BOOMBOX MEETS…KARAVANS

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a cura di Valentina Aiuto

 

Boombox non si ferma mai. Oggi pubblichiamo l’intervista fatta ai Karavans, band torinese che si è esibita sul palco del Linoleum, serata del venerdì al Rock’n’Roll Milano.

Chi siete e come sono nati i Karavans?

Siamo i Karavans, suoniamo in 4, veniamo da Torino. Ci siamo formati circa un anno fa, dalle ceneri di un altro gruppo che si è poi evoluto in questo secondo progetto. Cantiamo in italiano e stiamo suonando come pazzi in sala prove per chiudere il nostro primo album. Abbiamo già pubblicato 4 singoli con relativi video su Youtube, in quanto è nostra volontà quella di dare una cadenza bimestrale alle pubblicazioni, almeno fino a quando non uscirà l’lp. Adesso stiamo scrivendo, stiamo crescendo e cambiando.

Quattro singoli con quattro video. E’ una strategia particolare quella che state seguendo?

Di base, la strategia iniziale era quella di fare uscire ogni brano con un video per non perdere tutto il tempo prezioso che sta dietro alla produzione di un album. Passa molto tempo e alcune tracce poi vengono perse. Durante un periodo di sei mesi in cui scrivi, hai voglia di far sentire dei pezzi e il rischio di conservarli tutti fino alla realizzazione dell’lp è che alcuni di essi saranno già considerati vecchi. A parer nostro, infatti, c’è già molta differenza tra un brano e un altro, perché comunque nel frattempo si cresce ed è bello vedere un aggiornamento costante di quello che si sta facendo. Poi ci piace tantissimo fare i video. Buona parte li facciamo da noi e, visto che ci divertiamo, ne buttiamo fuori uno per ogni pezzo che presentiamo. L’immagine comunque ha un forte impatto e serve per trasmettere un qualcosa al pubblico. C’é anche una derivazione dalla musica dance, che prevede pubblicazioni continue, permettendo a chi ascolta di evolvere insieme a te. All’inizio non contemplavamo un album, adesso ne sentiamo il bisogno e lo stiamo realizzando.

Su facebook, la vostra descrizione recita “Bianco, nero e qualche traccia di rosso”. Spiegatecela.

In realtà questa descrizione nasce per dare l’idea di come siamo, ossia molto semplici, con poche caratteristiche ma allo stesso tempo fondamentali. L’ispirazione è nata dal fatto che le descrizioni dei gruppi sono sempre tutte uguali e la nostra volontà era quella di ridurla ad un’immagine. L’abbiamo scritta, oltretutto, in un periodo in cui è uscito un video totalmente in bianco e nero con solo qualche particolare in rosso. È un po’ l’evoluzione che abbiamo avuto, d’altra parte. Siamo partiti coloratissimi, nel senso che sia i tesi che la musica erano positivi, quasi tutti in tonalità maggiore. Canzoni di un’imbecille ingenuità. Adesso siamo cambiati, abbiamo limato un po’ alcune caratteristiche e cerchiamo di essere più diretti, senza avere costruzioni di sorta. Facciamo quello che ci garba. Anche musicalmente siamo diventati più “aggressivi”, più diretti, e la descrizione voleva proprio rappresentare questo.

Quale sarà secondo voi, tra quelli già usciti nei primi mesi di quest’anno e quelli annunciati, il miglior album italiano della scena indipendente del 2015?

I Verdena sono uno dei nostri gruppi italiani preferiti e il disco ha confermato le nostre aspettative. Ci incuriosisce anche Bianco. Aspettiamo poi di sentire il nuovo dei Ministri.

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