Si chiama galeffi la nuova promessa romana del cantautorato italiano ed il 24 novembre è uscito Scudetto il suo album di esordio per Maciste Dischi. Abbiamo parlato con lui di musica, calcio, amore e tant’altro…

 

Due domande biografiche: Tu hai ventisei anni, giusto? Dove hai studiato, e da quanto è che sei in giro a suonare?

Sì ho ventisei anni. Ho studiato a Roma, alla sapienza. Ora mi mancano due esami per laurearmi in giornalismo. Sono stato inviato della Roma per la Gazzetta, solo che la professione del giornalista e’ molto difficile, soprattutto a Roma, dove ci sono un sacco di radio e magazine. La paga per un articolo è veramente minima. Invece i pezzi di Scudetto sono due anni che li suono in giro. È nata cosi la collaborazione con Maciste Dischi: suonavo in giro e ho fatto conoscere i miei pezzi, cosi come Calcutta. Che poi a Roma è più semplice perché abbiamo gli occhi di tutti puntanti addosso. Qualunque cosa fai a Roma la gente si interessa e fa girare la voce. Si è creata una vera e propria scena romana.

Quand’è uscito il tuo nome su Spotify ho sorriso perché Galeffi è la marca delle pasticche digestive che compra sempre mia madre. Quindi, come mai hai scelto questo nome? Anche tu hai dei problemi digestivi?

No, in realtà Galeffi è il cognome di mia madre, tutto qui. Per fortuna non ho problemi digestivi. A parte i peperoni (ride).

Passiamo a Scudetto, il tuo album d’esordio. Mi ha colpito molto il tuo attaccamento alla maglia della Roma. Volevo chiederti: dov’eri quando Totti ha dato l’addio al calcio giocato?

Ero a casa a piangere, purtroppo. I biglietti erano introvabili, rimanevano solo quelli di Monte Mario ma costavano un casino e quindi sono rimasto a casa.

Come la vedi la Roma quest’anno?

Mah, io la vedo la bene, la vedo molto compatta. Alla fine la vittoria dello scudetto se la giocano quelle cinque squadre: Inter, Napoli, Juve, Roma e Lazio. Saranno decisivi gli scontri diretti.

Invece Occhiaie è il singolo che ti ha fatto conoscere. Noi di Vox l’abbiamo recensito. «Galeffi è di Roma, parla d’amore e ha un’aura timida e un po’ introverso. Sembra qualcosa di già sentito e invece no. In Occhiaie, come in tutto il disco, l’amore di cui lui parla è più surreale e più dolce. Verrebbe da dire quasi più semplice. La sua voce è perennemente sognante come se Galeffi stesso fosse un bambino che ha appena scoperto cos’è l’amore. “Uno spicchio non è abbastanza per me, indovina chi dorme in pigiama con te”: Haters gonna say sexy pop». Sei d’accordo?

(ride) sì, sono molto d’accordo. Alla fine ho iniziato a scrivere quest’album due anni fa. È un album che parla della storia d’amore con la mia attuale ragazza. E quindi così, alla fine quando ci si innamora si torna un po’ bambini. Per quanto possa sembrare una frase fatta.

Beh, sei sicuramente molto meno preso male degli altri cantanti della scena romana.

Sì, questo sicuramente (ride). Gazzelle, ad esempio, le odia tutte. Io sono così forse perché mi sta andando di culo con le donne. Poi magari se mi lascio, comincio a fare canzoni dove le odio tutte anche io

Come ti vedi tra qualche anno nella scena musicale, visto che il tuo album sta andando molto bene?

Beh, speriamo di esserci tra due anni nella scena musicale (ride). Speriamo di riuscire a fare un altro disco. No beh, a parte gli scherzi, sono molto contento di come sta andando il disco. Il successo non lo sento per niente. Poi noi romani, siamo molti provinciale. Per noi esiste solo Roma, Roma, Roma. Alla fine lì vai alle serate, conosci tutti e parli un po’ con tutti, non è che ci stai molto a pensare. L’unica differenza è che adesso mi scrivono sui social, dalla Sicilia alle Dolomiti. Mi scrivono “sposami”, io rispondo con l’emoji dell’angelo.

 

A cura di Giorgio Siciliano

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