BOOMBOX MEETS…MASCARA

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a cura di Valentina Aiuto

 

Per completare il ciclo di interviste fatte lo scorso venerdì, durante “A brand new world”, primo appuntamento dell’anno per il Linoleum, ecco l’intervista ad una nostra vecchia conoscenza nonché headliner della serata, i MasCara.

 

Rieccoci qui. Ormai i MasCara li straconosciamo. Ce li troviamo davanti durante festival, showcase, serate in cui volevamo evitarli ed invece aprono gruppi come i Thegiornalisti. Dall’ultima volte che vi abbiamo intervistati sono passati 6 mesi. Raccontateci dei mille giri fatti questo autunno. So che la fortuna non è stata sempre dalla vostra, soprattutto grazie a Lucantonio e alla sua iperattività. Mi confermate?

Per cominciare, parliamo di Lucantonio che ha spento un palco intero. Stavamo suonando a Monza, lui si è esagitato come suo solito ed è saltato sul finale dell’ultimo pezzo sulla ciabatta a cui era collegato tutto il palco. Sembra assurdo, ma giuriamo che tutto il palco girava attorno a quella ciabatta. Poi ha rovesciato una birra sui pedali di Claudio, rischiando anche la vita come punizione divina. Ha rotto il jack di Marco dentro i pedali e ha crepato lo schermo del MacBook di Simone. Ma è forte pure sul personale, ha rotto anche un buon numero di Iphone. Per chiudere in bellezza e citare tutti i danni che ha fatto ad ognuno dei componenti del gruppo, una volta si è propriamente ribaltato sulla batteria. Quello che ci manca è portarci una transenna dietro, insieme agli strumenti, e metterlo in gabbia nel vero senso della parola. Continuiamo a tenercelo solo per la barba.

C’è tra le vostre canzoni una in particolare che rinnegate e perchè? Tutti i gruppi ne hanno una, quindi non fate finta che amate tutti i vostri brani allo stesso modo, sappiamo che non è così.

Simone: Rinnegati coscientemente no, ma ci sono alcuni pezzi che non suoniamo mai, che probabilmente non abbiamo mai nemmeno provato, tipo “L’amore e la filosofia”. E’ una title-track che ci piace pure molto ma per un motivo o per un altro non la suoniamo, senza un vero motivo.

Nicholas: In questo disco nessuna. C’è un brano nel nostro ep di esordio che inizialmente mi piaceva molto, ma poi come è venuto fuori con la registrazione non mi è piaciuto per niente e lo rifarei da zero.

Marco: Che nessuno me ne voglia, ma io “Tutti usciamo di casa” non riesco più a suonarla. L’abbiamo fatta tante di quelle volte che ora quasi la odio.

Lucantonio: Per me è “Andromeda”. Questa canzone è nata in maniera un po’ diversa rispetto a come scriviamo tutte le altre cose. Abbiamo fatto la base partendo da un giro di sintetizzatore. Otto accordi in 3 minuti e mezzo, il che era abbastanza ridondante. Bielorussia style. Come reazione a questa cosa ho scritto allora un testo meno melodico. Claudio è rimasto di ghiaccio quando l’ha sentito. Un brano da suonare alla corte di un pazzo serbo, con la tastierina. A proposito di quel brano ci fu detto che se la nostra carriera non fosse andata bene nel mercato occidentale, c’era sempre quello dell’est a cui puntare.

Claudio: Io non ne rinnegherei nessuno. Diciamo che se proprio devo citarne uno, se la giocano “Un figlio lo sa” e “Le città da costruire”. Sono due brani bellissimi a livello testuale, che ai tempi ci sentivamo bene addosso, ma che alla fin fine hanno un suono troppo diverso da come siamo davvero noi durante un live.

So che per ora siete molto concentrati sui live. State comunque cominciando a pensare ad un nuovo progetto?

Ci si trova e si suona vecchio stile come si faceva una volta nella saletta, che è poi la cameretta di un nostro amico. C’è un passaggio formativo importante che abbiamo fatto: oggi anziché sederci al computer e comporre singolarmente – per lo più lo facevano Lucantonio e Claudio -, abbiamo deciso che il nuovo album sarà prodotto integralmente dalla band. Suonato direttamente, dall’idea al prodotto finito, da tutti i componenti. La cosa bella è che partecipiamo tutti in modo attivo. Avendo fatto fino ad ora a compartimenti stagni, ognuno portava la sua parte e l’aggiustavamo, questa volta già durante il primo giorno sono venute fuori 4 bozze con un senso sistemandoci in corsa insieme. Ci troviamo un paio d’ore alla settimana e ogni volta che ci sediamo escono sempre belle cose, con un buono impatto ed un certo groove.

Visto che ormai chiunque fa classifiche dei migliori album dell’anno, quali sono stati per voi i 5 migliori album italiani del 2014 e quali quelli esteri?

1- News for Lulu – Circles

2- Nadàr Solo – Fame

3- Thegiornalisti – Fuoricampo

4- Non voglio che Clara – L’amore fin che dura

5- The Gluts – Warsaw

1- Sohn – Tremors

2- The War on Drugs – Lost in the Dream

3- Phantogram – Voices

4- Interpol – El Pintor

5- Nothing – Guilt of Everything

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