Dopo Fiori e Demoni del 2012 e Amantide Atlantide del 2015, Daniele Celona (il cantautore torinese che abbiamo intervistato qui e sentito live qui) è arrivato al suo terzo album e l’ha fatto in grande stile. Abissi Tascabiliin uscita il 25 ottobre per COMICON Edizioni, unisce infatti 10 suoi pezzi a 10 fumetti inediti disegnati, a partire dai testi delle canzoni, da 10 disegnatori del Progetto Stigma.
L’abbiamo incontrato a Milano per parlare dell’album-fumetto e della campagna crowdfunding di successo che ha portato al finanziamento di questo ambizioso progetto.

Il nuovo album in uscita il 25 ottobre si chiama Abissi Tascabili: hai sempre abituato i tuoi fan e il tuo pubblico a dei titoli criptici e interessanti, ma questo probabilmente li batte tutti. Come sei arrivato a questo titolo e cosa significa per te?

Questa volta è stato un parto, perché per i due album precedenti avevo in mente il titolo ancora prima di avere i brani, mentre in questo caso ho dovuto ragionarci a lungo. Dopo aver colto gli elementi fantascientifici e mitologici che avevano iniziato ad albergare in alcuni brani, volevo qualcosa che riportasse a quei mondi, sui toni di Urania (collana editoriale italiana di fantascienza nata negli anni ’50). Alla fine, con un lavoro d’equipe, siamo arrivati a varie proposte e questo titolo è quello che ha preso più piede nel mio team. All’inizio, quando l’ho proposto, non ne ero così convinto, ma poi, visto nero su bianco e soprattutto a fianco del progetto che poi abbiamo intrapreso strada facendo, ho pensato fosse assolutamente azzeccato e pertinente anche all’analisi che poi, come mio solito, ho fatto all’interno dei brani, anche se stavolta risulta meno chiara e descrittiva, ma più fumosa.

Nella postfazione dell’album affermi che “noi siamo il vero ritratto di Dorian Gray. Soffriamo, sudiamo, sbagliamo mentre il nostro avatar racconta tutt’altra storia, una vita diversa”. È un ragionamento finale al quale sei arrivato a fine lavoro oppure un presupposto da cui sei partito per la stesura?

Sono stato costretto a fare un’analisi, che solitamente faccio a molti mesi di distanza dalla pubblicazione dell’album, per scrivere la postfazione di questa edizione. Rianalizzando alcuni elementi, il filo rosso che univa i brani non era solo quello della trascendenza e della soprannaturalità, ma anche che spesso i protagonisti sono giovanissimi, ragazzi immersi nell’oggi con delle forze che remano contro la loro umanità. I social network, le maschere indossate e le identità virtuali rientravano così nel quadro dipinto e si possono riscontrare in vari brani, da “Lupi nel buio” a “I ragazzi dello zoo”, facendo così da specchio per i difetti e le paure delle giovanissime generazioni che mi colpiscono e che forse all’inizio inconsciamente sono rientrati nel progetto.

Abissi Tascabili è un album speciale, dove ogni canzone è associata ad un fumetto creato ad hoc dal Progetto Stigma. Come siete arrivati al lavoro come lo possiamo sfogliare, ascoltare ed acquistare oggi?

Siamo partiti da un’esigenza mia, iniziale, di avere un’illustrazione come copertina del disco perché volevo distaccarmi dai primi due. Da lì ho pensato che avremmo potuto legare un’illustrazione ad ogni brano e in riunione Daniele Citriniti (co-fondatore di The Goodness Factory, l’agenzia di promozione torinese) ha proposto di fare un fumetto ed è stato tacciato come megalomane. In realtà poi questo seme della follia si è innestato e abbiamo preso i primi contatti col Comicon di Napoli, che si è dimostrato editorialmente propenso all’operazione, poi abbiamo contattato Alberto Ponticelli, il primo disegnatore, che ci ha chiesto di allargare la richiesta all’intero Progetto Stigma, di cui fa parte. Siamo così arrivati al punto in cui potevamo realizzare questa follia davvero, con 10 disegnatori diversi, uno per brano, in aggiunta a Cosimo Miorelli che si è occupato della copertina; un ensemble che io non avrei mai nemmeno sperato, un effetto domino fortunato. Ognuno degli artisti ha avuto libero arbitrio, dopo aver ascoltato i brani da cui dovevano partire; io ho fornito qualche sceneggiatura, ma a libera interpretazione, e siamo arrivati a questa piccola magia di cui siamo tutti molto fieri. È un qualcosa di tangibile, collezionabile, toccabile, che ricorda più il vinile, che non va contro, ma in parallelo, al dilagare di musica liquida che caratterizza questo momento storico.

Avete raggiunto il traguardo con largo anticipo su Eppela per finanziare questo progetto. Come siete arrivati all’idea di finanziamento tramite crowdfunding?

Non sono un fan del crowdfunding e per mia natura faccio estremamente fatica a chiedere alcunché; ho sempre un po’ ricollegato quel tipo di dinamica al chiedere un favore, qualcosa da cui di natura mi discosto sempre, che non riesco a fare neanche con mio padre. Questa combustione spontanea che ha dato vita al gruppo Facebook col nome dei Celofan (una cosa buttata lì per scherzare che ha immediatamente preso piede) e alla comunella tra il suddetto gruppo e il mio staff ha fatto partire questa campagna. La cosa bella è che io ne ho parlato solamente in un post, è andata avanti da sola, non ho dovuto forzare o invogliare nessuno a partecipare; non per questo mi lascia indifferente, è una prova d’affetto encomiabile che però va contro la mia natura riservata, quindi mi è difficile esternare la gioia che mi provoca. A questo aggiungo anche le trasferte per i miei concerti, che, anche se fossi la persona più fredda del mondo, non potrebbero mai lasciarmi indifferente; quindi onore a tutti i fan che ci danno una mano a portare avanti operazioni belle e interessanti, ma anche costose e impegnative.

Il primo estratto che hai presentato per questo album è stato “Shinigami”(personificazione della morte nella mitologia giapponese), caratterizzato da un sound un po’ inaspettato perché, durante gli ascolti dei provini che hai tenuto per i tuoi fan in anteprima, avevamo trovato delle canzoni più vicine al pop e con una struttura più lineare strofa-ritornello-bridge-ritornello. Come è nato quindi il pezzo e perché è stato scelto come promo single?

Questo tipo di atmosfera è stata determinata dal fatto che sono tornato a lavorare con il computer come avevo fatto con Fiori e Demoni (l’album di debutto, pubblicato nel 2012). Diversamente da FeD, dove poi avevo ritradotto i brani in sala con la band, in questo caso molti dei suoni che si trovano nella versione fatta col computer, sono stati riportati anche nel disco come complementari della batteria. Le strutture rimangono però sempre quelle mie caratteristiche difficili e articolate, che difficilmente potrei sentire in un ambito radiofonico.
Nei provini fatti ascoltare mancavano poi i brani da schiaffo in faccia, che fanno assolutamente parte della mia natura. All’inizio della stesura volevo addirittura fare un disco violentissimo, ho avuto un momento in cui volevo scrivere testi molto cattivi e sporchi, non volevo un film di fantascienza, ma un horror splatter. Poi, come spesso capita, non è tanto ciò che calcoli a tavolino, ma ciò che istintivamente viene a condurre le danze. Quando ho iniziato a lavorare al computer, molti vestiti che i brani hanno preso sono arrivati da soli, mio malgrado, e non sono riuscito a tenere le redini su una direzione predeterminata. “Shinigami” è uno dei brani che ho scritto in coda al vecchio disco e, come con “Memorie di un ESP”, ho colto l’occasione per dare sfogo alle chitarre distorte… che in realtà sono presenti in tutti gli altri brani, però mostrano i muscoli in una maniera diversa. Questo album ha la muscolatura di un ginnasta, magari pure un po’ più complessa, mentre coi miei primi due lavori mostravo la muscolatura di un pugile. uando ho

Abbiamo scelto “Shinigami” non per strategia, ma semplicemente perché avevo contattato Bruno “Mezzacapa” D’elia per il video di “HD Blue” (primo singolo ufficiale, del cui video è in uscita il 22 ottobre 2018) e lui mi aveva mandato degli esperimenti a cui stava lavorando e che ho pensato fossero perfetti per le sonorità di questo pezzo. Abbiamo iniziato così a lavorare ad una sceneggiatura, della quale abbiamo parlato molto durante numerose chiamate su Skype, arrivando poi al risultato finale che, visti i mezzi e il tempo impiegato, ci rende piuttosto fieri. So che raggiungerà meno pubblico rispetto al disco in toto, ma so anche che è qualcosa che rimarrà più come cortometraggio che come videoclip, come già è stato per “Millecolori” (primo singolo estratto dall’album di debutto).

Il singolo di lancio del progetto è invece “HD Blue”: come mai è stato scelto per questo ruolo?

È stato il primo brano su cui mi sono messo al lavoro ed ha rappresentato una lotta abbastanza ardua perché dopo la prima stesura non ne ero soddisfatto e stavo pensando di cestinarlo. Poi ho trovato in Pietro Cuniberti, produttore torinese del pezzo, una valida spalla e siamo riusciti a dare un taglio sonoro che risultasse abbastanza moderno, ma comunque essenziale. L’ho scelto quindi un po’ per affetto, perché rappresentava per me il primo scoglio superato nella stesura di questo album. Credo sia abbastanza orecchiabile e che racconti una bella storia, nonostante rimanga un po’ fumoso e sfocato. Contiene la somma di tutte le componenti del disco.

Sulla tua pagina Facebook hai parlato della canzone come “una sorta di diabolico mantra entrato sotto pelle, qualcosa che non riesco più nemmeno a giudicare con obiettività”. Come si pone quindi il verso finale “andrà tutto bene”?

Beh, è volutamente messo in quel punto del pezzo in maniera ambigua. Prima di quel verso si fa cenno a delle ali di cartone, che già di per sé non sono adatte al volo, e che per di più vengono bagnate. Quando dico quindi “ora le bagnamo e poi saltiamo” è chiaro che potrebbe essere una frase detta da qualcuno che ci vuole male; poi tutto il passaggio successivo è ancora più strano. Io mi sono immaginato il salto di Brian Molko dei in Pure Morning, dove lui si butta da un grattacielo, ma in qualche modo non cade, e inizia a camminare verticalmente sul palazzo. L’attacco successivo è poi celeste, si parla di nuvole, quindi quasi si tira un sospiro di sollievo, però poi, nel climax finale, la nuvola si trasforma in una nuvola di polvere e dal cielo ci ritroviamo a terra.

Presentati ad un nuovo ascoltatore con tre pezzi, uno da ogni album:

“Acqua” da Fiori e Demoni; “Johannes” da Amantide Atlantide; “I ragazzi dello zoo” da Abissi Tascabili.

A cura di Fabio Scotta

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