BOOMBOX MEETS…NEMO

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A cura di Giuseppe Giovine

Eccovi un’altra ’intervista  degli artisti che si sono esibiti in occasione del Folk Fest. Lui è Nemo, nome d’arte per un progetto da solista di Riccardo Bertini, voce e chitarra dei Mammooth.

Voce e chitarra dei Mammooth, hai deciso di partire per questa nuova avventura da solista. Cosa si nasconde dentro NEMO?

Nemo è un progetto che nasce con un esigenza interiore, un po’ per sganciarsi da quello che facevo coi Mammooth ormai da 10 anni. Ho sentito ad un certo punto l’esigenza di esprimermi  nell’italico idioma, di esplorare la nostra lingua. Ho impiegato 15 anni per scegliere, per capire, per decidere cosa volessi cantare e come volessi cantarlo, e soprattutto che cosa volessi suonarci sopra! Ho continuato a scrivere in italiano per 10 anni senza trovare qualcosa che mi piacesse musicalmente. L’incontro con Andrea Di Cesare è stato il punto di svolta: collaborando assieme per la colonna sonora di un film, ci siamo trovati talmente bene a lavorare in coppia che ci siamo detti “Perché non esplorare anche altre cose?” . Con grande dedizione mi ha aiutato a cavare fuori qualcosa, ed abbiamo trovato questa quadra che ci piace tantissimo e che pesca in mondi completamente differenti, dall’elettronica, dal rock, dalla musica italiana, dal trip pop e molti altri generi. Tutte queste cose per arrivare poi a Nemo, che ha due direttrici principali come concetti di fondo: quella del Capitano Nemo di Ventimila leghe sotto i mari , e quindi quello di scendere negli abissi della coscienza e della propria anima, e quella di un fumetto americano che si chiama Little Nemo, che parlava di un bambino perso nel suo mondo onirico, e quindi vivere questa discesa in maniera gioiosa ed ipercinetica.

Tra le tue influenze artistiche citi Peter Gabriel, Leonard Cohen, Mark Eitzel, Nick Drake. Quanto sono importanti per te questi autori e cosa hai estrapolato da ognuno?

Peter Gabriel è come se fosse mio fratello, anche se lui non lo sa! Per me è stata un’influenza importantissima, già dai tempi dei Genesis, ma soprattutto quando ha intrapreso la carriera da solista abbracciando il mondo dell’elettronica. Leonard Cohen perché è uno dei più grandi scrittori di canzoni esistenti. Ma un po’ tutti quelli che ho citato, senza andare troppo nel dettaglio, sono alcuni tra i più grandi scrittori di canzoni esistenti, però attraverso visioni completamente diverse. Ed hanno tutti e quattro delle voci diversissime ma allo stesso modo incredibili ed originali!

Nemo è una realtà nato da poco, ed ancora in stato embrionale. Prevedi di dargli una forma definitiva con un LP? E più in generale, quali sono i tuoi progetti futuri?

Un sacco di progetti! A dicembre registriamo il disco nuovo dei Mammooth che uscirà ad inizio aprile. I pezzi sono finiti e restano da fare le ultime cose supportati da un nuovo produttore, che tra tante belle cose ha lavorato anche con Peter Gabriel! Ho chiuso la colonna sonora del prossimo film di Tonino Zangardi , con protagonisti Claudia Gerini e Marco Bocci. Quello delle colonne sonore è un lavoro parallelo che seguo da anni e che mi piace tantissimo, ed è un po’ il minimo comune denominatore di tutti i miei lavori, dai Mammooth a Nemo. A gennaio invece inizierò a lavorare sul disco di Nemo. Anche quello è quasi pronto, i pezzi sono in fase di studio e ci avviamo alla conclusione. Questa è stata la prima volta in cui li facevo dal vivo, in assoluto!

Come vorresti che fosse un festival per poterlo definire perfetto?

Il festival perfetto secondo me è quello che viene fatto con passione, con grande cura. E la risposta del pubblico dev’essere partecipazione e divertimento. Ad esempio vedere la gente che si sposta da un palco a l’altro, come al Primavera, è qualcosa che non mi piace, sembra quasi “il mercato della carne della musica”. Se vogliamo parlare dell’offerta musicale è fighissimo, c’è di tutto. Però ad un certo punto diventa troppo, come se fosse uno “Spotify Live”! Perciò un festival dovrebbe offrire forme differenti di partecipazione: proporre la radio live, contest per cercare di capire chi c’è in questo momento nel panorama musicale. Ed una location suggestiva sarebbe l’ideale, come ad esempio quella del festival francese Le rue du Rock: un castello diroccato in riva al mare in cui le band suonano dal pomeriggio fino alla notte!

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