BOOMBOX MEETS…MAI STATO ALTROVE

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A cura di Stefania Fausto

Abbiamo incontrato Mai Stato Altrove, progetto musicale da cantautore di Gabriele Blandamura, componente dei Thegiornalisti. Oltre a raccontarci di lui, ci parla anche di un altro suo progetto, Bravo Dischi, una neo-nata etichetta romana con base a Le Mura.

Ciao Gabriele, parlaci di Mai Stato Altrove. Come è nato questo progetto e la scelta del nome?

Il progetto nasce circa un anno e mezzo fa: la band con cui avevo sempre suonato si era appena sciolta e mi sono chiesto se non fosse il caso di fermarmi. In realtà le tribolazioni sono durate molto poco, ma per la prima volta ho ammesso di volere portare avanti la mia vita lasciando un ruolo molto importante alla scrittura di canzoni. Una cosa che comunque avevo sempre fatto anche fino ad allora e per questo ho deciso di chiamarmi “Mai stato altrove”: è un modo per provare a dire e a dirmi che ho capito quale è il posto in cui sto davvero bene e che sono ancora pronto a rinunciare a un colloquio per andare a suonare.

Come è nata l’esigenza di far nascere un progetto tutto tuo, visto comunque la tua collaborazione con i Thegiornalisti?

Ribalto il discorso: scrivo canzoni da più o meno 10 anni e a dire la verità non avrei mai creduto di essere capace di suonare in una band all’interno della quale non ero l’autore principale di musica e testi. Con i Thegiornalisti è stato prima un colpo di fulmine e poi un colpo di fortuna: la scrittura di Tommaso mi è piaciuta dal primo istante in cui l’ho sentita (avevo in camera le mie copie di “Volume 1” e “Vecchio” molto prima di iniziare a suonare con lui!) ed entrare in un progetto già avviato con due dischi pronti per essere portati in tour è stata un’esperienza completamente nuova per me.

Cosa significa per te scrivere canzoni pop? Come è visto nell’orizzonte della musica emergente e indipendente italiana?

Il discorso che tiri in ballo è molto delicato e francamente non saprei risponderti, anche perché credo di sapere scrivere solo canzoni pop! Mi sembra che nella scena diciamo “alternativa” italiana a volte ci si finisca per incartare un po’ nelle parole e nelle definizioni, ma non credo ci siano i paraorecchie all’interno del “pubblico dell’indie”, né credo ci siano regole precise da seguire per piacere. Se ci pensi James Blake, Arcade Fire e Neutral Milk Hotel (sparo tre nomi a caso da “Primavera Sound”) parlano a fette di pubblico piuttosto simili e propongono materiale che più lontano non si può. Non penso dipenda tanto dal fare pop/rock o indie, quanto dall’avere un tipo specifico di sensibilità. Una roba che credo abbiamo tutti in testa (se ti piace Lucio Dalla difficilmente ti piacciono i Modà ecc) e che però è davvero difficile da descrivere.

Quali sono state le realtà musicali che maggiormente ti hanno influenzato nel tuo percorso?

Un boato, quindi riduciamo il tiro alle canzoni che hai sentito e al disco che sto registrando! Al momento sto letteralmente a ruota (si dice anche da voi così?) delle ultime commistioni di hip hop, r’n’b, soul, elettronica e chi più ne ha più ne metta, proposte da artisti quali King Krule, Frank Ocean, Ghost Poet. Diciamo che l’idea è di ispirarmi al ritmo e alle atmosfere di questo mondo, di unirlo al mio gusto melodico che sicuramente è più pop e più italiano (ascolto tonnellate di dischi italiani: Equipe, Battisti, Paoli, Neffa, Carboni, Dalla, Bluvertigo, Cremonini, Tenco, De André, Bersani, Ciampi eccetera eccetera) e di vedere cosa ne esce fuori. Mi sa che voglio fare pezzi pop con il “tiro”.

Il video del tuo primo singolo, City Life, è stato prodotto da Bravo Dischi. Da quello che ho capito, anche Bravo Dischi è una tua creazione. Come è nata e quale è il suo intento?

Bravo Dischi è una via di mezzo tra un’etichetta discografica ed un collettivo artistico, nato proprio durante la registrazione delle mie prime canzoni con il mio produttore Fabio Grande, che penso tu abbia già sentito in quanto frontman dei Quartieri. Abbiamo scoperto di avere gusti ed idee simili e ci siamo buttati. Iniziare con i progetti dei fondatori (Mai stato altrove è il mio, i Fantasmi sono di Alessandro Lepre) ci è sembrata la scelta più naturale ed onesta: almeno se facciamo fesserie saremo i primi a pagarne le conseguenze da ogni punto di vista! L’intento comunque è di andare avanti, di produrre pochi dischi all’anno e di seguire da vicino sviluppo e promozione.

Hai anche un progetto cinematografico, Il Guardone. Di cosa si tratta? Ha un legame con la tua carriera musicale?

Sono un giornalista, adoro il Cinema e adoro scrivere di Cinema. In questo momento ho la fortuna di riuscire a farlo, di tanto in tanto, ma mi è capitato anche di scrivere di musica, sport, cronaca. Nei miei sogni ad un certo punto della mia vita arrivo a fare quadrare le cose e riesco a portare avanti le due attività in parallelo, ma ce n’è ancora di strada da fare!

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