BOOMBOX MEETS…LETLO VIN

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A cura di Valentina Aiuto

Eccovi l’intervista ad un altro degli artisti che si sono esibiti in occasione del Folk Fest. Lui è Letlo Vin e il suo album d’esordio – uscito il 2 ottobre – si chiama Songs for Takeda.

Presentaci Letlo Vin. Da dove nasce il progetto? Cosa ti ha spinto a scrivere e a musicare le tue emozioni?

Letlo Vin nasce dopo essermi accorto che il modo più spontaneo che ho avuto per metabolizzare il suicidio di un mio carissimo amico è stato quello di scrivere canzoni. Per questo non lo chiamerei un progetto, perchè ancora oggi non seguo un piano e non cerco di strutturare nulla, semplicemente suono quello che sono e grazie a dio sono in buona compagnia, grazie al fondamentale supporto dei miei due amici musicisti Rahim e Bronco…

Quali sono le principali influenze musicali che hanno segnato il tuo percorso artistico, quelle senza le quali non saresti Letlo Vin oggi?

Ho sempre suonato rock in varie band locali, ma dopo questa tragedia ho smesso per qualche anno. Ciò mi ha permesso di riavvicinarmi in solitudine ai miei primi ascolti, il folk americano ed il soul degli anni 60. Anche in questo caso quindi, ho suonato e suono quello che mi viene normale quando strimpello la chitarra a casa, dato che i miei primi ascolti sono stati Bruce Springsteen, Leonard Cohen, Van Morrison, Johnny Cash, Pete Seeger, Sam Cooke, Aretha Franlklin, Percy Sledge…

Nel tuo album di debutto, “Songs for Takeda”, è possibile trovarsi davanti a tre momenti diversi, in cui si trovano anche stati emotivi differenti. Potresti tracciarci le tappe principali?

Mi sono accorto che senza volerlo stavo ricostruendo la storia di Takeda (nickname del mio amico) con le canzoni…quindi i primi due brani (Rusty world’s seeds e Roll over my devils) danno voce a Takeda stesso, immerso nella sua depressione. Dal terzo brano in poi, invece, entra in gioco la mia narrazione cruda ed oggettiva dei fatti: la descrizione degli attimi prima e dopo il suicidio, le persone convolte etc. Infine, con gli ultimi due brani, Takeda e So far away, la rielaborazione del lutto è finalmente avvenuta ed io sono in grado di fare pace con Takeda e dirgli finalmente addio senza rancore.

Alla luce del FolkFest e di altri festival a cui hai partecipato – anche in qualità di spettatore -, come pensi debba svolgersi un festival per essere considerato perfetto?

Un festival riesce bene se la gente che lo organizza ci mette il cuore, come hanno fatto per esempio Emiliano, Valerio e Leo al Folk Fest. In questa maniera si scelgono le band, si organizza la promozione e si gestisce la serata… e la differenza si vede…

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