BOOMBOX MEETS…LEO PARI

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A cura di Giuseppe Giovine

Il ciclo d’interviste relative al Folk Fest continua! Ecco a voi quella a Leo Pari che ci svela qualche anticipazione sull’ultimo capitolo della sua anagrammatica trilogia di opere.

Hai spaziato tra molti generi nel corso della tua carriera, dal rock al rap, arrivando all’elettronica. Mentre gli ultimi due album tendono al folk/rock. Credi di aver trovato la forma di espressione migliore per trasmettere le tue sensazioni?

Penso di si! Dopo tanto peregrinare nei vari mondi musicali ho optato per la forma canzone semplice, e quindi folk. Anche perché a mio parere il folk italiano corrisponde al cantautorato, al di la delle varie forme folkloristiche vere e proprie. Ad esempio, quello che è considerato folk negli Stati Uniti o in Inghilterra, in Italia, almeno a mio avviso, corrisponde al cantautorato. È la forma che mi soddisfa di più, la forma in cui riesco ad esprimermi meglio, ed esprimere la mia musicalità in maniera più completa e più interessante.

Resina e Il canto della sirena fanno parte di una trilogia di album, che verrà portata a conclusione con il prossimo disco. Puoi darci qualche anticipazione su di esso?

Posso dirti innanzitutto che il terzo disco è già scritto e sto selezionando i brani da inserirci. Sarà un disco che avrà, come gli altri due, uno spazio per le canzoni sentimentali, però sarà più focalizzato su delle analisi introspettive con degli sfondi anche sociali, analisi di costume diciamo. Mentre i primi due dischi parlavano di persone, questo parlerà invece più di personaggi. Parlerà più di qualcosa che mi circonda piuttosto che qualcosa che mi è interiore. Non sarà un disco sentimentalmente autoreferenziale, come lo è stato Resina più di altri, sarà un disco di respiro più ampio, incentrato sull’umanità.

I tuoi dischi sono prodotti da Gas Vintage Records, che è la casa discografica che tu stesso hai creato. Quali sono i vostri progetti in cantiere?

Tante novità per il 2015! Forse la più importante sarà quella del secondo album per Discoverland, il duo formato da Pier Cortese e Roberto Angelini, che sono alle prese con un nuovo lavoro di destrutturazione di canzoni esistenti per ricrearne di nuove. Poi ci sono altri tre progetti che usciranno per Gas Vintage Records: uno si chiama BMC – Big Mountain County, che è un progetto di beat psichedelia per alcuni versi simile alla nostra ultima uscita, che è stata The Elephant, progetto west coast ma che mischia prog, rock, trip music. Avremo il nuovo album da solista di Davide Lipari, alias One man 100% Bluez, ovvero il frontman dei Cyborgs. Nonostante usi una maschera per non farsi riconoscere, il suo blues rimane inconfondibile ed avremo la possibilità di riapprezzarlo con questa nuova uscita a febbraio 2015. Ultima sorpresa: ci sarà un disco di Leo Pari nel 2015 ed un paio di sorpresine, che però non posso svelarti in questo momento… Bollono in pentola diverse cose! Folk Fest ad esempio è un’appendice di quello che è il lavoro che Gas Vintage si sta proponendo di fare, anche come mezzo di promozione se vogliamo di quelli che sono i progetti interni alla nostra etichetta.

Come vorresti che fosse un festival per poterlo considerare perfetto?

Sicuramente come il Folk Fest! Secondo me un festival andrebbe fatto così, con tanti artisti, simili ma diversi allo stesso tempo, con un filo rosso che lega un po’ tutte le realtà che vengono a suonare. Un festival dovrebbe dare spazio a delle realtà affermate e allo stesso modo cavare dal buco altre realtà che invece non sono molto conosciute. Credo che sia dovere per gli organizzatori non limitarsi a chiamare i “soliti noti”, ma fare anche un piccolo lavoro di ricerca. Possibilmente dev’essere per più di un giorno, ma soprattutto pieno di gente!

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