“Federico Albanese is a composer born in Milan, Italy in 1982. His musical versatility is a natural gift that pushes him to explore music in all its facets. Albanese’s compositions are airy and cinematic, blending classical music, pop and psychedelia.”

E’ così che Federico Albanese, artista eclettico nelle influenze, si presenta sul suo sito ufficiale. Il 23 febbraio 2018 ha visto l’uscita del suo album By the Deep Sea e noi abbiamo colto l’occasione per incontrarlo e intervistarlo. Vi ricordiamo anche che se volete ascoltare la sua musica dal vivo potete farlo nel suo unico concerto in Italia il 12 aprile alla Santeria Social Club in Viale Toscana.

  1. Quando hai capito davvero che volevi fare musica nella vita?

È stato un processo naturale, la musica ha fatto sempre parte della mia vita in qualche modo e lentamente si è delineato un percorso professionale e mi ha portato dove sono ora.

 

  1. By The Deep Sea” prende ispirazione dalla poesia “The Sea” di Byron, quanta letteratura c’è nella tua musica?

In generale sono appassionato di poesia, è una delle principali fonti di ispirazione. Sono affascinato da come il poeta riesca a raccontare un emozione con semplicita e forza e allo stesso tempo trovare le parole giuste per rappresentare qualcosa di profondo. Mentre stavo lavorando all’album, leggevo Byron e altra poesia romantica. 

 

  1. Sostieni che una canzone, anche senza parole, sia comunque in grado di esprimere qualcosa dell’interiorità di chi la compone-e di chi l’ascolta. Con questo album quale parte di te è venuta fuori? È stato difficile scavare in profondità di te stesso?

Scavare in profondità è un processo spesso inconscio e poco chiaro. La musica per me è uno strumento per far emergere sensazioni ed emozioni profonde che anche a me risultano difficili da decifrare. Una sorta di auto-analisi o meditazione se vuoi. In realtà non è nè facile nè difficile, è un percorso interiore naturale.

 

  1. Hai anche detto che attraverso la musica riesci a comprendere meglio ciò che sei o provi. In questo caso cosa hai imparato in più di te?

La musica è anche uno stile di vita, una scelta e una vocazione. Piú cresco musicalmente piú imparo a conoscere me stesso, a capire i miei limiti e i miei punti di forza. È la mia vita.

 

  1. Quanto ci è voluto, in termini di tempo e ispirazione, a mettere su carta le note di ogni singola traccia?

L’album è stato composto, registrato e mixato nel giro di 7/8 mesi a cavallo tra il 2016 e il 2017. L’ispirazione è continua, spesso mi capita di pensare ad un passaggio o melodia e che mi rimanga in mente anche per anni, fino a diventare un brano al momento giusto.

 

Intervista @ FEDERICO ALBANESE

  1. Una volta che la tua persona è messa nero su bianco ed assume il profilo di uno spartito sul quale si rincorrono le note delle tue melodie, non hai paura di essertene in qualche modo separato?

In qualche modo si, ma è anche il suo bello credo. Comporre fa anche parte in qualche modo di un processo creativo che tende ad esorcizzare certe esperienza della vita, trasformarle in qualcos’altro in modo da lasciarsele alle spalle, ma ricordarle allo stesso tempo. Una sorta di diario interiore.

 

  1. Il video “ By The Deep Sea-The story behind,si apre con l’inquadratura, visiva e sonora, delle onde che si infrangono sugli scogli; in modo da suggerire il valore della quiete e di ciò che ci circonda. Quanto è importante il silenzio per concepire la melodia?

Il silenzio è fondamentale. Il silenzio stesso fa parte della musica in realtà. Senza il silenzio non ci sarebbe possibilità di capire l’importanza di una nota piuttosto che un’altra e ti permette di creare spazio, respiro.

 

  1. Vivi da circa 6 anni a Berlino. Quanto ha influito la città sulla tua persona e il tuo modo di narrarti attraverso la musica?

Berlino è una città che negli anni mi ha dato tutto, mi ha aperto la strada che ha permesso alla mia musica di uscire allo scoperto. Vivo lì da tanto anni e penso sia stata la scelta migliore che abbia mai fatto nella vita.

 

  1. Qual è la sensazione che provi appena finisci di comporre l’ultima traccia del nuovo album e che ti fa rendere conto che è pronto per essere condiviso con gli altri?

È un processo di realizzazione strano. Fino al punto in cui non consegno il master finale ho sempre l’impressione che sia ancora tutto aperto, che si possa ancora cambiare, provare, aggiungere, togliere. Alla fine ti devi costringere a lasciar andare ed è anche il bello di un disco, che abbia quella spontaneità del momento,magari fatta di decisioni prese in breve tempo.

 

A cura di Elisa Zampini

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