BOOMBOX MEETS…DONNIE LYBRA

539

A cura di Manuela Clemente e Antonella Tolentino

Abbiamo incontrato prima del loro live all’Arci Ohibò i Donnie Lybra, una band di cinque ragazzi che dalla fine del 2012, a Milano, portano avanti il loro progetto musicale, composto da varie influenze: dalla new wave al post-rock, passando per l’emo anni ’90.

a2959180462_10Parliamo del nome dell’album, Neon, e dalla grafica della copertina. Cosa ci dite su questo?

Gabriele: Il nostro non è un concept album, ma le canzoni di questo disco parlano tutte, in linea di massima, di situazioni più o meno quotidiane di disagio e che si possono riassumere nell’immagine di un luogo con la luce al neon. Secondo noi il neon è quella luce che trovi in posti come per esempio gli ospedali.

Roberto: Nella grafica troviamo lo spaccato di un edificio con un sacco di stanze in cui vediamo questi omini che svolgono azioni quotidiane. E’ il palazzo dormitorio di un ex villaggio cinese dove, agli inizi del Novecento, gli operai vivevano tutti ammassati. L’abbiamo scelto perché rispecchiava il mood delle canzoni del disco.

Dai vostri testi emerge un forte senso di insoddisfazione, come per esempio in MM3, la musica è semplicemente un modo per esprimere questo disagio o anche una maniera per reagire?

Gabriele: L’insoddisfazione è in fondo la cosa più bella del mondo, t’immagini che noia se fossimo sempre tutti felici!? E poi probabilmente l’insoddisfazione è ciò che ti spinge a comporre qualcosa. L’atto di comporre, di scrivere, ti aiuta ad esorcizzare determinate situazioni o sensazioni. Anche perché nello scrivere una canzone certi lati del disagio li prendi con un po’ d’ironia.

Ascoltando neon emergono diverse influenze musicali: dal new wawe al post rock, all’emo anni 90′ all’indi eccetera…quali sono i gruppi che vi hanno maggiormente ispirato?

Gabriele: Ci sono tutte le influenze che hai citato. Io sono un grande fan dei Pixies, e anche di molta della new wave che è arrivata prima, prevalentemente dall’Inghilterra. Abbiamo poi dovuto smorzare questo mio fanatismo per i Pixies per conciliarlo con le influenze degli altri componenti del gruppo.

Davide: Le mie influenze vanno dai Pearl Jam a gruppi che hanno sonorità ben diverse, come per esempio i Wilco, il cui chitarrista è per noi uno stimolo.

Roberto: Più che band da imitare ci sono per noi linee guida strumentali: per ogni strumento abbiamo delle preferenze, per esempio l’arpeggio se si parla di chitarra. Sintetizzando tutto  possiamo citare questi gruppi: Echo and the bunnymen, Deathcube for cutie, American Football; un sacco di post rock, quello triste. Scherzo, in realtà non siamo così tristi, lo facciamo solo per essere più affascinanti (ride).

Progetti per il futuro?

Gabriele: Sopravvivere! No, a parte gli scherzi, stiamo iniziando a scrivere dei pezzi nuovi, e al più presto vorremmo pubblicare un album, anche perché abbiamo già “arato il campo” con Neon e adesso vediamo di “seminare”.

Quale sarà secondo voi l’album rivelazione del 2015 nel panorama italiano indipendente?

Gabriele: A me piacciono molto gli Abiku.

Roberto: A me invece i gruppi che urlano, tipo La Quiete.

Davide: Io direi Verdena.

Commenti su Facebook