Boombox meets…I Giocattoli

2375
i giocattoli

I Giocattoli nascono per puro divertimento sul finire del 2016 da un idea di Duilio Scalici e Ernesto Mormile, dilettandosi dapprima in cover. La passione per il video-making li porta a realizzare anche dei video che nell’immediato diventano virali. Abbiamo scambiato con loro quattro chiacchiere.

Si passa da cover dei Pop X unite a Nino D’Angelo (vedere per credere) a strofe intime come “Con le mie tele ti avvilupperei, con le mie tele non mi scapperai, con le mie tele non mi lasceresti mai” (Il Ragno), al primo impatto vi si ama, ma al tempo stesso si rimane spiazzati. Che cosa siete?

Siamo semplicemente noi stessi. Non aspiriamo ad altro e non neghiamo le nostre mille sfaccettature sia come musicisti che come persone. Se fuori ridiamo, dentro un grosso senso di malinconia ci corrode costantemente, formulando continui pensieri.

L’album è ancora in lavorazione, ma già si parla di voi e il singolo Il Ragno scala le classifiche. Come sarà l’affermazione de I Giocattoli nella scena indie italiana con l’uscita del lavoro completo?

Siamo contenti che grazie a Il Ragno stiamo iniziando a farci conoscere, ma del futuro non possiamo essere certi di nulla. Possiamo sperare soltanto che questa “scala” sia tutta in salita. Il disco sarà surreale, malinconico, ironico, dinamico e “lento” al tempo stesso.

Qual è il filo che lega Ivan Graziani e Jodorowski tra i vostri riferimenti? E quali sono le maggiori ispirazioni per la vostra musica?

Ivan Graziani e Jodorowski possono stare assieme solo sul brano “Sulla Neve”. Entrambi riconducono ad una mia esperienza sentimentale. Ad esempio “Firenze (canzone triste)” è stato casualmente il sottofondo musicale del primo bacio con questa ragazza, ma al tempo stesso, reduci da un concerto degli Of Monster and Men a Firenze, ci siamo lasciati. Da qui la strofa “Firenze è una canzone triste, Ivan Graziani ci colpì solo tu”. Veniamo tutti da generi totalmente differenti ma i gruppi che più ci accomunano sono: The Cure, Talking Heads, Diaframma e gran parte del cantautorato italiano.

Avete un nome e una pagina Facebook ironici, dei testi e delle copertine (persone di spalle) malinconici; parlateci di questo dualismo tra ironia e malinconia.

Il nostro progetto musicale vuole semplicemente essere quanto più vicino possibile al concetto di “individuo”. Un individuo che puoi essere tu, così come io, così come qualcun altro. E chi di noi ha una sola sfaccettatura? Chi è soltanto ironico e chi soltanto “pensieroso”? Come insegna Pirandello ogni individuo cambia a seconda del contesto, della situazione, della persona che si ha accanto. Cerchiamo quindi di raccontare quanto meno queste due “realtà” senza imporci limiti reali.

Non solo Sulla Neve e Il Ragno sono due bellissime canzoni d’esordio, ma sono anche accompagnate e supportate da due videoclip veramente ben realizzati. Come si è strutturato questo percorso da musica ad immagini?

Innanzitutto grazie di cuore per i complimenti da tutti noi. Io sono fotografo/videomaker di professione, ho lavorato anche per Madedopo, 99Posse, Bologna Violenta e Mtv Italy per citarne alcuni. Nonostante tutto “Sulla neve” (che è il primo video) ho voluto affidarlo a Salvo Cataldo, un mio collega molto in gamba: volevo discostarmi dal “mondo delle immagini” per l’esordio. “Il ragno” invece ho dovuto realizzarlo io perché in un certo senso la canzone nasce prima come “immagini” durante un sogno/incubo che ho fatto tempo fa. Lo scopo era quindi di riuscire a realizzare il videoclip quanto più fedele possibile al sogno fatto.

A cura di Andrea Predieri

Commenti su Facebook
SHARE