In occasione dell’uscita del singolo Vivo di Vividi dubbi” abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Elasi aka Elisa Massara, ragazza piena di energia con un’anima estremamente colorata e variegata esattamente come la sua musica.

Quando e come ti sei approcciata alla musica?

C’è sempre stata tanta musica nelle stanze di casa mia. Da piccola ballavo nel salotto perché volevo sentirmi come la Carrà e nella mia cameretta mi inventavo le canzoncine o le ninne nanne quando mi annoiavo: era uno dei miei giochi, come il pongo o i Lego. Sapendo che la musica mi divertiva, quando avevo sei anni i miei genitori mi hanno portata a lezione di pianoforte… da lì non ho mai smesso di suonare, studiare, cantare e inventare dove e come si poteva e, da brava adolescente incosciente, ho fatto un percorso variegato (chitarra classica al conservatorio, musica brasiliana con mio nonno, coro gospel, rock con la prima band, un po’ di jazz, produzione elettronica in uno studio a LA e infine mi sono appassionata di world music, funk, disco, techno…). In realtà ora che ho smesso di distinguere la musica per generi e ad ascoltarla e a sviscerarla veramente tutta (quella bella), credo di poter finalmente dire che la musica, in tutte le sue forme, sia la mia passione.

Quali sono gli artisti che puoi definire tuoi “mentori”?

In tantissimi mi hanno ispirato, ma non mi sono mai troppo fissata su uno in particolare per tanto tempo. Quindi ti dirò quelli che mi vengono in mente tra tutti gli artisti che mi hanno dato delle scosse nella vita: Chemical Brothers, Missy Elliott, Jorge Ben Jor, Fabri Fibra, Laura Mvula, Fela Kuti, Massive Attack, Daft Punk, Moloko, Damon Albarn (sia solista sia tutti i suoi progetti Blur, Gorillaz, The Good, the bad and the Queen), Funkadelic, Flying Lotus, David Byrne, Quincy Jones, Timbaland, Elis Regina

Da poco è uscito il tuo nuovo singolo Vivo di vividi dubbi, come mai questo titolo?

Perché mi trovo nel mezzo della crisi dei vent’anni: quella in cui si ha davanti un milione di strade possibili ma non abbastanza lucidità per sceglierne una senza sospirare le altre. Il dubbio in questo momento per me è allo stesso tempo vivo distruttore e lucido consigliere: a volte mi succhia energie, facendomi mettere i piedi in tante scarpe, in un limbo di indecisione, a volte protegge la mia impulsività. A proposito, ho appena letto un libro, “Lettere a un giovane poeta” di Rilke, che mi ha ispirata molto perché dice: “Il vostro stesso dubbio può diventare una cosa buona se voi l’educate (…) Giorno verrà in cui questo distruttore sarà divenuto uno dei vostri migliori artigiani, il più intelligente forse, di quelli che lavorano alla costruzione della vostra vita.”

Nella canzone fai riferimento ai dubbi esistenziali che ognuno ha in un certo momento della vita. È qualcosa che attualmente senti molto vicino a te?

Sì mi è molto vicina in questo momento. Ho amici molto cari, più o meno miei coetanei, che stanno passando un momento di transizione, un tunnel pieno di domande senza risposte precise, in balia del caso. Anche io mi ci trovo spesso, quindi cerco di razionalizzare questi momenti di perdizione scrivendo musica, cancellandola, riscrivendola… in quei momenti sono la donna che, all’inizio di Vivo di vividi dubbi, prova a farsi l’autoritratto. 😉

Citando il testo quando canti Chi sono, chi sei, chi siamo… mi torna in mente il quadro di Gauguin Da dove veniamo? Che siamo? Dove andiamo? Licenze poetiche ammesse, ti ci riconosci?

Per me è un onore che questa canzone ti abbia fatto pensare a quel quadro. Mi ci riconosco: sono persone che stanno insieme, ma da sole… che bellezza!!

Nella tua nuova canzone parli di un proprio parcheggio nel mondo alludendo ad una situazione di staticità: cosa intendi per “posto nel mondo”? Hai trovato il tuo parcheggio personale?

Penso che sia una caratteristica comune alla natura umana volere sempre di più da se stessi, desiderare sempre cose nuove, quindi mi chiedo se qualcuno abbia mai trovato il proprio parcheggio nel mondo per davvero.

Elasi, sei un’artista curiosa sempre alla ricerca di nuovi modi per ampliare le tue conoscenze musicali. Quanto è importante per te interessarsi alle nuove tendenze e approfondire quelle già apprese?

Tantissimo, tutte le forme di arte possono regalarti grande ispirazione (basta che siano espressioni non troppo ridondanti di ego, di virtuosismo o di imitazione). Secondo me, prima di creare e di dire qualcosa di speciale, è importante innanzitutto imparare ad ascoltare.

Parlando del processo creativo dei tuoi pezzi: come funziona? Ti dedichi prima alla musica e poi alle parole o viceversa?

È un processo veramente casuale e senza metodo: a volte parto da una frase, a volte da un beat, a volte da un giro armonico, a volte da una melodia, a volte da un sogno… l’importante per me è trovare un armonioso equilibrio tra l’ispirazione, il non prendermi troppo sul serio, il lavoro duro, lo studio, l’ascolto, la meditazione e il gioco.

Quanti strumenti suoni? Ti ricordi la prima sensazione che hai provato avendone fra le mani?
Il mio strumento principale è la chitarra (soprattutto finger picking), ma ho cominciato a suonare il piano a 6 anni, quindi non ero molto cosciente: credo che pensassi solamente che stessi facendo una cosa giusta e necessaria.

Ultima domanda: cos’è per te la musica?
Aria acqua terra e fuoco.

 

 

Per saperne di più su Elasi:

Facebook

Instagram

Spotify

 

 

A cura di Elisa Zampini

Commenti su Facebook
SHARE