Graffianti storie di malinconia quotidiana e realismo disilluso visto dal materasso di un appartamento di Bologna si incontrano nella narrazione di Friz con cui abbiamo scambiato due parole in occasione dell’uscita del suo singolo d’esordio “Subaffitto”.

Subaffitto” segna un deciso cambiamento rispetto ai lavori precedenti del rapper bolognese. È un po’ una commistione delle diverse anime che già, nel suo trascorso underground, Friz aveva avuto modo di sviluppare in altri progetti: un “rap comunicativo”, a metà strada tra la metrica tradizionale dell’hip-hop italiano e la slam-poetry, condito da influenze soul e raffinato dalla produzione più matura di Fed Nance.
Insomma, un approccio estremamente diverso che – nonostante l’assenza di una data certa per un prossimo album – fa ben sperare per il futuro.

Subaffitto” è il singolo con cui ti stai affacciando al panorama “major” ma non è il tuo vero e proprio esordio.

Il mio progetto da solista nasce nel 2011, dopo diversi anni passati con altri gruppi e insieme ad altri artisti. Ho pubblicato vari demo e nel 2015 è uscito l’EP Rose Sèlavy? che è stato il mio primo progetto ufficiale.

Parliamo proprio di Rose Sèlavy? Il titolo in particolare è una citazione a Duchamp.

Esatto. Il titolo è la citazione di un’opera di Duchamp ma anche lì vi sono diverse interpretazioni circa lavvera paternità: se sua o se appartenga a Man Ray. Mi piace molto l’arte concettuale e nel 2015 ero molto fissato con Duchamp in particolare. Il titolo, poi, è un gioco di parole nella pronuncia (Eros, c’est la vie o Arroser la vie) e nell’ultimo brano dell’EP [Rose] è evidente.

In altri tuoi lavori fai anche riferimento alla slam-poetry.

Sì, la slam-poetry mi ha sempre affascinato come mondo di riferimento ma non mi considero un poeta, né un artista di slam, in futuro, probabilmente, alcune cose andranno in quella direzione. In “Subaffitto“, ad esempio, la metrica è molto fluida e si appoggia sulla base allo stesso modo; abbiamo lavorato ad altri brani che hanno uno stile diverso ma ci sono brani ed episodi che si avvicinano alla slam-poetry.

Andiamo a qualcosa di più recente: nella tua bio troviamo la frase “rap elegante e disilluso”, è un tratto recente o è sempre stata una costante nel tuo lavoro?

Direi che quella definizione è un po’ più legata al passato di Rose Sèlavy? e dei progetti precedenti, nonostante la disillusione l’abbia comunque mantenuta [ride]. Ho fatto una scelta di privilegiare uno stile comunicativo che si muova sempre in quella direzione e con Fed Nance abbiamo fatto una ricerca sonora diversa, sviluppando sonorità diverse ma mantenendo un sound caratteristico.

Fermiamoci un attimo su Fed Nance, produttore e polistrumentista. Sembra che sia una parte fondamentale di questa tua nuova ricerca musicale.

Fed è prima di tutto un amico. L’ho conosciuto un paio di anni fa a Ferrara, tramite amici comuni. Ci siamo beccati parlando anche dei nostri progetti musicali e abbiamo provato a fare qualcosa insieme. Studia, registra e produce chitarra, basso e batteria. Nei live mi accompagna e siamo diventati una pianta stabile sul palco. Siamo un team.

Tu stesso, però, non sei nuovo ad esperimenti di produzione.

No, prima di conoscere Fed facevo praticamente tutto io: tagliavo i sample, li riarrangiavo, li sistemavo. Insieme, poi, abbiamo ricostruito tutto un modus operandi e adesso sviluppiamo i brani in maniera condivisa, organica e praticamente da zero. Il che è, senza ombra di dubbio, molto più produttivo.

Un’ultima domanda. Ora che hai pubblicato il tuo singolo d’esordio, a quando l’album completo?

Come dicevo, abbiamo diversi brani su cui abbiamo lavorato in studio. Abbiamo scelto “Subaffitto” perché ci piaceva come singolo da piazzare come primo approccio al nostro progetto. Non so dire se farà proprio parte di un album: è tutto in divenire, usciranno sicuramente altri singoli prima di un disco completo.

 

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A cura di Francesco Maccarrone

 

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