In occasione dell’uscita del nuovo album di M¥SS KETA UNA VITA IN CAPSLOCK il 20 Aprile 2018 e del live ai Magazzini Generali di Milano il 19 Aprile 2018, Myss ci ha gentilmente accolti nella sua maison, le abbiamo chiesto delle sue origini e lei ci ha risposto così…

Io e i ragazzi del MOTEL FORLANINI eravamo alticci, un po’ sopra le righe e così in una magica calda notte d’estate di Agosto milanese è nato tutto, non posso parlarne per via di contratti vari… È iniziato tutto in maniera casuale, abbiamo iniziato con “MILANO SUSHI E COCA” e ora abbiamo iniziato a fare un album; non me l’aspettavo all’inizio, ma alla fine la vita è bella anche per questo, qui la realtà supera la fantasia.

Myss quali sono le tue influenze culturali?

Madonna in primis che io amo, Peaches, I Sexy Sushi, Monica Vitti, Monica Bellucci… mi ispiro a tante figure femminili, e diciamo che dal punto di vista musicale mi ispiro a queste icone super strong, come Madonna da una parte o Peaches dall’altra, o anche alla stessa Miss Kittin: sono tutte donne che si presentano in maniera potente, non aggressiva, lo specifico perché alle volte si percepisce potente come aggressivo e quindi una donna che si presenta in maniera forte pare presentarsi in maniera aggressiva, ma non è così. Spesso questa forza e questa carica nell’esporsi e nell’esprimersi viene presa come un voler andare contro, magari invece semplicemente uno vuole presentarsi così… ecco, sono andata oltre alla domanda a questo giro, però va bene dai.

Mi viene in mente a questo proposito di chiederti allora se mai avrebbe funzionato Myss Keta versione uomo?

Non credo, non avrebbe mai funzionato. Ho un figlio, ma non so se seguirà le mie orme.
Non c’è un corrispettivo, non avrebbe potuto esister un Myss Keta maschile. È un mondo iper femminile e viene esaltata questa parte dalle varie trasformazioni che può fare una donna, le diverse tipologie di donna; si lavora tanto sui vari cliché, sulla frammentazione e varie personalità di una donna che no, non credo avrebbe mai potuto esister un Myss Keto, ma magari che ne so…

E invece com’è il tuo rapporto con Milano? Quali sono i tuoi luoghi preferiti?

[Luogo preferito] Il tribunale di Milano perché ho passato intere notti di after lì. Il mio rapporto con Milano è di amore, Milano è la mia città, sono nata qui, sono cresciuta qui, è sempre stata la mia base nonostante i miei viaggi all’estero o lavori all’estero. Se vedo la Madonnina sono felice, e la vedo da casa mia tra l’altro da vicino…

Com’è andata invece a Londra (ndr. 14 Aprile @The Alibi, London UK)?

È stato molto figo, ti dico c’erano tantissimi italiani insieme ad inglesi, e gli italiani sono andati fuori di testa perché non vedevano l’ora di cantare in italiano. Si sono sfogati in maniera estrema. C’erano anche molti inglesi e quando senti un inglese che ti dice “BURQA DI GUCCI” è un onore estremo. Mi sono mega divertita, situazione super punk, calorosa e bella potente.

E In UNA VITA IN CAPSLOCK quanto è presente Milano rispetto le altre città?

In questo nuovo album non volevo fare riferimenti geografici precisi in modo che ciascuno potesse immaginare certe cose, perché ciascuno ha dei suoi luoghi privilegiati. A parte appunto “ULTIMA BOTTA A PARIGI” che è ambientata appunto a Parigi, evidentemente in un hotel, evidentemente di lusso.

Che rapporto hai col mondo del clubbing?

Io sono stata svezzata nei club, essendo stata concepita al Cocoricò: questo mi ha segnata tutta la vita. Il rapporto col clubbing è positivo e non credo che Myss sarebbe potuta nascere senza essere stata così tanto presente nei club, perché ci sono certe cose della cultura clubbing molto presenti in Myss Keta, come ad esempio l’eccesso, il travestirsi, il cercar di far cadere le proprie inibizioni… questi sono tutti valori della nightlife, del clubbing e soprattutto del queer che oramai si sono innestati in Myss Keta. Essendo cresciuta tra i club, gli after e situazioni così ho tanto di quel mondo dentro, e questo ti fa mantenere un certo immaginario, un modo di vedere le cose.

A proposito di club mi viene in mente Lalla Bitch

My love Lalla Bitch. Lalla bitch è un personaggio che seguivamo con Motel Forlanini, come Myss Keta che è un progetto che va avanti grazie a tutto il team: siamo una dozzina di persone e ciascuno si occupa di qualcosa specifico, come styling, video, musica, grafica, set design eccetera. Le cose poi cambiano e ora il progetto Myss ha richiesto un po’ più di lavoro, anche perché Myss Keta permette a tutti [del Team] di esprimersi in maniere che altrimenti non potresti fare, ad esempio Simone Rovellini se vuole fare i video in un certo modo lo può fare con Myss: è un territorio sperimentale per tutti quelli che ci lavorano. Myss si presta tanto a questo.

Lo vedo molto, soprattutto nei video, non sono per nulla casuali, e si vede che il progetto MYSS KETA è infatti frutto di tante teste e culture professionali diverse…

È vero. Per esempio il video di “UNA VITA IN CAPSLOCK”, che ha anche iniziato l’epoca dell’album, volevamo fosse qualcosa “in capslock” cioè totalmente aggressivo, visivamente molto scioccante e abbiamo cercato dei riferimenti forti. O per esempio con “BOTOX” invece ci siamo spostati in un terreno più “smooth” che fa parte di un immaginario erotico all’italiana degli anni ’70; ogni volta ci diciamo che vogliamo cambiare le varie parti dell’immaginario di Myss. E ovviamente Myss è tutto questo, non viene denaturata, è tutte queste cose, si esprime attraverso linguaggi sia musicali che visivi.

Sei anche cambiata tanto rispetto a “MILANO SUSHI E COCA” e questa evoluzione si nota partendo anche dallo stile con cui ti vesti o ti mascheri…

Come styling c’è una ragazza di Porta Venezia, Elena Sanfilippo, che mi segue da quando è nato il progetto di Myss. In ogni cosa, anche nella musica, se tu senti “MILANO SUSHI E COSA” e poi “LA MIA VITA IN CAPSLOCK” noti il salto di qualità, da ogni punto di vista abbiamo cercato di evolverci. [L’evoluzione] è stata automatica, se ti viene voglia di fare un progetto al meglio lo fai automaticamente, trovi nuove realtà, nuove espressioni, a partire da una ricerca più raffinata.

Come mai nella copertina allatti una scimmietta?

La scimmia è l’animale simbolo dell’album: è un umano meno evoluto del tutto irrazionale. L’allattamento è immagine del razionale che nutre l’irrazionale e quindi viceversa l’irrazionale si fa nutrire dal razionale, si è cercato di esplicare con un’immagine questo circolo. Nell’album la parte irrazionale viene fuori nei testi, soprattutto è esplicito in “LA SCIMMIA È PAZZA”. La parte razionale è prevalentemente la forma dell’album ovvero com’è stato pensato, il lavoro, il retropensiero, il modo in cui è stata composta la tracklist, i ragionamenti dietro.

A proposito come nascono i testi di Myss Keta?

Prima nasce una frase o una linea a caso e poi ci ragioniamo sopra, oppure abbiamo un titolo o un beat e poi ci ragioniamo sopra. Di solito per le canzoni si parte da un argomento che ha un titolo o una frase breve: ci capita magari di dirlo la sera e poi uno se le appunta, il mio cellulare è infatti pieno di appunti. Dopodiché ci fermiamo e cerchiamo di snocciolare l’argomento. Spesso ci capita di farlo nelle ore più strane, quelle notturne, wild e dark.

La tua musica si pone apertamente al pubblico, ma come risponde questo, considerando che in molti non ti comprendono? E che rapporto hai con gli haters?

Ci sono molte chiavi di lettura dell’album di Myss e non è nel mio stile dare una lettura precisa. Se tu ad esempio vedi un quadro ci vedi una cattedrale magari, insomma vedi quel che vuoi vedere, chi invece magari ha certe informazioni vede lo stesso quadro diversamente: il prodotto artistico non deve essere spiegato, c’è chi lo riceve a un livello e chi a un altro livello e per me va bene così, anzi fa parte del gioco. Chi vuole approfondire [l’album di Myss] si legge le interviste, guarda i video, o i precedenti però va bene anche se ci si ferma a una prima lettura, superficiale e frettolosa, va bene così, oramai è così. Come chi ascolta e poi scrive [su YouTube] un commento d’odio subito: c’est la vie. I commenti negativi che apprezzo ricevere sono le critiche musicali o specifiche ai video o a quello che faccio, critiche su aspetto fisico, specie perché sono donna, o su quello delle ragazze [di Porta Venezia], non mi tangono proprio, anzi dopo un po’ più li rimbalzi e diventi più strong. Gli haters sono anche quelli che divulgano più il verbo dell’artista, ci tengono con messaggi personali a scrivere che gli ha fatto cagare quella cosa, ed è bellissimo come queste persone ti regalano del tempo. È un meccanismo strano: queste persone regalano il tempo per parlare di qualcosa che odiano. È un fenomeno che comunque ci sta, fa parte della cultura digitale.

Non si può essere esenti da critiche…

No, zero. YouTube è il portale dell’inferno.

Nel video di “BOTOX” c’è Tea Falco, com’è successo?

Ho conosciuto Tea ad una festa della Fashion Week al Bar Basso e ci siamo subito volute bene, poi siamo uscite un paio di volte, continuavamo a scriversi, e ci siamo beccate a Milano recentemente. Pensavamo che nel video di “BOTOX” ci dovesse essere per forza una presenza esterna che interpretasse il dottore e lì l’illuminazione che Tea avrebbe potuto funzionare, perché è una donna algida, interpreta un dottore alieno e fa contrasto con me affianco e quindi funzionava questo contrasto tra me Myss Keta con questa femminilità all’italiana e Tea Falco algida in tenuta da dottore. Lei c’è stata perché è una che si mette molto in gioco e questo ci unisce molto.

Parlando di collaborazioni spicca il nome di Riva, tuo braccio destro…

Riva è uno degli elementi fondanti del progetto di Myss Keta, produttore e cura tutta la parte musicale assieme a me e con lui curo anche la parte digitale relativa ai produttori esterni. Riva da giorno 1 c’è, produttore di “MILANO SUSHI E COCA” ti lascio capire…

Future collaborazioni di ogni tipo che speri un giorno?

Al momento con l’album ho realizzato vari sogni collaborando con produttori esterni. Ecco di produzioni mi piace un botto Sophie. In realtà ti dico di collaborazioni che mi piacciono ne ho fatte come ad esempio nell’album di Generic Animal che compaio in una canzone. Forse ho bisogno di staccarmi mentalmente da quest’album per capire che collaborazioni vorrei fare; sicuramente sono fissata con certi tipi di produttori simili alla scuola di Sophie con cui mi piacerebbe collaborare. Mi piacerebbe estendermi anche a realtà video esterne.

Beh già l’avete fatto ora…

Sì ad esempio “BOTOX” è curato da Roberto Ortu e Tommaso Ottomano che sono due registi esterni a Motel Forlanini. Ci piace collaborare con persone che hanno una certa mano che può rientrare nell’immaginario d Myss Keta.

3 motivi per cui dobbiamo sentire UNA VITA IN CAPSLOCK e 3 motivi per cui non dobbiamo…

Non mi piace la parola “dovere” perché sono una ribelle.

Allora per cui suggerisci di sentire…

  1. È ricco di produzioni fighe
  2. Si riesce a guardare l’interiorità di Myss Keta
  3. È davvero figo

Di  non sentire non ne trovo. Assaggia e poi mi dici dicevano le Cin Cin

Mi hai già detto le tue influenze, ma da una tua intervista (ndr. Su Rollingstone) mi ha colpito la tua citazione a “Blob” il programma definito come arte nella televisione attuale

Ghezzi è un mio mito personale, ha fatto “Fuori Orario” e “Blob” che sono pietre miliari della tv italiana. Blob prende una giornata di televisione, la spezza, la taglia e te la rimette come vuole lui per farti fare nuovi meccanismi mentali. Guarda, rimacina e rigurgita. È un’operazione artistica, è critica al fatto che siamo bombardati da immagini che hanno significati in quel momento, ma che poi staccandole da lì diventano futili.

Che poi è quello che fai anche tu…

Sì, mega.

Ad esempio in “#FIGHECOMEILPANICO

Sì, ma anche “BURQA DI GUCCI“. È la stessa operazione: quello che accade, quello che vedo, lo prendo lo rimastico e lo butto fuori secondo la lente “myssketiana” cioè ironia, eccesso, estremo.

Tu sei scorretta, sei politicamente scorretta ma onesta. Funzionerebbe anche senza maschera?

Credo che la maschera sia intrinseca in lei, anche perché è un modo per far identificare le persone, si rifà al Teatro Greco. È un gioco performativo, quindi è inscindibile.

Parli spesso della Milano Bene…

Sì lo sfarzo di Myss Keta è come quei calici di plastica che si compongono. Lo sfarzo sta negli occhi di chi guarda, questa me la sono appena inventata. Il parlare di quell’ambiente è molto ironico, rappresenta una certa volontà più che della Milano stessa.

Come ti senti per la data del 19 ai Magazzini Generali a Milano?

Quella di Milano è una data importante, ci saranno diversi ospiti importanti e inoltre non mi esibisco a Milano da fine 2017 quindi sono super carica e ci teniamo particolarmente; sarà un bello spettacolo oltre che un concerto. Dopodiché parte il tour d’Italia, Caserta, Roma, Bologna, Livorno, Bari e poi altre date estive. A me piace molto la dimensione del tour e sono super carica.

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A cura di Sara Palumbo

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