BOOMBOX MEETS…FLOWERS ET CHAINS

479

a cura di Valentina Aiuto

Continuano le interviste di Boombox del venerdì. Il Linoleum ci fa conoscere altre nuove band e questa è la volta di un gruppo di Milano di recente formazione, i Flowers et Chains.

Parlateci della scelta del vostro nome. Cosa rappresentano per voi i Flowers et Chains?

Volevamo un nome che cercasse di dare al contempo un senso di positività, ma anche un freno. “Flowers et chians” l’abbiamo ripreso da una canzone. Abbiamo da una parte questi fiori, belli e positivi, e dall’altra le catene, che danno una limitazione. Anziché “and” abbiamo usato “et” per fondere due lingue inglese e francese, fusione che è anche identificativa delle persone del gruppo che sono tra loro molto diverse ma si amalgamano bene nel progetto. La motivazione ufficiosa è che senza quell’et il nome sembrava un po’ troppo Guns N’ Roses.

Come è nata la band? Da dove arriva l’esigenza di formare un gruppo e buttare giù insieme i primi pezzi?

Ci siamo incontrati tutti per caso, tramite conoscenze, amici di amici, siti web. Tutti abbiamo già fatto parte di altri gruppi. Io (Kate) avevo iniziato a fare dei provini per entrare in band già formate e, non trovando quella giusta, ho deciso di fondarne una. Così si è dato il via ai provini. Conoscevo un batterista e con lui abbiamo buttato giù qualcosa e fatto le prime selezioni. Così abbiamo trovato tutte le persone che fanno ora parte dei “Flowers et chains”. Il primo batterista è poi andato via ed è stato sostituito nei mesi successivi. La band è stata costruita nel giro di un anno, tra novembre 2013 e settembre 2014. Una cosa è sicura, se ci fossimo conosciuti prima non avremmo mai fondato una band.

Qual è la musica con cui siete cresciuti e quale quella che accomuna i membri della band?

Ognuno di noi ha gusti diversi. Questo a volte complica le cose nella composizione di un brano perchè spesso ci piacciono cose diametralmente opposte. E’ vero che questa particolarità fa in modo che esca sempre qualcosa di diverso rispetto a quello che è già presente nel mercato. Non voglio dire che siamo dei fenomeni, ma escono sempre cose particolari e solo nostre. E questo deriva dal fatto che abbiamo vite, gusti, stili totalmente diversi.

Marco I.: Io sono più amante dell’alternative, indie, jazz.

Fabio: Punk anni 70, tipo The Clash.

Kate: Punk Rock anni 90, metal, alternative, elettronica.

Fabrizio: Io sono di estrazione blues.

A cosa aspirate? Quali sono i vostri progetti futuri?

Suoniamo bene o male perché ci piace. Abbiamo degli obiettivi ma non miriamo a campare di questo, siamo molto realisti. Comunque riuscire a fare concerti, far girare il proprio nome, riuscire ad andare su palchi un po’ grossi sono tra le nostre aspirazioni. Per adesso, con tutte le difficoltà di assestamento della band, il lavoro è stato molto lento. Ora dovremmo esserci. Abbiamo finito di scrivere gli ultimi due dei cinque pezzi che ci servivano per far uscire il nostro primo ep. Logicamente continueremo a scrivere, anche per conoscerci meglio.

Disco indipendente italiano più atteso del 2015?

Verdena.

 

Foto Serena Chiavelli

Commenti su Facebook