Boombox meets…Didie Caria

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Stasera allo Zog Navigli suonerà Didie Caria per Astarte Booking. Noi per arrivare preparati questa sera, ci abbiamo fatto quattro chiacchiere e intanto vi raccontiamo chi è.

Didie nasce nel 1980 a Torino. Cresce in una città che in 20 anni ha visto una crescita culturale e musicale molto importante. Didie sceglie però di non seguire la corrente cittadina e si avvicina alla musica R&B americana avvicinandosi a R.Kelly, Craig david, Usher, John Legend, Black eyed Peas, Lauryn Hill etc.. Nel 1997 entra nella Freedom Family, gruppo gospel internazionale diretto dal Rev. Lee Brown con cui girerà il mondo per 12 anni partendo da festival italiani (JVC Jazz festival) e arrivando in Europa e poi oltre oceano, all’interno di festival Internazionali a Madrid, Murcia, Salamanca, Ubeda, Budapest, Praga, Giappone… Nel 2001 fonda una compagnia che porterà in scena un rifacimento di Jesus Christ Superstar che in pochi anni arriva ad esibirsi al Palastampa, Teatro Colosseo di Torino e nei maggiori teatri del Nord Italia. Il suo percorso artistico inizia cosi a dividersi tra musica e teatro. Nel 2007 fonda i Soulfood con cui si esibisce in giro per tutta Europa e nello stesso anno inizia a collaborare con alcune compagnie di teatro danza. Sempre più interessato ad unire le forme artistiche di musica e teatro si cimenta nella scrittura di 3 spettacoli a partire dal 2009, i primi due con la compagnia torinese Torcigatti e l’ultimo per la Scuola Holden. Uno di questi vede la regia di Roberto Tarasco che coinvolge come attrice Anita Caprioli. Lo spettacolo è tutt’ora in tour e sta ottenendo buoni riscontri di pubblico e critica. Nel 2010 di trasferisce a New York dove condivide il palco con la bassista di Moby, il batterista che apre i concerti a Prince e Eric Udel il bassista della band originale dei Blues Brothers.. Nel 2011 collabora come vocalist con Dj Jad degli Articolo 31, nella tournee del suo album “Il Sarto”. Nel 2012 partecipa alle selezioni di XFactor e arriva sino agli HomeVisit (primi 24). Dopo alcune produzioni discografiche indipendenti e non, Didiè decide di cimentarsi nella scrittura di testi e musiche delle sue canzoni. Convinto sostenitore dell’interazione tra le forme artistiche prende spunto per le sue canzoni da stralci di libri a cui è affezionato tra cui Deserto dei tartari di Dino Buzzati, Alla ricerca del tempo perduto di Marcel Proust, Il Macbeth di Shakespeare, L’Antigone di Sofocle, Il piccolo principe di Antoine de Saint Exupery, Le citta’ invisibili di Calvino… Musicalmente e vocalmente si ispira a Antony and the Johnson, Kimbra, Amy Winehouse Jose James, Kim Burrel, Kurt Elling, James Blake… E’ attualmente impegnato nella promozione del suo nuovo lavoro di inediti “PRIMO TEMPO”, in collaborazione con il produttore artistico NEDA, dell’etichetta valdostana MeatBeat Studio.

Dunque, data l’impressionante varietà delle tue esperienze artistiche, sarebbe ingiusto e alquanto riduttivo definirti semplicemente come cantautore, sapresti tu essere in grado darci una definizione adatta a descrivere quello che sei, quello che fai e che, allo stesso tempo,”ti renda merito”?

No, non credo proprio di esserne in grado. Questa è la domanda più difficile a cui rispondere. D’altronde come definiresti un essere umano? Ci sono mille sfumature e contraddizioni non basta una sola definizione. Al massimo lo puoi descrivere: gli occhi, la bocca, come sono le labbra ma questo non gli renderebbe comunque merito. Quindi lo devi incontrare e se vi trovate bene, se vi riconoscete, allora continuerete a vedervi, e condividerete un po’ di questa vita insieme. Io mi chiamo Didie Caria e cantare o semplicemente stare su un palco è la cosa che so fare meglio nella mia vita.

Scorrendo il diario della tua pagina ufficiale di Facebook si rimane piacevolmente sorpresi dall’originalità e dalla particolarità delle location in cui ti esibisci, sappiamo che stai girando l’Italia da tempo per promuovere e far conoscere il tuo nuovo album “Primo Tempo”, qual è il tuo rapporto con lo spettacolo dal vivo e con il tour più in generale?

Il tour spontaneo di concerti in casa che ho fatto partire questo aprile è una fonte di gioia grandissima per me. Non c’è divisione tra pubblico e performer. Si condivide veramente qualcosa insieme. Sembra un po’ di tornare indietro ai tempi dei cantastorie che giravano di casa in casa a raccontare fiabe in forma di canzone a fianco al fuoco. Si ricrea quella dimensione lì, molto senso di unità e comunità: la musica deve unire. Questo aspetto si è totalmente perso nei locali. Oggi bisogna trovare nuove vie. Ad oggi sono al 39esimo concerto in casa e continuano a invitarmi. Non voglio minimamente forzare questa iniziativa, finché andrà spontaneamente avanti la farò. Quando non ci sarà più richiesta finirà.

Nelle tue canzoni fai spesso coesistere e interagire spunti,idee,motivi e strumenti musicali tradizionalmente propri di generi assai diversi, da dove viene la scelta di creare questa commistione? Quanto è importante per te? Non hai paura che questo miscuglio possa talvolta arrivare a confondere chi ascolta?

Quando una canzone arriva, la tua responsabilità sta nel coglierla e cercare di fotografare quel momento con il maggiore numero di dettagli possibile. Non ho scelto di creare questa commistione. Adesso sono questa commistione quindi tutto questo si riflette nella mia musica. Poi chissà… Non ho mai visto una faccia confusa tra chi mi è venuto a sentire. Ho visto persone sorprese o emozionate ma non confuse. La confusione la creiamo quando cerchiamo di spiegare la musica attraverso le sole parole. E poi essere confusi va bene, vuol dire che stai cercando delle risposte.

Sappiamo inoltre che sei un appassionato lettore, che ruolo ha nella tua vita la lettura? (Quali sono i tuoi autori preferiti?) E quanto, soprattutto in questo periodo storico, ritieni necessario salvaguardarne la diffusione?

Ecco, no, non sono un appassionato lettore bensì un lettore distratto che si emoziona facilmente, a volte basta una frase o una pagina. I libri sono un patrimonio, ti allontanano dalla vita per inserirti in una dimensione parallela. Non potrei pensare ad un mondo senza libri. Ma il rapportarsi al libro di ognuno di uno è qualcosa di molto personale. Io mi ci scontro.

Non sarai un appassionato lettore ma hai comunque detto una cosa interessante parlando del tuo rapporto con i libri, cosa vuol dire che “ti ci scontri”? Ti capita lo stesso anche quando ascolti una canzone?

È un incontro passionale con la lettura. Mi consigliano un libro, lo prendo e inizio a leggerlo. A volte lo sfoglio e basta e mi scontro con delle frasi, le faccio mie, lo abbandono, poi lo riprendo. Anche nella musica mi faccio guidare molto dai consigli di persone che incontro, amici o meno. Segno, ascolto e alcuni consigli sono incredibilmente azzeccati. Una canzone mi colpisce solo se la voce è unica, se dalla melodia principale si sente il significato delle parole cantate e se mi arriva un emozione. Altrimenti è meglio musica senza voce.

A cura di Federico Pilla

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