Boombox meets… Davide Shorty

107
davide shorty

Esistono artisti che si ricordano grazie al talent a cui hanno partecipato e artisti che si ricordano al di là di quel talent.  Del secondo gruppo fa parte Davide Shorty, cantautore, produttore e rapper Siciliano con un vero e proprio amore nei confronti della musica.

Dopo una lunga gavetta che lo ha portato anche a Londra, nel 2015 partecipa ad Xfactor, conquistando giudici e pubblico alla prima nota. Dobbiamo, tuttavia, aspettare fino al 2017 per riuscire ad avere il suo primo album ufficiale, per Macro Beats, il cui titolo è ‘Straniero‘. Essendoci innamorati sin dal primo ascolto, gli abbiamo chiesto una chiacchierata e gli abbiamo fatto un paio di domande!

 

Il tuo successo è stato sancito dalla tua partecipazione ad Xfactor, talent che a noi è sembrato tu abbia vissuto in maniera più adulta rispetto a molti altri concorrenti. Come si vive quando si spengono i riflettori di uno dei programmi più seguiti della nostra nazione?

La partecipazione al talent é iniziata come un gioco, e man mano che andavo avanti ha preso un’accezione sempre più seria. Ho cercato di sfruttarla come momento di studio, per poter lavorare su di me sia artisticamente che umanamente, come una sorta di post università. Quando tutto é finito dopo la botta d’amore devi fare i conti con il casino che hai in testa. É stata dura, personalmente non ho mai voluto cedere a nessun compromesso, sono io a scrivere le mie canzoni, quindi dopo un periodo di down, visto il contraccolpo della mancanza di adrenalina (che é proprio scientifico), ho rimesso insieme i pezzi (in quanto pezzi di me) e ho cominciato a mettere insieme il mio album per potermi liberare della negatività accumulata.

 

Nel 2017 è uscito per Macro Beats, il tuo album ‘ Straniero’ . Questa parola non sembra essere solo il titolo ma il filo rosso che corre lungo tutto l’album. Cosa significa essere Straniero, per te? 

Essere straniero per me è essere in continua voglia di contaminazione, non aver paura della diversità ma abbracciarla per potersi mettere in gioco. Sono cresciuto tra Palermo e Londra, entrambi luoghi ultra contaminati da tante culture diverse, e quando sento certi politici demonizzare l’immigrazione come se fosse il primo problema d’Italia mi viene da ridere. Siamo già tutti meticci, non esiste una razza pura, ma soltanto la razza umana…l’immigrazione é puro movimento, e il sentirsi straniero non é altro che curiosità di spingersi oltre i propri limiti, il più umano tra i sentimenti.

La tua storia personale ed artistica ti ha portato a Londra. Come questa esperienza ha influenzato la tua carriera artisticamente parlando? Quanto, il background della Brit Music, ha influito nei tuoi lavori successivi?

Come ti ho anticipato nella scorsa domanda Londra mi ha fatto capire quanto sia importante il meting pot, stare a contatto con culture diverse per conoscersi meglio.
Musicalmente parlando sono stato a contatto con tantissime realtà, i primi anni ascoltavo molta elettronica, specialmente Dubstep, facevo parte di un collettivo di DJ e producer (Mind The Dubstep), poi tramite l’università ho fondato una band soul/hip hop che era la mia vera vocazione, Retrospective For Love, con cui ho avuto l’opportunità di condividere tanti palchi, dai piccoli club ai grandi festival come il Soundwave Croatia o il Mostly Jazz di Birmingham. Con questo progetto siamo riusciti anche ad aprire i concerti di gente del calibro dei Pharcyde, Jordan Rakei e Bilal!
Adesso faccio un po’ da spola, per un progetto che si chiama Mr Jukes, fondato da Jack Steadman (cantante del famoso gruppo alternative rock Bombay Bicycle Club). Con Mr Jukes siamo stati in tour europeo alla fine del 2017 e ci torneremo presto.
Sicuramente avere a che fare con questi meravigliosi musicisti gioca un ruolo fondamentale per la mia crescita. Ho sempre cercato di circondarmi di gente molto più forte di me, per poter assorbire nuova musica e per migliorarmi.

 

In ‘Straniero’ ci sono svariate collaborazioni; di quale ti senti più felice? Come è stato collaborare con Tormento, Daniele Silvestri e gli altri?

Ogni collaborazione ha una storia diversa. Tormento lo conosco da quando avevo 17 anni. Quando uscii con il mio primo disco “Piccolo” sotto la Grande Onda di Piotta nel 2007 ci incontrammo TRL di MTV a Palermo, lui mi riconobbe e mi disse che era un mio fan. Tormento era il mio idolo, quella sua frase fu una chiave di volta per la mia carriera musicale…capii che la musica era quello che dovevo fare. Dopo anni finalmente siamo riusciti a scrivere una canzone insieme, e sono certo che succederà di nuovo. Con Daniele invece ci siamo trovati ad un suo concerto a Palermo e grazie ad un illustre amico comune abbiamo creato il link.
Ci siamo proprio trovati, soprattutto umanamente. Sono stato da lui tante volte e ne sono uscite fuori tante idee, tra cui la nostra collaborazione “Fenomeno” sul mio album. Ci sentiamo spesso, e spero di poter finalizzare qualcos’altro molto presto.
Poi c’é Johnny Marsiglia, siamo amici da tanto tempo e lui é il mio rapper italiano preferito, quindi non poteva mancare.
Per quanto riguarda i ThrowBack, alla fine é a loro che ho “rubato” la sezione ritmica, Emanuele Triglia e Davide Savarese. Emanuele ha anche prodotto un altro brano del disco (Ci Amo) oltre alla collaborazione con la band. É grazie ai ThrowBack e Martina Cori in realtà se esiste Straniero. Il nostro incontro é stato musicalmente magico, tutto successo tramite internet. Ci siamo praticamente artisticamente innamorati!

 

Ad oggi, nella scena musicale italiana, con chi collaboreresti musicalmente e anche artisticamente? ( bellissima la cover del tuo album  fatta da Corrado Grilli Aka Mecna)

Sicuramente con il mio bro e collega di label Ghemon, poi sto collaborando con una storica realtà, Alien Army (leggendario collettivo di DJ) é coinvolto anche Inoki, uno dei miei rapper preferiti. Mi piacerebbe molto lavorare con Niccolò Fabi, o addirittura con Giorgia!
Perché no sarebbe una figata collaborare musicalmente anche con Mecna.

 

Se dovessi dare un consiglio ad un ragazzino il cui sogno è far musica, cosa gli diresti? Suggeriresti la strada dei talent? 

Ad un ragazzino non lo consiglierei mai! I talent sono difficilissimi da gestire psicologicamente, e a posteriori probabilmente non lo rifarei, per quanto abbia trovato tanti amici e fatto tante belle esperienze, non credo sia giusto sottoporre un essere umano ad un tale stress psicologico. I talent sono una macchina da soldi e sfruttano musica usa e getta nella maggior parte dei casi, é un meccanismo che con la musica non ha davvero niente a che vedere. Io ho avuto la fortuna di lavorare con Elio che ha lasciato a me e al mio compagno di squadra di fare ciò che volevamo, ma é una cosa veramente rara.
Piuttosto consiglio di studiare sodo, di viaggiare e di circondarsi di gente fortissima.

a cura di Mariarita Colicchio

Commenti su Facebook
SHARE