Boombox meets…Erica Romeo

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In vista del live di giovedì 21 gennaio allo Zog di Milano, abbiamo avuto la possibilità di scambiare due parole con Erica Romeo.

Ciao Erica! Parliamo del tuo nuovo EP, in che momento della tua vita nasce? E in quale modo ci parla di te?

Ciao ragazzi! Le canzoni presenti nell’EP sono nate fra il 2013 e il 2015, un periodo molto particolare per me: avevo appena concluso una storia importante, lasciato Roma dopo 6 lunghi anni, stavo ricominciando da capo la mia vita e la cosa migliore che potessi fare era prendere il passato e rinchiuderlo in un EP. Una sorta di “riassunto” degli ultimi anni a cui ho aggiunto due brani nuovi, ovvero White Fever e Secret. Insomma, parla di me, della vecchia e nuova me, totalmente.

In White Fever ci parli di febbre bianca, la febbre della conquista coloniale. Cosa vuoi raccontare con questo singolo? Credi che tutt’ora il mondo soffri della “white fever”?

White Fever è un brano che parla di sterminio in nome del progresso.
Io non sono una persona estremamente moderna per certi versi: sì, uso la tecnologia e mi piace scoprire nuove cose, ma dentro di me c’è una parte sicuramente più tradizionale, più legata alla vita semplice, alla bottega sotto casa e al pane fatto in casa, alla città piccola e alle stellate notturne delle mie montagne. Una no global non esplicitata. Faccio pure la maglia, figuriamoci…
Credo che il mondo più di allora soffra della White Fever, con la differenza che le armi sono cambiate e che ormai abbiamo sterminato quasi tutto.

Il tuo genere si avvicina a un “folk” contemporaneo. Chi e che cosa ti ha avvicinato verso queste sonorità?

Credo di essermi avvicinata per forza di cose al folk: suonando la chitarra, male, solo quello posso suonare! Scherzi a parte, da sempre amo il cantautorato, Neil Young, il folk e la musica tradizionale, benché io abbia ascoltato per anni rock e musica jazz. Però nel folk mi sento a casa: inoltre stilisticamente non amo urlare, preferisco sussurrarle le cose. Con classe.

La collaborazione della vita che ti piacerebbe avere?

Che domandona! Sono tanti gli artisti con cui mi piacerebbe collaborare, ma forse adesso come adesso vorrei collaborare con Fink o Chet Faker. Fra gli italiani, gli Almamegretta dei tempi d’oro.

Prima di concludere… che ci aspetta per il futuro?

Cosa aspettarsi? Un nuovo sound. Perché il riassunto della vecchia me l’ho già fatto nel primo EP. Le recensioni di White Fever sono state positive ma quasi tutte mi hanno sentita “poco coraggiosa”, poco elettronica. Adesso è tempo di dare voce alla nuova Erica: abbiamo iniziato le preproduzioni del nuovo disco e fra qualche mese verrà pubblicato, questa volta con un’etichetta londinese al seguito. Non vedo l’ora!

A cura di Sara Palumbo

 

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