Boombox meets…O A K

351

A cura di Alessandro Melioli

Il venerdì sera targato Linoleum regala sempre tante emozioni grazie alla qualità delle band che vengono invitate a suonare. l 13 novembre sono saliti sul palco del Rock ‘n Roll i bolognesi O A K, realtà nuova sulla scena indipendente italiana, freschi di EP appena sfornato. Grazie alla loro musica, un synth pop limpido, vivace e mai banale, hanno già attirato su di sé molti giudizi positivi; non potevamo perdere l’occasione per far loro qualche domanda.

Chi sono gli O A K?

Gli O A K sono un gruppo di amici bolognesi che suonano assieme da un paio di anni. La formazione all’inizio era composta da Matteo e Gregorio che sono gli autori delle canzoni ma poi è stata ampliata dall’arrivo di Ilaria tastierista e corista e Fabio bassista e corista.

Come incidono le vostre esperienze musicali precedenti su questo progetto?

Matteo: ho conosciuto Greg a 14 anni prendendo parte come chitarrista e cantante ad una cover band liceale “Public Phone Box”. Era buffo perché ai tempi tutte le band liceali suonavano ska e punk ma noi avevamo un repertorio un po’ diverso ed eterogeneo: spaziavamo dai Beatles ai Rage Against The Machine. Poco dopo poi mi sono allontanato per concentrarmi sulla scrittura dei brani anche se non avevo grandi attrezzature. Ricordo che all’inizio addirittura registravo le tracce su audiocassetta con un tascam 4 tracce o con il microfono delle cuffie e fruity loops. In quel periodo ho anche preso parte ad altri progetti come batterista. A 21 anni mi sono trasferito a Guildford in Inghilterra dove ho conseguito un Bachelor Of Arts in Creative Music Production. Io credo che tutte queste esperienze abbiano influito in maniera positiva sul progetto attuale perché hanno arricchito la mia conoscenza della musica e mi hanno soprattutto fatto crescere come persona.

Greg: Io dopo quella prima esperienza invece mi sono spostato su generi un po’ più sperimentali come il Math Rock. A sedici anni sono entrato a far parte dei Non Compliant Cardia, facevamo un misto tra Beatles ed At The Drive In, perlomeno ci provavamo. È un’esperienza di cui ho un bellissimo ricordo, era abbastanza impegnativo, a volte in saletta ci ritrovavamo a contare i sedicesimi per interi quarti d’ora ma dava delle grandi soddisfazioni. Su di me ha avuto un’influenza che sento ancora nel mio modo di suonare ed è divertente applicarla al genere che facciamo ora. Quando ci siamo sciolti il cantante è andato nei My Awesome Mixtape e piano piano anche io ho scoperto fruity loops e l’home recording, fino a ricongiungermi con Matteo.

Boba: Ho avuto la fortuna di crescere in una famiglia di musicisti e questo mi ha ovviamente avvicinato molto presto alla musica, iniziando a studiare pianoforte a 5 anni. Qualche anno più tardi ho imparato a suonare la chitarra e da allora mi piace lanciarmi e sperimentare nuovi strumenti. Ciò che non ho mai abbandonato è il canto, avvicinandomi anche ai Blaus, soulband dove da 8 anni posso dare libero sfogo alla mia voce. Ho conosciuto Greg e Matte una decina di anni fa e qualche anno dopo abbiamo iniziato a suonare insieme, prima totalmente in acustico poi, con l’arrivo di Fabione, aggiungendo suoni più elettronici. I pezzi sono scritti a quattro mani da Greg e Matte per poi essere arrangiati tutti insieme.

Fabio: conosco la musica di Matteo dai tempi di Myspace, aveva la sua pagina coi suoi pezzi e mi piacevano un sacco. Greg invece l’ho conosciuto all’università durante un tirocinio in ospedale e abbiamo legato fin da subito, abbiamo anche cercato più volte di suonare qualcosa, scrivere assieme. Non ha mai funzionato perché io non sono molto bravo a scrivere, sono principalmente un esecutore, ho un background musicale un po’ vario alle spalle: ho studiato piano dai 4 ai 14 anni, dopodiché ho imparato da solo chitarra e basso. Ho suonato in gruppi liceali, gruppi cover e anche nel coro gospel della città di Imola e penso che questo mi abbia insegnato tanto ad adattarmi a suonare tranquillamente in qualsiasi situazione. L’esperienza più importante però è stata assieme al mio grande amico Alessandro Fabbricat (Wax Anatomical Models, Regata) con un progetto mai nato (Heisenberg) che mi ha introdotto nel mondo “indie” e con cui ho iniziato a suonare con un ottica diversa.

È uscito da poco il vostro EP “We Were Elsewhere”, il cui filo conduttore direi che sia l’amore. Quanto vissuto personale c’è nelle quattro canzoni? Che cosa rappresenta per voi questo primo lavoro?

E’ inevitabile che nella scrittura di un brano confluiscano emozioni ed esperienze personali, anzi credo che la possibilità di comunicarle sia uno degli aspetti più affascinanti della musica anche se la narrazione a volte parte da personaggi e storie fittizie, di solito tendiamo a mescolare realtà e fantasia. Questo EP di 4 tracce rappresenta il primo lavoro pubblicato in modo ufficiale dalla band, direi il punto di partenza del nostro percorso.

Sono curioso di sapere la storia dietro al video di “Elephant & Castle”, quello dove suonate nel bosco. È davvero una figata perchè siete così spontanei, così naturali, così… oak! Dite la verità, il cane e le vostre risate erano volute!

In realtà no, e la verità è abbastanza banale. Assieme alla nostra amica Valentina (di Migliorare Con l’Età) volevamo fare qualcosa di spontaneo, naturale e acustico. Così siamo andati in un parco abbastanza conosciuto sui colli di Bologna e abbiamo cominciato a girare diversi filmati. Siccome il parco è molto frequentato, a metà video è entrato nell’inquadratura un cane e ci siamo messi a ridere, sul momento eravamo convinti che avremmo dovuto rifare tutto, ma poi abbiamo visto il video e abbiamo deciso di lasciarlo così, ci sembrava spontaneo e divertente.

Come vedete la scena musicale bolognese, magari rispetto ad altre scene italiane?

Abbiamo avuto la fortuna di crescere in un ambiente musicale pieno di stimoli. Bologna ha una tradizione musicale antica e varia che parte dal conservatorio fino al jazz, al cantautorato italiano, alla musica elettronica, alla nascita in Italia del rap ed ai gruppi indipendenti e continua ancora oggi ad essere incredibilmente vivace e in fermento. Ultimamente la nostra etichetta “collettivo HMCF” si sta dando tanto da fare e speriamo che la sua influenza su questa scena sia sempre attiva.
A Bologna tra band ci si conosce un po’ tutti, si suona insieme il venerdì ed il sabato sera ci si trova a prendere una birra con le stesse persone. In particolare: What Contemporary Means, Altre di B, Osc2x, Aftercrash, Regata, Tubax e molte altre. Per non dimenticare band un po’ meno recenti come i Settlefish, ai quali siamo legati da quel sentimento indissolubile che si crea quando ascolti un disco nel lettore cd portatile (quello con l’antishock) la mattina mentre vai al liceo e ti togli le cuffie solo quando entra la prof. In giro per Bologna per caso si incontra chiunque della scena, come Alessandro Scagliarini (My Awesome Mixtape) che un anno fa ha ascoltato le demo e ha cominciato ad aiutarci a lanciare questo progetto. Insomma, di certo quella di Bologna non è una scena di cui ci si può lamentare!

Nei prossimi mesi scorrazzerete in giro per l’Italia per presentare il lavoro EP. Quali sono le vostre aspettative? Per ora cosa prevale, l’eccitazione o un po’ di ansia?

Prevalgono l’entusiasmo e la voglia di stare di fronte al pubblico e di condividere la nostra musica. Sicuramente abbiamo anche delle aspettative quindi un po’ d’ansia c’e, speriamo di convertirla in energia vitale piuttosto che in una limitazione, ma questo arriverà con l’esperienza.

Commenti su Facebook
SHARE