AlbumCover dutch nazariDutch Nazari è uno dei nuovi rapper italiani più interessanti e ricercati.
Dopo la pubblicazione di due EP, è in arrivo “Amore Povero”, il suo primo lavoro in uscita il 17 marzo per Giada Mesi (l’etichetta di Dargen D’Amico) in collaborazione con Undamento (l’etichetta di Coez). Nell’attesa di ascoltare l’album, abbiamo scambiato quattro chiacchiere con lui.

Che ne dici se iniziamo parlando di chi è Dutch Nazari con e senza microfono…

Che domanda filosofica! Direi che sono un mammifero con un consueto numero di braccia, gambe e altre cose, a cui piace emettere suoni armonicamente strutturati e che fanno rima tra loro.

A proposito di te, Padova è una presenza fondamentale nei tuoi testi. Cosa rappresenta per te e come ti ispiri a questa?

Padova è croce e delizia. Quando avevo diciotto anni ne sono fuggito, stomacato da un certo provincialismo arrogante che non riuscivo a farmi piacere. Poi però mi sono accorto che più ne sto distante più la idealizzo, come in un rapporto di coppia in cui non si riesce né a stare insieme né a stare lontani.

Manca poco all’uscita di “Amore Povero”, cosa troveremo? “Proemio” è stato scelto anche come singolo, perché?

“Proemio” è un brano introduttivo, infatti nella tracklist di “Amore Povero” è la traccia n.1. E’ una carrellata di immagini e suoni che anticipa ciò che sarà contenuto nel disco, per questo ci è sembrato che si prestasse bene a precederne l’uscita.

Dutch Nazari e Dargen D’amico è un matrimonio ben riuscito (abbiamo fatto pure la rima!). Ci puoi parlare di com’è andata e come sta andando con Jacopo e Giada Mesi?

E’ andata che io sono suo fan da quando ero piccolo, per la precisione dall’uscita di DVDFV. Era un periodo in cui stavo cercando di fare quadrare il fatto che mi piacesse molto il rap, ma che quando cercavo di fare ascoltare le canzoni ai miei amici il più delle volte mi rispondevano “eh ma dice solo io sono figo tu sei scarso”. E in un certo senso era vero. Però mi piaceva. E non capivo. Il disco Di Vizi Di Forma mi è venuto in soccorso, perché dal punto di vista metrico e stilistico è un capolavoro, ma in più le cose che vengono dette sono l’opposto dello stereotipo rap: Jacopo anziché cavalcare gli stereotipi, li rovescia. Così appena mi è sembrato di avere un po’ di materiale adatto, l’ho contattato per farglielo sentire. Lui si è preso bene è mi ha proposto di produrmi.

Dutch Nazari ci obbliga ad ascoltare e non sentire. Il tuo è un “rap di contenuto”, in un ambiente che va premiando sempre di più la forma, Dutch come si pone?

C’è un termine inventato proprio da Dargen per descrivere la propria musica, che è “cantautorap”.
In generale io dico sempre che la barriera tra cantautorato e rap è più simbolica che sostanziale, anche perché quelli come me sono cresciuti sì ascoltandosi il rap in cuffia sull’autobus andando a scuola, ma anche ascoltando Lucio Dalla in macchina con i genitori. O Guccini. O De Andrè. O tutti questi assieme. Quindi è inevitabile che poi la musica che fai sia la somma inscindibile di queste due influenze. Almeno, quella che faccio io lo è.
Il mio socio Sick et Simpliciter risponderebbe che “La forma è contenuto”. Perle di saggezza a parte, direi che all’assenza di contenuti si risponde appunto con i contenuti.

Viene spontaneo chiederci se ci sono delle collaborazioni che vorresti fare nel panorama del rap italiano.

In realtà posso dire di avere avuto la fortuna di collaborare più o meno con tutti i miei rapper preferiti. Ma se devo fare un nome di rapper che stimo con cui non ho ancora collaborato, direi Madbuddy. In realtà eravamo in parola per una sua strofa in “Luce Clandestina” (pensa che pezzo sarebbe venuto!) ma poi purtroppo si è perso via. Spero ci sarà occasione in futuro. Un altro con cui non ho mai collaborato ma che storicamente è tra i miei rapper preferiti è Zampa.

A cura di Sara Palumbo e Mariarita Colicchio

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