BOOMBOX MEETS…BLACK BEAR

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a cura di Valentina Aiuto

 

Linoleum ci fa conoscere un’altra nuova band, Black Bear. Di seguito la nostra intervista fatta al Rock’n’Roll Milano.

Chi sono i Black Bear e come è nato il progetto?

Siamo nati nel 2011 da progetti diversi e di vario genere. Abbiamo in comune tanti live alle spalle, un po’ di esperienza e abbiamo pensato di unire le cose e di fare quello che realmente sentiamo nostro, un rock abbastanza sporco. Ci siamo trovati perché accomunati dal disagio della provincia. Ci siamo ritrovati a cena e abbiamo deciso di creare un gruppo rock. Nel 2013 abbiamo registrato il disco, poi uscito nel 2014, e oggi siamo qui.

Come nasce il nome della vostra band? Perché l’Orso Nero?

Non so se era la prima cena o comunque una delle prima volte in cui ci vedevamo. Stavamo guardando un video in cui c’erano animali che lottavano e, ad un certo punto, è arrivata la lotta tra un coguaro e un orso nero. Eravamo sicuri vincesse il coguaro, quando ad un certo punto l’orso ha tirato fuori gli attributi e lo ha steso. Da allora è diventato il nostro eroe e abbiamo deciso di chiamare il gruppo Black Bear. Devi sapere che dopo una cena e un cassa di birra si partoriscono sempre cose strane.

Qual è la traccia del disco che sentite più identificativa del vostro percorso? 

La title-track è quella che ci dà più emozioni. Anche come lirica. Sintetizza al meglio il nostro stile e anche da suonare dà più energia di tutte. Per il cantante poi è la più bella, quella in cui riesce ad andare in falsetto e a sfogarsi di più. Inoltre, è sempre la chiusura dei nostri live.

In vista del prossimo album, seguirete la via spianata dal primo o prenderete un’altra strada?

Vorremmo essere più veloci nella progettazione e realizzazione del nuovo disco. Lavorare meglio sulla composizione del disco, cercando il nostro suono ed evolvendoci. Dobbiamo capire adesso che strada prendere. Il nostro percorso è stato davvero sfortunato, abbiamo cambiato tantissimi batteristi e questa cosa non ci ha per niente aiutato ad oggi.

C’è un live in particolare che ricordate con molto piacere?

Siamo legati particolarmente ad un live che si è svolto per strada, in Toscana, ad una festa di paese. Non c’era nemmeno il palco. Al nostro livello diamo grande importanza all’accoglienza, al trattamento, che può essere anche il fatto che ci hanno riempito di polli. Un’altra bellissima esperienza è stata il tour in Germania. La gente ti accoglie molto bene all’estero e quello speriamo sia il futuro della band.

Quale sarà, alla luce di quelli di cui già conosciamo l’uscita, l’album migliore del 2015 nel panorama indipendente italiano?

Il Volo, sicuro. E anche Lorenzo Fragola. No, seriamente, non conosciamo molto la scena indipendente italiana. Votiamo i Verdena.

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