiane e la possibilità di suonare e confrontarmi con musicisti di fama internazionale. Nel 2013 è arrivato l’amore per la musica elettronica, mi sono trasferito a Berlino, dove tra l’altro vive anche Jörg Wähner, già batterista di Apparat, che mi segue

A cura di Andrea Predieri

Evento: Mirror ♢ Nei Riflessi di Corso Sempione

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