Il 29 marzo è uscito il primo album di Legno Titolo Album. Noi li abbiamo incontrati poco prima del loro live e per farlo ci siamo addentrati negli oscuri meandri dell’Ohibò: due figuri con delle scatole che coprono i volti ci hanno accolti e ci hanno spiegato cosa si cela dietro il progetto.

 

Ciao Legno! Chi siete e come mai coprirvi?

Siamo Legno, Legno felice e Legno triste. La scatola serve per far arrivare prima la musica cosa necessaria in una società in cui si dà valore prima all’aspetto, anche la scatola già di per sé dà un aspetto ma questo serve solo per rappresentare i vari stati d’umore, e lo si vede bene dall’immagine di copertina dell’album. Ciascuno insomma può rappresentarsi come meglio crede, durante i live ad esempio noi usiamo una scatola neutra, così che poi decidi tu.

Inoltre siamo due appassionati di supereroi abbiamo voluto prendere spunto dalla maschera per diventare anche noi dei “supereroi” della musica che risolvono problemi suonando, che poi forse l’effetto è il contrario e i problemi di chi ci ascolta aumentano [ridono]…

Infatti il vostro è un album a tratti malinconico…

Racconta di come tutti siamo stati delusi in amore. Sono canzoni che nascono dai nostri trascorsi che poi sono i trascorsi di tutti. Prendi ad esempio “Friendzone”: chi non è mai stato friendzonato nella vita?  Si parla poi molto di dipendenza, intesa come una dipendenza bella, che può essere l’amore.

Mi dicevate prima che siete nati a caso…

È vero. In primis siamo una coppia di amici, entrambi suoniamo, abbiamo iniziato a trovarci e a scrivere “Sei la mia droga” e ci siamo messi insieme. Anche il nome “Legno” nasce a caso. Idem le scatole, siamo ripartiti da zero senza i nostri volti. Legno nasce con l’intenzione di dare un’identità precisa in cui ciascuno si potesse rispecchiare. Tutti possono diventare Legno, persino Biagio Antonacci se decidesse di mettersi su la scatola.

Titolo Album è il nome del vostro nuovo disco…

Sì. Quando si deve decidere il nome dell’album si tende a scegliere quello di un singolo del disco, ma noi non vogliamo dare importanza al singolo pezzo, così non volevamo dare un nome che coprisse i brani. Quando il grafico ci ha mandato la copertina pronta sotto c’era scritto “Titolo album” e noi lo abbiamo lasciato così [Artwork Copertina: Distrattamente].

Siete finiti su due playlist molto famose di Spotify. Come ci si sente?

Per noi è una roba ganza. Partire da zero e trovarci su una playlist fa strano, inoltre insieme dei nomi come Calcutta, Gazzelle, Paradiso ecc. Vogliamo sperare che se siamo stati inseriti lì è perché siamo piaciuti a qualcuno e si è trovata una coerenza tra la nostra musica e la playlist. È un grande onore e vuol dire che qualcosa si è fatto. Spotify poi è un po’ la radio di ieri quindi, sì, ci fa piacere.

Iniziate il vostro primissimo tour proprio qu all’Ohibò. Come state? Paura, eccitazione?

Siamo tranquilli, soprattutto perché siamo in due e l’avere una spalla è un aiuto enorme. Soprattutto la scatola che è un filtro che un po’ ti fa da scudo.

Concludiamo con un: perché qualcuno dovrebbe ascoltarvi?

Legno triste: questa è roba per te Legno felice
Legno felice: siamo in due, un legno felice e uno triste: chi ci ascolta può trovarsi. Perché Legno? Perché ti svegli la mattina, il caffè o il cappuccino, se vuoi anche di soia, con sottofondo “Titolo album” e ti senti bene.
Legno triste: ma sì, se vi va di ascoltarci ascoltateci.

 

Per saperne di più su Legno:

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A cura di Sara Palumbo

 

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