BOOMBOX MEETS… GIORGIENESS

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A cura di Giacomo Azzolina

Continua la serie di interviste di Boombox alle band che hanno cavalcato il palco del Circolo Magnolia grazie a Linoleum. Oggi vi presentiamo Giorgieness.

Due anni fa uscì il vostro EP d’esordio Noianess, che attirò subito l’attenzione per questo rock anni 90 ma con testi molto intimI. Che ci dite adesso? come vi state muovendo? Abbiamo visto che sono uscite notizie riguardo il vostro prossimo progetto che è in dirittura d’arrivo.

Nell’ultimo anno abbiamo incontrato delle persone splendide che hanno deciso di investire su questo progetto e aiutarci a dargli una direzione concreta. Ci sentiamo fortunati ad avere nella squadra un ufficio stampa e management come Ja.La, un’etichetta come Sangue Disken e una produzione come quella fatta da Davide Lasala all’Edac Studio, non è stato un percorso semplice perchè si tratta prima di tutto di mettersi in gioco e imparare ad affidare i propri pezzi e le proprie idee a qualcun altro, quindi forse soprattutto per me è stato un superare la mia diffidenza verso il mondo, ma allo stesso tempo è stato stimolante e bellissimo e questo fidarsi ha dato risultati concreti.

Nei prossimi mesi usciranno altri due singoli, oltre a K2 che esce oggi (10/6) e il traguardo sarà un disco-disco per l’anno prossimo.

Nel breve periodo abbiamo un po’ di date per l’estivo, una band tutta nuova, composta dall’immancabile e insostituibile Andrea De Poi che per la causa ha lasciato la batteria ed è passato al basso, Davide che oltre a farci da produttore ha deciso di condividere il palco con noi e suonare le chitarre serie ed infine Luca Pozzi, che con lui già suona nei Vanillina.

Eri giovanissima e arrabbiata quando hai iniziato a lavorare sulle prime canzoni.Oggi ti senti cambiata se ti giri a guardare all’esperienza di Noianess ?

Arrabbiata sono sempre arrabbiata, e ringrazio di essere stata munita di questo sentimento che spesso mi salva la vita. Detto questo, sono cambiata in maniera esponenziale, sono diventata molto più autocritica e severa anche con me stessa non solo con le persone che mi trovo davanti.

Forse ho iniziato davvero a parlare di quello che provo io e non limitarmi a descrivere situazioni vissute in modo quasi passivo direi. Anche l’approccio alla musica in se è cambiato e spero sia diventato più maturo ma forse non dovrei dirlo io.

L’esperienza dello studio è stata catartica a dir poco, per la prima volta ho avuto la possibilità di capire, sperimentare, osare e sicuramente anche di sbagliare – spesso la saletta diventava un campo di battaglia – e sono molto soddisfatta di come sono usciti i brani.

Come arriva l’ispirazione per i tuoi testi? Sono tutti autobiografici o prendi spunto da altro?

Arriva sempre da momenti in cui non so bene dove sono e cosa sto provando. Quindi prima di tutto è uno spiegare a me stessa quello che sta succedendo e allo stesso tempo provare a spiegarlo alle persone coinvolte. Credo sia un modo molto egocentrico di vedere una canzone, ma è anche l’unico possibile, per me. Certe canzoni non nascono dal pensiero “ecco, adesso mi metto a scrivere un pezzo”, ma dall’esigenza di buttare fuori qualcosa nell’unico modo che conosco. Quindi si, sono tutti autobiografici, anche se sicuramente film e libri sono spesso fonte di ispirazione, soprattutto per le immagini.

Magari più avanti sarò in grado di staccarmi dal mio Io e di prendere ispirazione dal mondo, ma credo si tratti di un lungo lavoro da fare su me stessa in primis. La cosa che mi preme è essere vera, sincera e quindi credibile, nel bene e nel male.

 

Per quanto riguarda il tuo sound, quali sono state le tue fonti di ispirazione? Credi ci siano band o artisti che più di altri ti hanno particolarmente influenzata mentre lavoravi ai tuoi pezzi?

Ascolto spesso musica molto diversa da quella che faccio, diciamo che durante la stesura e la lavorazione dei nuovi brani ci sono stati dei dischi e degli artisti che più di altri sono stati un punto di svolta. Credo che in questo caso siano stati i Verbena (con la b), Fiona Apple tantissimo, Regina Spektor, l’immancabile P.J Harvey, Edda che mi stimola tantissimo soprattutto a livello lirico, libero com’è lui, Lana del Rey con Ultraviolence che mi ha insegnato a non strillare sempre e comunque, Billie Holiday sempre per tutta la questione viscerale, Amy Winehouse che come me continuava imperterrita a parlare della stessa cosa, con una passione che mi commuove ogni volta, e sicuramente me ne sto dimenticando qualcuno. In effetti non c’entrano molto con Giorgieness.

 

Ultima domanda: Guardando al panorama indipendente italiano, quale disco uscito nel 2015 pensi che meriterebbe più successo di altri?

Ammetto che dall’inizio dell’anno ho ascoltato poco niente e non so neanche bene cosa sia uscito, ero tutta concentrata sulle mie cose, ma posso dire che in generale credo che Il Pan Del Diavolo e Edda meriterebbero più considerazione (il che non vuol dire che non ne abbiano), sono usciti l’anno scorso con due dischi splendidi, che ti prendono lo stomaco e te lo storcono tutto e mi spiace sempre un po’ che non arrivino con la potenza di altri progetti che magari non sono poi così validi. Hanno dei live davvero forti e coinvolgenti ed è cosa rara

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