Boombox meets Fede ‘n’ Marlen

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‘Per prima cosa: raccontate ai lettori di Vox chi sono Fede ’n Marlen. Come e quando avete cominciato a suonare assieme? 

Ciao a tutti i lettori di Vox!! Benvenuti da Federica e Marilena! La nostra storia musicale è abbastanza recente ma molto fitta di eventi. Circa tre anni fa mentre cercavamo il nostro posto nel mondo, da perfette ventiseienni, ci siamo incontrate e dopo poco tempo abbiamo cominciato a fissare delle regole tacite nel nostro modo di fare musica : scrivere da sole sia i testi che le musiche, suonare tanto ed essere felici con poco. Le nostre prove sono state fatte direttamente sui palchi, e in due anni di Fede’n’Marlen abbiamo collezionato duecento concerti in tutta Italia, che non fa di noi delle musiciste, certo, ma ha fatto di noi persone che hanno imparato a vivere di Musica.

 Nella descrizione della vostra pagina di  SoundCloud si possono trovare riferimenti a quel Sud America e Andalucìa così riconoscibili nelle vostre canzoni. A quando risale questa passione per i suoni del Mediterraneo e della tradizione latinoamericana?

In realtà c’è una forte componente linguistica oltre che musicale che ci ha avvicinate al mondo della musica del Sud America e andalusa piuttosto che verso le sonorità anglosassoni. Capire e apprezzare lo stile compositivo dei cantautori sudamericani significa averlo assorbito e quindi reinterpretarlo a proprio modo.
Generi come il flamenco, la bossa nova, il cantautorato sureño e poi la musica tradizionale del sud Italia sono accomunati dall’ espressione della grande passione che contengono e che disegna perfettamente il carattere delle terre in cui vengono prodotti.
Noi non facciamo altro che “sentire”, vivere in prima persona questo forte “duende” che questa musica ha e comunica.

Una costante del vostro primo EP “Stalattiti” è una forte napoletanità che trova la sua massima espressione in Fragile, brano interamente cantato in dialetto campano. Quanto vi sentite legate alla vostra città natale? Fuori da ogni clichès, cosa Milano dovrebbe imparare da Napoli? E cosa invece invidiate al capoluogo lombardo?

 

Abbiamo entrambe vissuto in più città, eppure Napoli è “il luogo e il non luogo” che ci ispira di più. Vivere a Napoli vuol dire avere una casa che inizia quando chiudi la porta dietro di te, il corridoio sono i vicoli e le stanze sono i volti delle persone che incontri fissi e densi ogni giorno di più. Cantare in napoletano, che si tratti della propria madre o di storie antiche, porta con sé un peso specifico difficile da spiegare, soprattutto quando siamo fuori resta per noi un onore portare nella bocca la nostra storia, con la sua lingua che parla e assaggia oltre i suoi confini. Ecco, è forse proprio questo spirito che Napoli potrebbe condividere con Milano! Un profondo senso di emozione e fierezza che lega i napoletani alla propria città. Essa è come una catena da tramandare e proteggere fatta di voci, musiche, colori, odori, sapori, sentimenti di cui ogni napoletano si sente anello fondamentale. Ma allo stesso tempo questo senso di amore e cura è spesso più ad un livello ideologico che concreto, e in questo Milano con la sua concretezza e sistematicità potrebbe far da maestra a noi!

Quali sono gli ascolti che più hanno influenzato la vostra produzione musicale? Quali gli artisti che più di altri vi guidano quando scrivete nuovi brani?

In realtà da quando abbiamo cominciato a suonare abbiamo cominciato a seguire molto la musica che viene realizzata qui a Napoli o che di qui è passata. Ci sono piaciuti molto artisti come Alessio Arena, Katres, Sula Ventrebianco, Gnut… con i quali abbiamo avuto la fortuna di condividere sia il palco che la tavola e crediamo che nonostante non siano mainstream abbiano un grande valore artistico. Probabilmente non ci hanno influenzato direttamente ma forse qualcosa di ogni musicista che abbiamo conosciuto ed ascoltato in questi due anni ci ha lasciato dentro qualcosa o qualche parola indelebile che senza farci caso useremo nella composizione di un brano futuro.

 Il vinile uscito a inizio gennaio contenente Maldição e Elogio alla Lentezza rappresenta una grossa evoluzione rispetto a Stalattiti. Già dal primo ascolto si percepisce una profonda cura per l’arrangiamento che si traduce in canzoni dal suono davvero molto ricco e pieno. Una svolta rock che non tradisce l’impronta folk che vi caratterizza. Cosa è cambiato in questi due anni? Credete che la maggior affinità che si è creata tra voi due sia il fattore decisivo in questa maturazione musicale?
Shhh…Stalattiti, ma non ditelo a nessuno, era una sorta di demo. Ci è stata prodotta due volte da due etichette diverse, in due diverse registrazioni che presentavano esattamente noi, in maniera molto genuina e semplice. Doveva essere qualcosa che ci avrebbe aiutate a suonare in giro. Poi “Stalattiti” ha dato proprio il nome a questo tour lunghissimo in cui abbiamo girato da sole, chitarra e fisarmonica.
Ad un certo punto abbiamo sentito la mancanza di un sostegno, qualcosa che ci aiutasse a dire il maniera ancora più musicale il concetto che volevamo esprimere, visto che tutta l’attenzione fino ad ora era concentrata sulle parole. La fortuna ha voluto che le nostre intenzioni si incontrassero con la nostra nuova etichetta, la Europhone Records che ha deciso di affiancarci stupendi musicisti e un ottimo arrangiatore.
In ogni caso pensiamo che il genere con cui vestiremo le nostre canzoni non sarà la cosa più importante, nel senso che per noi la cosa più importante è il gusto con cui le cose si fanno e l’idea che c’è dietro ad ogni brano.

 Mandorle è il nome del vostro prossimo album. Quanto tempo dovranno ancora aspettare i vostri fan? Che cosa ci dobbiamo aspettare da questo lavoro quanto a testi e sonorità?

“Mandorle” uscirà ad Aprile 2016. Roccoglie 12 inediti, scritti negli ultimi anni, per la maggior parte in italiano, ma senza rinunciare totalmente all’utilizzo del napoletano e dello spagnolo, le nostre due lingue karmiche. “Mandorle! è una parola magica! Simbolicamente è rappresentata dall’incontro di due cerchi; inoltre il frutto è protetto proprio dalla spinta opposta dei due gusci. “L’assenza di dualità” o meglio “la coesistenza degli opposti” è proprio il messaggio che vorremmo trasmettere. Ognuna di noi porta con se il suo mondo, che incrociando quello dell’altra da vita ad una terza realtà che è qualcosa in più della semplice somma. I brani che troverete nel nostro disco sono per metà scritti da Marilena, per metà da Federica.. ma in realtà ognuno ci contiene entrambe. Cantiamo insieme ogni canzone, e questo è stato possibile attraverso un lungo lavoro non solo tecnico, ma interiore, per cercare se stesse nel brano dell’altra così che ognuno racconti in realtà due storie. Per quanto riguarda le sonorità non ci siamo fatte mancare nulla! Nonostante abbiamo scelto di tenere qualche brano acustico, con gli altri abbiamo rafforzato tantissimo la parte ritmica e aggiunto in alcuni la sezione di fiati ad altri l’orchestra completa. Per il resto non vorremmo svelarvi nulla perché non c’è nulla di più difficile di descrivere un suono. Buon ascolto a tutti/e!

a cura di Carlo Michele Caccamo

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