BOOMBOX MEETS…LA BESTIA CARENNE

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A cura di Stefania Fausto

Abbiamo incontrato La bestia CARENNE, un gruppo che affonda le radici nella canzone d’autore e nel folk italiano dando poi luce di sonorità miste, da rock a gitane.

Ciao ragazzi, innanzitutto parlateci di come è nato il nome del gruppo, come siete arrivati a “La bestia CARENNE”?

Scegliere un nome ad un bimbo è un processo complicato. Eravamo indecisi tra Raffaele e Carenne. Conti alla mano, sono poi nomi che si somigliano.
Forse da Raffaele, il giovane sarebbe cresciuto più educato e meno cane. E sarebbe stato un grosso peccato perché noi proprio cane lo volevamo. Cane. Cane e maiale.
Massimo Troisi, rivoluzionario della Napoli ’80, anche lui ci insegna che il nome determina il carattere: Ugo è troppo compìto, Massimiliano troppo scostumato. Carenne è nato bestia. Non doveva essere altrimenti e non volevamo altro.

Il vostro progetto di raccogliere fondi su Musicraiser è andato a buon fine. Cosa ne pensate del crowdfunding e cosa ha significato per voi questa esperienza?

Abbiamo avuto modo di parlarne spesso e ci fa sempre piacere ribadire la nostra opinione in merito al crowdfunding. A monte della nostra esperienza eravamo scettici: un processo tautologico in cui vince chi ha già vinto, emerge chi è emerso. Quei pochissimi.
E poi una massa grigia di gruppi insignificanti che sono la vera calamita, il vero bacino d’utenza di questi siti. Il rischio è reale. Non siamo mica complottisti dell’ultim’ora.
Ed invece Musicraiser ci ha stupito. Per un mese siamo stati in home page, per 15 giorni incollati al banner del sito assieme ad Alessandro Grazian, Amaury Cambuzat e Federico Fiumani. Insomma per lo staff di musicraiser, che ci ha seguito davvero tanto durante la campagna, quel che conta non è solo “nome” e “notorietà”, il progetto deve esse valido, deve “funzionare”. Noi abbiamo dimostrato da subito di essere molto attivi, di aver messo da parte una buona dose di energie per la campagna, di avere un grosso seguito nella nostra regione. Abbiamo elaborato un progetto accattivante e funzionale e, messe assieme le forze, abbiamo raggiunto un incredibile 273%. E’ stata un’esperienza molto positiva ed anche molto significativa.

Un mese fa è uscito il vostro primo album, Catacatassc’, come è nato e perché avete scelto questo nome?

Catacatassc’ è la seconda sosta. 3 anni fa con l’incisione di “ponte”, il nostro primo ep, è cominciato questo percorso. Il resto è conseguenza.
E’ una frana.
E’ il giorno del trasloco, casa nuova al 4° piano, perdi la presa sullo scatolone con le pentole e giù per le scale.
E’ catacatassc’.
Dovrei raccontarvi di tutte le mangiate e le bevute fatte assieme, dei nostri commensali sopratutto. Di tutte le belle labbra che abbiamo baciato e che non badano al giudizio del sangue.
Vi basti sapere, forse, che “le catacatasce” sono “le lucciole”, un genere di piccoli insetti coleotteri. Luminescenti.

La vostra musica ricorda le sonorità di Capossela e De André, ma presentando una propria originalità. Quali sono state le linee guida della vostra personalità? Chi sono stati gli autori che hanno permesso che “La bestia Carenne” sia quella che è oggi?

Non siamo ancora pienamente consapevoli del nostro carattere, non abbiamo ancora quell’età. Sappiamo solo che c’è tutta una serie di cose che ci va di fare e Catacatassc’ sta nel mezzo. Sono tanti gli autori che ci hanno formato. Sarebbe scontato parlare di un infanzia a pane e De Andrè.
Ascoltiamo tantissime cose e proviamo ad essere ricettivi quanto più possibile. Siamo sopratutto molto attenti alla musica che ci circonda.

Quale è il segreto dell’uniformità della vostra eterogeneità strumentale?

Sono canzoni che abbiamo portato in tasca per un sacco di tempo. Le abbiamo usate e maltrattate in un infinità di modi.
Ci siamo presi un bel po’ di tempo per mettere a punto un suono che ci andasse a genio e questo ancora prima di cominciare a registrare il disco.
Insomma, abbiamo cercato un sound e crediamo sia proprio questo a dare corpo a un lavoro eterogeneo come Catacatassc’. Non è stato facile saltare dalla milonga, al country, al rock’n’roll mantenendo la stessa anima e il nostro carattere.

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