BOOMBOX MEETS…GIULIANO DOTTORI

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VENDESI Cantautori (Vol.VI)

A cura di Paolo Loreto

Giuliano Dottori, nato a Montréal, cantautore milanese al suo quarto album. Già chitarrista degli Amor Fou, è il nostro “cantautore in vendita” con il suo ultimo lavoro “L’Arte Della Guerra Vol.II”.

Sei un promotore del crowdfunding per la produzione musicale. Hai trovato in questo metodo quello che cercavi? Il rapporto di responsabilità verso l’ascoltatore continui a viverlo come uno stimolo produttivo o più come una reciprocità di intenti in un progetto comune?

Ho trovato quello che cercavo per ora. Credo che il momento che stiamo vivendo a livello di mercato discografico sia molto difficile da decifrare, il panorama cambia di continuo e nessuno ha una risposta buona. Di contro credo che per la musica sia un ottimo momento, perché escono dischi davvero molto belli e la qualità media si è notevolmente alzata, soprattutto nel mio “giro”. Il Crowdfunding abbatte qualche muro, è una sorta di G.a.s. della musica, mi piace e mi ci trovo bene. Dopodiché ogni disco è una storia a sé e dunque per il futuro si vedrà.

Hai scritto i pezzi su una chitarra classica, e si avverte la ricerca di sonorità cubane e afro al primo ascolto. Il folk era il vestito perfetto per i tuoi testi? Da dove proviene questa scelta?

È stata una scelta fatta mentre il viaggio era già cominciato. la chitarra classica è il mio strumento, da sempre, ma a questo giro il mio approccio è stato molto “ignorante”, molto basic. Sono un appassionato di Folk in tutte le sue declinazioni, come mi piace anche il Pop e il Rock psichedelico. Insieme ai miei musicisti, Mauro Sansone e Marco Ferrara, ci siamo messi un po’ a giocare, cercando di volta in volta l’incastro ritmico giusto: per questo a volte ci sono ritmi cubani, a volte sterzate psichedeliche, altre sonorità africane. Ma se ci fai caso, a parte pochi episodi, il movimento della chitarra classica è sempre uguale.

I due album, i due volumi, sono uno il proseguo dell’altro. Un percorso chiaro sull’intimità dell’autore nel primo, mentre in questo secondo volume cosa hai voluto raccontare?

In questo secondo volume ci sono io che mi metto in gioco. Mi metto in gioco come uomo non ancora quarantenne, ma che ha superato la fatidica soglia dei 35, in bilico fra la gioventù e la maturità, fra la voglia di sperimentare e il bisogno di certezze, fra il desiderio di scoprire il mondo e la necessità di trovare le proprie radici. In questi anni ho capito che la mia generazione vive totalmente questa dicotomia: nel disco ho cercato di raccontarla.

Questi brani rimandano tutti alla quotidianità. Perchè “Siamo tutti eroi”?

Perché siamo una generazione di passaggio, una generazione-cavia che ha vissuto (e in parte creato) il cambiamento radicale di Internet senza essere però nativi digitali. Siamo una generazione di perenni malinconici, aneliamo a qualcosa che non c’è più: pensa a Instagram! Ma siamo tutti degli eroi perché siamo molto creativi, inventiamo il lavoro dove non c’è, inventiamo forme di socialità diverse.

Il mondo indie si è finalmente tolto di dosso l’obbligo di non essere “per tutti”. Condividi questa nuova veste più mainstream per questo genere?

Sì per fortuna tanti steccati, soprattutto mentali, sono caduti. Da parte degli artisti c’è stato un significativo cambiamento, sia da parte di noi cosiddetti “indie” che da parte degli artisti più nazional popolari, che hanno cercato in questi anni di scrivere in modo diverso, di trovare una dignità diversa dentro la propria musica. Questo cambiamento è avvenuto anche nei giornalisti musicali, che mi paiono molto più aperti e più propositivi. Manca il tassello più importante, ovvero gli addetti ai lavori dei piani alti, quelli che decidono ad esempio le sorti dei singoli radiofonici: se ascolti le grandi radio commerciali, radio Deejay a parte, c’è da mettersi le mani nei capelli. Praticamente passano tutti le stesse canzoni, canzoni che poi nella realtà magari non spostano nemmeno chissà quali folle. Ci vorrebbe un po’ di coraggio e la voglia di provare a rieducare il pubblico.

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