BOOMBOX MEETS…OPHELIA’S NUNNERY

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A cura di Valentina Aiuto

Di seguito l’intervista agli Ophelia’s Nunnery, una delle tre band che si sono esibite lo scorso venerdì al Linoleum. Nell’attesa delle prossime tre interviste, dedicate un po’ di tempo alle loro risposte a queste 5 domande.

Come facciamo con tutte le band che intervistiamo per la prima volta, vi chiediamo di presentarvi e parlarci un po’ di come è nata l’idea di fondare gli Ophelia’s Nunnery e di dargli questo particolare nome.
Il tutto è nato con Simone che ha imparato a suonare la batteria, io (Matteo) ho deciso di suonare il basso, Dario lo abbiamo obbligato a suonare la chitarra – anche se voleva suonare anche lui il basso – e alla fine è anche quello che suona meglio di tutti. Matteo, il cantante, lo abbiamo rubato in seguito ad un altro gruppo. Siamo partiti quando avevamo 14 anni senza saper suonare. Abitiamo tutti a Desio a 200 metri di distanza, quindi siamo tutti amici da una vita. Poi qualcuno ha deciso di studiare Shakespeare ed il nome è arrivato durante una lezione di letteratura inglese, da un passo dell’Amleto: “go to the nunnery”. Quindi, il bordello di Ofelia.

Quale sono le principali influenze musicali dei componenti della band? Quei gruppi senza i quali oggi non sareste gli stessi.
Fin da subito, dalla scuola media, tutti e quattro abbiamo avuto un debole per gli Artic Monkeys. Da quando sono usciti con il primo disco, siamo stati sempre fans accaniti. Poi sono arrivati i Muse. Insomma, il genere di band che ascolti quando hai 15 anni. Diciamo che la base è l’indie rock britannico, ma anche tanto pop ben fatto, come l’ultimo disco di Sia, per intenderci. E ancora gli Arcade Fire. Il nostro cantante è un po’ più la pecora nera, ascolta Tom Waits, Damien Rice, ma anche r’n’b. Lui è quello che dà il tocco particolare al gruppo.

Qual è per voi, ad oggi, il live più bello che avete fatto e perché?
Lunano, per la location. Siamo andati nelle Marche a suonare all’Indie Ti Amo. Ma probabilmente la più bella deve ancora arrivare, tra un mese, quando apriremo i Fast Animals and Slow Kids. Sicuramente sarà la data in cui verrà più gente. Poi ci sono state delle date, come quella al Rock’n’Roll quando eravamo piccoli, che comunque ci hanno segnati. Al nostro primo live, al Caffé Nero Bollente di Cesano Maderno, si erano pure dimenticati che suonavamo. I vecchi ci chiedevano “ma gli AC/DC li fate?”.

Ci sono progetti in cantiere? Potete anticiparcene qualcuno?
Stiamo scrivendo un po’ a rilento ma qualche idea nuova sta uscendo. Per ora l’obiettivo è di girare più possibile per finire di fare la promozione al nostro ep, che è uscito ad ottobre. Abbiamo bisogno di fare un po’ di cassa per registrare quello nuovo, visto che ci auto-produciamo, almeno che non dovesse arrivare qualcuno a cacciare un po’ di grana. Quello che ci manca, facendo dell’autocritica, è trovare qualcuno che sa come fare suonare i pezzi, per i canoni dei nostri pezzi. Basterebbe un buon produttore, senza per forza fare nomi grossi. Vedi l’esempio del producer degli Alt-J. Forse poi metteremo qualche tastiera di fondo, che è una cosa che ci manca.

Chiudiamo con una domanda che facciamo a tutti i gruppi. Qual è l’album in uscita nel 2015 su cui riponete maggiori speranze?
Verdena.

 

Foto Serena Chiavelli

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