Boombox meets…Marianne Mirage

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Boombox meets...Marianne Mirage

In occasione del suo concerto allo Zog di Milano organizzato da Astarte Booking, abbiamo incontrato Marianne Mirage per conoscerla meglio e farla conoscere a voi prima del live.

Graviti sulla scena musicale attirando l’attenzione dei media già dal 2014 con l’etichetta Sugar Music di Caterina Caselli, ma sembra che il 2016 abbia proprio puntato su di te: il tuo album “Quelli come me” , in cui ti racconti apertamente, esce il 25 marzo. C’è una traccia che hai particolarmente a cuore?

La canzone del disco a cui tengo di più (anche se non è semplice rispondere) è “Quelli come me”, non a caso da il nome all’album. È una canzone che ho scritto in pochi minuti e già sapevo quello che volevo raccontare e a chi soprattutto. Tutte le canzoni del disco infatti sono parte di me e della mia vita, sono super autobiografica, non ho paura di nascondermi dietro amabili parole, mi piace raccontare anche gli aspetti più complicati. Il 25 Marzo non è così lontano.

Concedici una domanda scontata su Marianne Mirage per conoscerti meglio. Come mai la scelta di andare in scena con un alter ego?

L’uso di uno predomino nel mondo dello spettacolo è stato usato da (quasi) tutti: Edith Gassion è Edith Piaf, oppure Monica Vitti all’anagrafe è Maria Luisa Cecciarelli, David Robert Jones è David Bowie, per non parlare del vero nome di Bob Dylan ovvero Robert Allen Zimmerman. Il mio l’ho scelto con attenzione e Mirage ha un bel significato per questo l’ho scelto.

Sei spesso attrice e regista dei tuoi videoclip, appassionata di fotografia, tuo padre è pittore, hai un diploma in recitazione… Sei stata cresciuta a pane e arte, insomma! Qual è il tuo rapporto con la sperimentazione? Quanto invece ti senti più tradizionale?

Questa è una bella domanda perché sono dell’idea che per essere innovatori o creativi bisogna conoscere cosa c’era prima. Picasso prima di inventare il cubismo era un classico ritrattista. Io mi sento un po’ così, cioè utilizzo la materia tradizionale cercando di valutarne tutte le sfaccettature, se poi si crea qualcosa di nuovo sarà per puro caso.

Canti in italiano, francese e inglese. Con quale lingua ti senti a tuo agio? Come condiziona le tue scelte nella fase di creazione della musica?

Ogni lingua ha il suo suono ed anche il suo pubblico. La scelta della lingua influenza molto sia la scrittura che l’arrangiamento di un brano e nel disco in uscita a marzo troverete due brani in francese che hanno un arrangiamento un po’ diverso. Le mie canzoni nascono quasi sempre con un testo in inglese e poi ci vuole molta ricerca delle parole per ricercare lo stesso suono delle sillabe in un altra lingua.

Giovedì 18 febbraio ti possiamo ascoltare allo Zog di Milano. Qualche anticipazione sui tuoi programmi futuri?

Il live del 18 Febbraio allo Zog (Naviglio) sarà un live acustico voce e chitarra, ma con l’utilizzo di un set di suoni percussori molto profondi, sembrano pad elettronico ma in realtà sarà tutto acustico sonato, sarà sorprendente. Stile urban soul. Per chi si perde quella data sul mio Facebook Marianne Mirage trovate le altre date.

A cura di Giorgia Dughetti

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