In vista del loro live previsto per venerdì 15 settembre al Rocket di Milano per la serata targata Linoleum, abbiamo scambiato quattro chiacchiere con i Lemandorle. Loro si definiscono come “un progetto di pop daltonico che si muove tra ricordi geolocalizzati e ambizioni globali. Un Mac, un microfono e tre-minuti-tre per raccontare delle storie qualunque, descritte per immagini, come se la vita fosse una bacheca di Pinterest”.

Iniziamo con una domanda di circostanza ma anche doverosa. Attorno a lemandorle si avvolge una nube di mistero; un nome tutto attaccato, un prodotto siciliano che suggerisce la provenienza, eppure poco si sa di voi. Perché e come nasce lemandorle?

Dopo anni passati ad ascoltare musica ossessivamente abbiamo deciso di chiuderci in casa qualche mese per imparare a usare Logic e provare a scrivere canzoni in prima persona. A febbraio del 2016 è venuta fuori Le Ragazze. L’abbiamo fatta ascoltare in giro e d’estate è entrata in heavy rotation su Radio Deejay. È stato surreale. Alla base di tutto c’è un amore viscerale per la musica. Una roba compulsiva.

In “Ti amo il venerdì sera”, uscito a marzo di quest’anno, gli amori nascono e finiscono verosimilmente in uno dei tanti club della città, sono amori passionali, ma di fatto vuoti: cito “forse mi ami e manco ti conosco”. Nella vostra biografia dite che le vostre sono storie qualunque descritte per immagini, eppure la sensazione è che non siano storie qualsiasi ma un po’ di tutti noi. Che interpretazione dare ai racconti di cui suonate?

Sì sono storie qualunque e proprio per questo probabilmente universali. Ci piace mescolare, come nella musica, componenti diverse. Elementi personali, con storie inventate. Citazioni, ricordi, pezzi di conversazioni o storie ascoltate per caso in giro. La verità è che per noi, sia a livello musicale che di testi, vale tutto. Qualsiasi cosa potenzialmente è fonte di ispirazione. All’esterno la struttura è semplice, dentro però si muovono molti strati.

Nell’estate 2016 esce “Le Ragazze”, quest’anno è uscito “Ti amo il venerdì sera”: due singoli a distanza di un anno. Il 2018 ci regalerà un altro singolo o avete più sorprese per il vostro pubblico?

Tra poco entreremo in studio per registrare il terzo singolo. Uscirà ancora nel 2017. Il 2018 invece sarà l’anno dell’album. Forse. Il sogno però è fare un beat per Kanye West e che Frank Ocean ascolti il nostro remix di Nikes, con cui apriamo tutti i live.

Lemandorle suonano insieme agli Ex-Otago. Com’è andata la collaborazione? Avete in piano altre collaborazioni insieme?

Si è presentata l’opportunità di fare un remix per l’edizione deluxe di Marassi e ci siamo subito messi al lavoro su una delle nostre tracce preferite dell’album, Mare. L’idea era quella di trasformare il brano in un tributo alla scena musicale di Goteborg di fine anni duemila. Band come gli Studio, The Tough Alliance, Air France, The Embassy. Puro onanismo nerd che possono capire in tre. L’abbiamo mandato ed è piaciuto. Perora non sono previste altre collaborazioni ma ci piacerebbe di sicuro. Hanno fatto un disco gigante.

Da giugno fino a settembre siete impegnati in un tour estivo. Quanto influisce la dimensione live nella diffusione della vostra musica? E…raccontateci come sta andando… aneddoti, gente ubriaca, amori estivi e quant’altro.

È il nostro primo tour. Le nostre prime date. È tutto nuovo. È una palestra. Stiamo raccogliendo informazioni ed esperienza. Trovare gente che da Molfetta a Lugano conosce “Le Ragazze” e “Ti Amo il Venerdì Sera” e le canticchia ci sorprende sempre. Inoltre stiamo testando i brani nuovi. Una delle robe più assurde del tour è stata conoscere Jarabe De Palo a Napoli o fare le sei del mattino a Molfetta con Myss Keta aspettando l’alba su una terrazza a un metro dal mare mentre Bell Towers suonava solo Italo-Disco.

A cura di Sara Palumbo

 

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